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La comunità ha sciolto il voto per la 784 volta

Nella prima domenica del mese di luglio, si è ripetuto il tradizionale pellegrinaggio alla volta del santuario mariano dell’isola di Barbana: la liturgia eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Redaelli

Parole chiave: Perdòn (18), Santuario di Barbana (47), pellegrinaggio (82)
La comunità  ha sciolto il voto per la 784 volta

"In nome de Dio, avanti!". E il corteo di barche da Porto Mandracchio a Grado si muove verso l’Isola-Santuario di Barbana per il 784° Perdon. Una tradizione che annualmente, nonostante guerre, epidemie, pestilenze e ogni sorta di calamità è proseguito nel corso dei secoli come voto della Comunitas Gradi.
Giornata iniziata con la prima Santa Messa delle ore 8, celebrata da don Gianni Medeot, che ha preceduto la partenza del corteo verso il porto.
Ad accompagnare col canto tutta la mattinata la Corale Santa Cecilia, dalle litanie fino al porto alla Santa Messa a Barbana fino al rientro sull’isola; alla banda Città di Grado l’accompagnamento musicale del corteo dalla partenza in porto fino al rientro in basilica.
Anche se per tutta la settimana vari appuntamenti hanno preceduto la domenica, partendo dal triduo mariano alla presenza non solo del parroco e del vicario parrocchiale ma anche di monsignor Arnaldo Greco e di don Carlo Bol?ina, assistente diocesano dell’Unitalsi e vicario episcopale per i fedeli di lingua slovena. I momenti di meditazione sono stati seguiti dal canto delle Litanie Mariane maggiori a cura della Corale Santa Cecilia.
Tornando alla domenica, la Stella del Mare, impavesata a festa così come pescherecci e imbarcazioni, ha accompagnato l’effigie della Madonna degli Angeli nella laguna fino a Barbana. Qui l’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, ha officiato la celebrazione eucaristica alla presenza di centinaia di fedeli. All’esterno e distanziati, in tanti hanno voluto sciogliere l’annuale voto.
Presenti l’arciprete-parroco di Grado, monsignor Michele Centomo, che ha accompagnato nuovamente in città l’effigie al rientro, il priore del santuario mariano, dom Benedetto Albertin Osb, don Gianni Medeot e il diacono Renato Nucera. Il servizio liturgico è stato curato dai monaci del monastero di Santa Maria di Barbana.
Nel ricordare la lunghissima tradizione del Perdon di Barbana l’arcivescovo Carlo ha ricordato i giovani adulti che nel pomeriggio di domenica avrebbero, poi, ricevuto il sacramento della Confermazione nel duomo di Monfalcone. "Quasi tutti mi hanno scritto una lettera, non quattro righe ma spesso pensieri articolati e profondi", sono state le parole dell’arcivescovo. "In molti hanno riscoperto  la vicinanza a Gesù e hanno capito che non è un timbro, non è un buon voto sulla pagella del buon cristiano da presentare un giorno in Paradiso. Uno di loro mi ha scritto che "ascoltando le parole del sacerdote dello spiegarci di volta in volta i passi della vita di Gesù ci siamo immedesimati nella sua esistenza, diventando suoi compagni di viaggio", quest’uomo ha capito tutto, ovvero diventare compagni di viaggio di Gesù nella vita di tutti i giorni".
"Mi aspetto che le comunità le accolgano e li accompagnino nel loro cammino - ha proseguito monsignor Redaelli - e vorrei lo capissimo anche noi oggi, che vivessimo la fede cristiana ogni giorno e non solo la domenica in chiesa. Non si vive per andare in chiesa ma si va in chiesa per vivere. E c’è una persona che ha vissuto con Gesù quotidianamente ed è Maria, che ha saputo anche cogliere i lati umani di suo figlio. Per questo Maria può aiutarci a vivere con il Signore l’ordinarietà della nostra vita. Ricordate cos’è successo al Calvario: Gesù sulla croce aveva al di sotto di sé sua madre e il "discepolo che egli amava". Non c’è il nome perché quel discepolo siamo ognuno di noi, perché ognuno di noi è amato dal Signore. Il discepolo da quel momento l’ha accolta nella sua casa, nella sua vita. Dovremmo anche noi vivere quotidianamente con Maria, scoprendo la bellezza e la preziosità di ogni giorno, semplice, normale ma che ci vene donato dal Signore".
Prima di consegnare l’obolo al padre priore, il sindaco, Dario Raugna, ha ringraziato i tanti volontari che hanno consentito anche per l’edizione 2021 di sciogliere il voto. Constatando, comunque, una grande difficoltà per le varie associazioni e realtà locali a reperire nuove forze, soprattutto tra i giovani. "La società sta cambiando e con essa le nostre abitudini, ma sbaglieremmo se pensassimo per un solo istante che la nostra testimonianza sull’isola di Barbana fosse semplicemente il frutto delle nostre tradizioni, perché accanto ad usi e consuetudini tramandate di generazione in generazione c’è un immenso e più profondo patrimonio culturale e identitario, fatto di valori e di passione, di disponibilità verso il prossimo e di collaborazione", ha rimarcato Raugna.
"Purtroppo, non esiste un manuale a cui fare riferimento per coinvolgere nuove forze su questo percorso di vita e mi rendo perfettamente conto che anche il peso della burocrazia rende sempre più difficile l’adesione alla nostra processione votiva", sono ancora le parole del sindaco.
"Se oggi sui pescherecci possiamo imbarcare soltanto pochissime persone rispetto al passato, la soluzione è quella di avere più barche, facendo un’attività di convincimento nei confronti di chi ha preferito declinare l’invito, in modo che questa ricchezza non vada dispersa, perché senza di essa la nostra comunità si impoverirebbe irreparabilmente", ha concluso il Primo Cittadino.
Al rientro in porto Mandracchio centinaia di fedeli, turisti e curiosi hanno atteso il rientro del corteo e hanno seguito l’effigie fino al momento della benedizione di fronte alla Basilica di Sant’Eufemia. Don Michele ha quinto impartito la benedizione e la Madonna è rientrata accompagnata da Portatori della Madonna e corale per permettere la sanificazione preventiva dei locali. Quindi l’edificio sacro è stato riaperto per la preghiera personale dei numerosi accorsi, vista anche la giornata poco soleggiata che ha scoraggiato i più dalla spiaggia.

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