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Il Covid non spegne la festa del Maj

I nomi dei neodiciottenni su un cartello sulla quercia dinanzi la chiesa di S. Agnese a Joannis

Parole chiave: maj (2), diciottenne (1), tradizione (23)
Il Covid non spegne la festa del Maj

Il COVID-19 ferma l’Italia ma non le tradizioni e specialmente quelle di grande valore simbolico, quelle per intendersi che rimarranno impresse nella memoria per tutta la vita.
A Joannis è una tradizione la "festa del Maj" che si perde negli anni: in occasione del primo sabato di maggio veniva organizzata la festa dei i neo diciottenni, ragazzi e ragazze che hanno raggiunto la maggiore età, e nel periodo del servizio militare la classe di "leva".
Neanche quest’anno si è voluta perdere questa usanza, con qualche modifica, rimanendo comunque vincolati alle mascherine e alla distanza sociale la tradizione è andata avanti.
Purtroppo tutto si è limitato al taglio del "Maj" (un albero di quercia) che è stato sistemato in piazza di fronte alla chiesa dedicata a Sant’Agnese, sul cui tronco sono stati posizionati dei cartelli con su scritti i nomi dei neo diciottenni: Beatrice, Massimiliano, Lorenzo, Giulio ed Enrico.  
La tradizione avrebbe voluto che la classe di quest’anno, che sarebbe quella del 2002, alla sera avrebbe invitato a cena le classi del 2001 e del 2003 (i neo maggiorenni dell’anno precedente e del prossimo) e naturalmente al momento più sentito, più atteso, certamente il più divertente e seguito da tutto il paese, durante il quale i ragazzi avrebbero scritto durante la notte dei messaggi di fronte alle abitazioni dei personaggi più rappresentativi e particolari del paese, naturalmente cose ilari che avrebbero permesso al mattino alle persone di girare per il paese e leggerle, con il seguito di commenti e fragorose risate, dovute alla grande fantasia dei ragazzi nel cercare i personaggi adatti e trovare gli aggettivi e le frasi più adatte a tratteggiare le caratteristiche delle persone presa di mira.
Con rammarico per aver dovuto giocoforza limitare la festa si è comunque voluto continuare la tradizione, in forma ristretta ma non ci si ferma, auspicando che il prossimo anno si possa organizzare una festa doppia, recuperando anche quella parte che doverosamente quest’anno si è dovuta limitare.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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