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Una nuova vita per "l’archivio Faidutti"

Conta 27 faldoni e un ricco corredo fotografico, con immagini di ottimo livello tecnico, palpitanti testimonianze di un'epoca difficile, densa di lotte, e di progresso

Parole chiave: archivio Faidutti (1)
Una nuova vita per "l’archivio Faidutti"

"Annuntio vobis gaudium magnum…". Prendendo a prestito la nota formula, possiamo completarla con un "habemus Archivum": il gaudio è proprio grande. Il 23 agosto scorso, con l’aiuto di un mio onnipresente amico (l’ing. Claudio Simeon), andai a Basiliano a prendere l’archivio di mons. Luigi Faidutti: 27 faldoni e, un ricco corredo fotografico, con foto, di ottimo livello tecnico, palpitanti testimonianze di un’epoca difficile, densa di lotte, e di progresso; a ben vedere, esaltante.
Ci sono luoghi, e fatti, e personaggi della intensa attività nella cooperazione del primo ’900. Nelle foto di tutte le associazioni cooperative cattoliche, del Friuli austriaco, c’ è sempre il parroco o un sacerdote in mezzo alla direzione composta da contadini e artigiani, a volte con vestiari che trasudano miseria, ma con volti che esprimono orgoglio, impegno e serietà. Mi scuso, se parlo in prima persona, devo raccontare il perché mi sono commosso, portando in braccio quei faldoni. Non si tratta di momenti tipicamente senili, ma di una storia, col nome Faidutti, che per me, risale a più di 70 anni fa. Mi do del Matusalemme? Non ci tengo, ma avevo appena l’uso di ragione, quando sentii mormorare quel cognome (bastava, era uno dei "nostri") sottovoce.
L’aria era cambiata, e di Lui si parlava o si accennava sottovoce. Vecchi popolari facevano capire che era stato un grande, un tempo universalmente noto, che poi non si sapeva come e dove fosse andato a finire. Si faceva confusione; ne parlò pre Tite Falzari. Le prime biografie venivano da Udine (di Silvio Beinat e Pietro Londero e poi Paolo Caucig). Ma quello che aveva dato il via a una indagine sistematica per riportare alla luce una storia sepolta fu Camillo Medeot: ideò anche l’Istituto di Storia Sociale e Religiosa, cui l’archivio Faidutti è stato donato.
E poi pensai a persone come mons. Silvano Piani, che, oltre ad intitolare a Faidutti il circolo ACLI di Lucinico, in tutta la vita gli rese onore in maniera attiva (aveva sentito parlare di lui da due testimoni diretti che lo avevano conosciuto al tempo della profuganza goriziana nella grande guerra: mons. Falzari e mons. Angelo Trevisan).
Nel cuore dell’estate, mi suonò il telefono: era il pronipote di Faidutti, il dott. Gian Francesco Cromaz, persona a me ben nota: avevo recensito non da moltissimo tempo, una delle sue eccellenti opere sui deputati del Goriziano al Parlamento di Vienna, ma anche un affresco importante sull’ apparato statuale della Duplice Monarchia. Del prozio aveva pubblicato libri sulla attività politica, cooperativa, diplomatica. Si disse intenzionato (d’accordo anche la prof.ssa Annamaria, sua sorella) a donare l’archivio di Faidutti; gli indicai subito l’erede più adatto. Andammo a trovarlo a Variano di Basiliano, dove conoscemmo il figlio, dott. Eugenio, dinamico imprenditore agricolo, con un passato all’Università di Udine. Il dott. Gian Francesco sottoscrisse volentieri l’atto di donazione. Consultazioni con i funzionari della Soprintendenza e con il Soprintendente archivistico dott. Luca Caburlotto. Ovunque gran soddisfazione e strada spianata.
L’archivio aveva già sostato all’Istituto goriziano il tempo necessario per essere sistemato in maniera scientifica (dall’attuale presidente dell’Istituto, prof. Ivan Portelli).
Tre generazioni di parenti dell’onorevole monsignore si impegnarono perché tutto filasse liscio; ci guidò a Basiliano, dove l’archivio era depositato, il dott. Filippo Alvaro Cromaz in motocicletta: sembrava di avere la scorta per una operazione d’onore!
Si studierà come rendere accessibile un materiale così importante. Li c’è il Faidutti preposito capitolare dell’arcidiocesi di Gorizia (se ci vogliamo cavarci l’anniversario, sono 120 anni dalla sua nomina), il consigliere comunale goriziano, il deputato provinciale (poi capitano) della Contea di Gorizia e Gradisca, il deputato al parlamento di Vienna, l’uditore di legazione (legato era mons. Antonino Zecchini) per la Lituania, Lettonia ed Estonia), l’incaricato d’affari alla nunziatura apostolica in Lituania e soprattutto il sacerdote e l’uomo. Avrebbe voluto riposare a Gorizia il sonno eterno, ma quando sono andato a trovarlo (insieme con il Gruppo Costumi Bisiachi di Turriaco) nella cripta della cattedrale di Kunas, capii che era bene restasse là.
Là fu tanto amato (il rettore del seminario di Kaunas, mons. Ladas Tulaba, mi confidò che in Lituania Faidutti "se lo disputavano"), rispettato e onorato (laurea honoris causa alla Facoltà di filosofia dell’Università di Kaunas e, nel 1931, i funerali di stato.
Nelle carte di quell’archivio, però, ricorre un’ombra di rassegnata delusione: quella di non essere stato valorizzato come meritava.
Ma si può ancora rimediare: Gorizia capitale europea della cultura? Lui è veramente l’uomo europeo: laureato a Vienna, deputato a Vienna, cappellano di Corte, l’uomo che nella grande guerra viaggiò l’impero per soccorrere i profughi dalla Contea.
C’è solo da rimettersi al lavoro!

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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