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Tolleranza: un filo rosso da non perdere mai di vista

L’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione "Aquileia", illustra le motivazioni che hanno portato all’ideazione del progetto "Archeologia ferita" il cui primo appuntamento è "Il Bardo ad Aquileia", visitabile fino al 31 gennaio 2016 al Museo archeologico nazionale

Tolleranza: un filo rosso da non perdere mai di vista

Ambasciatore Antonio Zanardi Landi , come nasce il progetto "Archeologia ferita"?
L’idea è nata, totalmente per caso, in occasione della visita del Presidente Mattarella a Tunisi il 18 maggio scorso quando ero ancora Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica. Dopo il discorso dinanzi al Parlamento tunisino, il presidente si è recato a visitare il museo del Bardo: un gesto di ricordo e di omaggio alle 22 vittime dell’attacco terroristico (fra cui quattro italiane) avvenuto due mesi prima.
Siamo tutti rimasti molto colpiti nel constatare che i segni dell’attentato erano stati lasciati intatti: non so se per la difficoltà nei restauri o per la volontà precisa di lasciare un monito, almeno temporaneo, per quanto successo, ma nelle sale del museo erano ancora visibili le sventagliate provocate dai colpi dei fucili mitragliatori ed i vetri corazzati degli espositori sfondati o esplosi.
Parlando con gli esponenti del governo tunisino, abbiamo realizzato che quello terroristico era stato un attacco portato non solo a quel Paese ed al suo popolo, ma anche alla stessa possibilità di convivenza fra portatori di visioni del mondo diverse. Un attacco rivolto anche a noi che, come i tunisini, crediamo in un’unità del Mediterraneo e siamo sicuri che proprio il dialogo e la tolleranza possono consentire ai popoli che vivono su questo mare di crescere e svilupparsi.
Da qui è nata l’idea di un gesto di attenzione nei confronti della Tunisia che si opponesse, in qualche modo, alla volontà di distruggere le basi di un dialogo che al Bardo sono testimoniate da memorie molto vive dell’età romana e di un’interazione molto frequente e feconda con l’Italia.
Da alcuni mesi ero già stato nominato Presidente della Fondazione Aquileia e mi è sembrato naturale proporre al ministro della cultura tunisino l’allestimento di una mostra del Bardo proprio ad Aquileia: la ricezione da parte dei nostri interlocutori è stata entusiasta, avendo essi colto il significato di un gesto di amicizia e di vicinanza ma soprattutto di appoggio alla linea dialogante e democratica con cui il Governo tunisino sta combattendo una battaglia molto difficile contro il fondamentalismo.
La mostra che si inaugura sabato 5 dicembre non rappresenterà però un caso isolato: vogliamo considerarla l’avvio di una serie di eventi che dovrebbero portare in futuro ad Aquileia opere d’arte provenienti da musei e siti colpiti in tutto il mondo dal fondamentalismo terrorista. Abbiamo chiamato questo programma "Archeologia ferita".
Il titolo sottolinea la nostra intenzione di fare di Aquileia luogo di elezione non solo per lo scavo ma anche per la discussione sull’archeologia di oggi, sul modo di valorizzarla e di proteggerla: vorremmo che le scoperte archeologiche non fossero solo oggetto di contemplazione estetica ma divenissero occasione per portare quel messaggio di tolleranza e convivenza che è da sempre parte della storia di Aquileia.
La basilica paleocristiana custodisce testimonianze ed esempi fecondi di convivenza risalenti a duemila anni fa fra giudei (presenti sulla riva del Natissa già dal primo secolo avanti Cristo), romani, alessandrini, greci, balcanici… Aquileia era una grande città, una porta di ingresso per i prodotti che dall’Africa del nord giungevano in Europa: la mostra include, significativamente, due reperti di terracotta di uso quotidiano realizzati in Tunisia per essere portati ad Aquileia e da qui diffusi nell’entroterra. Sono memorie chiare e vive che rappresentano un patrimonio da sviluppare e valorizzare per parlare di convivenza e tolleranza in questo 2015 così travagliato per questi temi.
Il Bardo è un esempio perfetto di quanto vogliamo trasmettere e lo spunto ideale per avviare un percorso di questo genere. All’interno del museo sono visibili in maniera molto evidente gli influssi reciproci nella statuaria ma, soprattutto, nell’arte musiva: ad Aquileia accanto a tre mosaici provenienti dal Bardo verranno esposti mosaici aquileiesi coevi per permettere al visitatore di notare come il gusto artistico e l’idea tecnica fossero in qualche modo gli stessi ma anche di rendersi conto che nel terzo secolo - e nei periodi vicini - le maestranze e gli artisti tunisini erano talvolta "più avanti" di quelli aquileiesi.

La cultura come strada che porta alla tolleranza…
Con "Archeologia ferita" vorremmo anche focalizzare l’attenzione su una tolleranza che non possiamo considerare patrimonio esclusivamente nostro: ci sono stati periodi della storia in cui essa è stata minore in Europa che nel Medio Oriente o nel Nord Africa. Vogliamo dare un sentimento alla nostra percezione di essere tutti nella stessa barca: non siamo noi i maestri della tolleranza e non possiamo presentarci nei confronti dei popoli dell’altra sponda del Mediterraneo come gli unici suoi depositari, quasi essa sia parte da sempre del nostro patrimonio.
La tolleranza è un filo rosso che nella storia dell’Europa segue l’andamento di un fiume carsico: scompare e ricompare, tocca punte molto alte ed altre molto basse: abbiamo visto questo filo rosso rispuntare dopo la seconda guerra mondiale e abbiamo pensato si trattasse di un patrimonio acquisito per l’umanità, per noi ed i nostri figli ad infinitum.
Oggi constatiamo con costernazione - pensando soprattutto al futuro dei nostri figli - che quel filo rosso tende nuovamente a scomparire: è importante ricercarlo insieme alla componente moderata dell’Islam ed affrontare insieme, in serenità questi temi. Nella consapevolezza, come dicevo, di essere tutti irrimediabilmente sulla stessa barca.

La cultura fa paura agli estremisti perché è anche attraverso di essa che gli estremismi possono essere sconfitti?
Certamente la cultura è per se stessa dialogo e confronto con la realtà o con realtà diverse e quindi rappresenta l’arma principale da usare nei confronti del fondamentalismo terrorista e del nichilismo che affiora in questi anni intorno a noi. Quella della "battaglia culturale" è un’idea che sia il Presidente Mattarella che i membri del nostro Governo hanno più volte menzionato e citato: ora bisogna vedere come darle corpo per renderla incisiva.
L’Isis ed i fondamentalismi non si possono vincere solo con le autoblindo, le mitragliatrici ed i droni ma è necessario andare alle radici di un fenomeno che troppo spesso non ci è comprensibile. Noi conosciamo le sue "giustificazioni" - in qualche modo mediate e storiche - inerenti magari il rapporto fra sciiti e sunniti o quello fra i vari Paesi del Medio Oriente ma la radice culturale di tutto questo tende a non esserci percepibile fino in  fondo.
Quindi una battaglia culturale di comprensione e definizione del rapporto fra la cultura occidentale e quella del mondo islamico è assolutamente fondamentale. E lo è ancora di più se teniamo presente che la nostra cultura è debitrice a quella araba ed islamica: quotidianamente per scrivere utilizziamo i numeri arabi e non quelli romani; quando gli originali sono andati perduti, le opere importanti di grandi filosofi del passato come Platone ed Aristotele sono rientrate in Europa attraverso traduzioni di traduzioni arabe.
La Badia Fiesolana, sede dell’Istituto universitario europeo - di cui ho avuto l’onore di essere Segretario generale venti anni fa - ha rappresentato la porta di ingresso da cui molta parte della filosofia greca è rientrata nel circuito europeo grazie ai grandi umanisti che dall’arabo hanno tradotto le opere dei filosofi greci. Dunque ci sono stati momenti della storia in cui i debitori nei confronti di quella cultura siamo stati noi: allora due mondi dialogavano in maniera molto intensa e molto proficua per l’umanità.
Le tecniche adottate dal fondamentalismo rischiano di costituire un vortice negativo perché è chiaro che ogni attentato ed ogni decapitazione tendono a causare un irrigidimento da parte occidentale e quindi ad aggravare il sentimento di estraneità e di incomunicabilità fra i due mondi: dobbiamo essere capaci di riscoprire un fermento culturale che inneschi processi positivi e che non conduca alla contrapposizione del muro contro muro.

Questa mostra può aiutare il nordAdriatico a riscoprire gli influssi avuti dal nord Africa nella sua storia millenaria?
Aquileia, obiettivamente, oggi è periferica rispetto i grandi flussi turistici e non ha  una  ricettività significativa, però può vantare un notevolissimo patrimonio di storia e di idee. E questo è un patrimonio "multistrato" : possiamo lavorare sul rapporto fra Aquileia ed Alessandria o il nord Africa, ma anche su quello fra Aquileia ed i Balcani (ed in tal senso abbiamo dei contatti in corso con siti archeologici croati e serbi) senza dimenticare l’importanza rivestita da quella grande realtà europea che è stato il Patriarcato di Aquileia ed i cui frutti sono forse ancora meno visibili da noi che in altre parti del continente. Durante la prima guerra mondiale i popoli che avevano fatto parte del Patriarcato erano tutti in guerra fra loro: particolarmente in questi anni, in cui stiamo ricordando i 100 anni dallo scoppio di quel conflitto, sarà molto importante lavorare sull’idea della riscoperta dell’unione spirituale e culturale favorita per oltre quattro secoli dai Patriarchi.
Negli anni in cui ho ricoperto l’incarico di ambasciatore italiano presso la Santa Sede, quando raccontavo ad un vescovo o un religioso tedesco, francese o spagnolo di essere friulano mi dicevano: "Allora è di vicino Aquileia". Fra molti uomini di cultura in tutta Europa la memoria di Aquileia e del suo Patriarcato rimane particolarmente viva: dobbiamo gestire e valorizzare questo patrimonio di memoria e storia che parte dal periodo romano per giungere alla Grande Guerra attraverso, appunto, un lavoro sviluppato su più piani.

L’anno scorso a Redipuglia, Papa Francesco denunciò i crimini ed i massacri di "una terza guerra mondiale combattuta a pezzi": un concetto su cui il Papa è più volte ritornato in quest’anno. Quale ruolo possono avere le religioni per ridare all’umanità quella pace "difficile da costruire ma senza la quale la vita è un tormento"?
È una domanda molto difficile. Tanti in questi anni hanno lavorato per favorire il dialogo interreligioso, la comprensione…: penso all’impegno degli ultimi pontefici ma anche al ruolo svolto in tal senso da associazioni, movimenti, istituzioni culturali, università... Quanto accade oggi nel mondo ci riporta indietro di molti anni e sembra vanificare i risultati incoraggianti e positivi sino ad oggi raggiunti: dobbiamo, purtroppo, renderci conto che nel mondo vi sono tante persone, tanti gruppi, tante fazioni che nella propria religione non percepiscono e non ritengono essenziali quegli elementi che noi consideriamo, invece, più importanti (comprensione, tolleranza, amore…).
Allora se dobbiamo tristemente riconoscere di essere stati trascinati indietro abbiamo il dovere di ricominciare subito ad utilizzare lo strumento del dialogo anche in campo interreligioso. E questa non è direttamente materia di competenza della nostra Fondazione ma che essa segue con attenzione e partecipazione.

"Il Bardo ad Aquileia"

Dal 6 dicembre, e fino al 31 gennaio 2016, grazie alla Fondazione Aquileia e alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e l’Istituto Nazionale per il Patrimonio tunisino, il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia (via Roma 1) ospiterà importanti reperti in arrivo dal Museo Nazionale del Bardo di Tunisi per la mostra "Il Bardo ad Aquileia".
L’esposizione intende rappresentare uno spaccato dell’arte e dell’alto artigianato delle province africane in età romana tra il I e il III secolo attraverso il mosaico della dea Cerere ritrovato a Uthina, due mosaici di "lottatori nudi in presa" provenienti dal tepidarium delle terme di Gigthis, la testa dell’imperatore Lucio Vero da Dougga, la statua del dio Giove da Oued R’mel, la stele funeraria di Marcus Licinius Fidelis, soldato originario di Lione, in Gallia, fu sepolto ad Ammaedara, e due ceramiche ritrovate nelle necropoli di El Aouja, una brocca decorata a rilievo e un contenitore cilindrico con rappresentazioni di dei e satiri.
La mostra (realizzata in collaborazione con Cciaa di Udine, Edison e con il sostegno della Bcc di Fiumicello e Aiello) rimarrà aperta sino al 31 gennaio da martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.30. Il biglietto (ingresso al museo più mostra) è fissato per gli interi in euro 4 (2 per i ridotti)
Ulteriori informazionisu: www.museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it; www.fondazioneaquileia.it

Antonio Zanardi Landi, una lunga esperienza diplomatica in tutto il mondo

Nato a Udine nel 1950, laureato in giurisprudenza nel 1974 a Padova, Antonio Zanardi Landi entra in diplomazia ne

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l 1978 e viene assegnato al Cerimoniale della Repubblica. Tra il 1978 e il 1979 è il primo italiano a frequentare l’École Nationale d’Administration di Parigi, e nel 1981 viene assegnato alla Segreteria Generale.
Dal 1982 è Primo Segretario a Ottawa e dal 1984 al 1987 è Console a Teheran, negli anni della guerra Iran – Iraq. Nel 1987 è trasferito all’Ambasciata a Londra. Rientra a Roma nel 1989 per prestare servizio al Gabinetto del Ministro; nel 1992 è nominato Consigliere all’Ambesso la Santa Sede. Nel 1996 è posto fuori ruolo per prestare servizio presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole con l’incarico di Segretario Generale. Nel 2000 rientra al Ministero presso il Gabinetto del Ministasciata prro, con l’incarico dei rapporti con il Parlamento. Nel 2004 è nominato Ambasciatore a Belgrado.
Nel 2006 assume l’incarico di Vice-Segretario Generale e successivamente (2007) di Ambasciatore presso la Santa Sede (accreditato anche presso l’Ordine di Malta) ed a Mosca (2011). Dal luglio 2013 è stato consigliere per gli Affari diplomatici dei Presidenti della Repubblica Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. Dal febbraio 2015 è presidente della "Fondazione Aquileia".

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