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Terzo di Aquileia territorio, paese, gente, chiesa economia

In un libro di don Franceschin l’ieri e l’oggi del paese della Bassa

Parole chiave: don Franceschin (1), analisi (3), libro (26)

La tendenza di don Franceschin a scindere in categorie la storia fa parte di mentalità metodica, testimoniata da pagine: 760.
Analisi, larga messe di documenti; il libro (carta paglierina non ammazzaocchi) ha volto di antologia. Uso parco di immagini; è serietà. Troppe pubblicazioni, farcite di foto, e testi, spalmati con caratteri che indicano buona vendita di prodotto, ma fiacche presenze di ricerca.
Elencati fior di archivi; consiglio del massimo storico sul movimento cattolico - Gabriele De Rosa - seguito alla lettera: "Per scrivere di storia, bisogna farsi il sedere piatto a girar documenti!".
I capitoli, post introduzione ("Terzo di Aquileia oggi", sintesi tacitiana, 1 facciata), procedono per flashbeck: premessa una pianta, si viaggia indietro nel tempo.
Dopo i capitoli "Preistoria e in Età romana" e "Nell’Alto Medioevo", Terzo si affaccia con documentazione scritta nel sec. XI.
Note a piè di pagina immediatamente fruibili. Per capire l’Autore non vendifumo (decenni di lavoro), sulla parte moderna e contemporanea, si è sciroppato, nel solo archivio del museo di Aquileia, 25 faldoni di documenti!
Non è di storia locale: prime tracce umane (bronzo); Roma; origine alessandrina del cristianesimo aquileiese; mappa di viabilità romana e rinvenimento di tracce dell’epoca; invasioni...
Si discute sul titolo delle chiese (S. Martino, longobardo o franco?), origine di pieve e feudo, con altre chiese, delle benedettine di Aquileia; le badesse affiorano dall’XI sec.  Donne di comando e servizio, prima, compare Friderunda (affitto collettivo anche con famiglie di Terzo e S. Martino); dai contratti, i primi nomi.
Si dà la struttura amministrativa; si parla d’arte: ’200 e  ’300 a S. Martino; si accenna a incursioni turche e danni proprietà del monastero (1499, non Terzo).
Queste donne col pastorale, ai primi del ’500 giurano per l’Austria.
Pubblicati scampoli di cronaca; emergono pievani,  confraternite (Madonna della Neve a S. Martino, S. Biagio a Terzo).
La struttura civile compare nelle disposizioni  (1629) di Giovanni Battista Agucchia delegato apostolico.
Cambio di Stato dal 1647 al 1717: Contea di Gradisca degli Eggemberg.
A ’600 avanzato (tardi), anagrafe parrocchiale: si spalanca un altro mondo;  nomi, famiglie, posizioni sociali, genealogie. Lenti di ingrandimento su mulini (dominio dell’acqua), testamenti, inventari… serie di pievani, metodo di elezione; fondazioni e confraternite richiamano spirito e corpo, economia, pubblicazione di documenti d’appoggio (e traduzione).
Con Giuseppe II (1782), fine del monastero: cambiano epoca, modo di conduzione delle chiese dipendenti; tramonta il pievano Leonardo Fumo; va in quiescenza nella patria Ruda.
Intero capitolo ai contratti (il libro da leggere cronologicamente, o a temi).
Il terremoto giuseppino porta movimento economico; si affaccia, per i beni, Antonio Cassis Faraone, dall’Oriente, pronuba la emporiale e cosmopolita Trieste, aperta prima della Toleranzpatent (1781) a religioni , idee…affari.
I morti parlano: epidemie, acque, atti di violenza…furti di pali da vigna!
Si tratta di ogni comunità: della enclave di Moruzzis veneta. Si arriva al parroco Giuseppe Braunitzer di Brauntahl, nato Canale (parla italiano e sloveno è dottore in teologia, conosce il tedesco), scelto dal Cassis; è il secondo parroco; scavalca  il ’700; dota la chiesa di S. Biagio del fonte battesimale.
Mandato cosparso di triboli: contenziosi da comunità tutt’altro che acquiescenti, "febbri maligne", costruzione della nuova chiesa di S. Biagio.
L’Autore non si stacca dalla grande storia
Citate famiglie cospicue: Cassis, Vianelli, Ritter, tutta la gente può trovarsi in maniera analitica, nella sezione "Documenti", fin nelle località minime.
Si apre l’’800, con ampio quadro politico ed ecclesiastico.
A metà epoca, "acqua bevibile" da azione congiunta di Giuseppe Calligaris parroco, e del commissario distrettuale Giandomenico Piccoli; si sviluppa la scuola; si riprende a costruire la chiesa di San Biagio, si giunge al suo tormentato, ma eccellente, compimento (consacrata dall’ arc. Luschin, 1846).
Sullo sfondo, vita misera, scuola (non ancora la femminile, bassa di frequenza), bonifica, condotta medica per sollevare la gente (sempre attivo il commissario Piccoli).
Nel 1855 il colera; pei soccorsi, il parroco Calligaris vende i propri beni! (avrà la croce d’oro al merito con corona).
Offerti ai lettori regesti su disposizioni comunali, devozioni (Madonna di Barbana, con quadro votivo restaurato da poco).
Miseria vivace verso fine ’800; si apre il forno rurale; si emigra.
Nasce il movimento cattolico; inno della federazione con parole del co. Leopoldo Cassis, musica di Seghizzi; lotta accanita coi liberali (deputato a Vienna, l’ing. Giacomo Antonelli); nascono società cooperative…e locanda sanitaria per pellagrosi (1903)!
Elezioni 1907 (a suffragio universale); a Terzo trionfa il cattolico Bugatto, sconfitta per Antonelli; il contrario a Cervignano.
Qui si accenna; il libro pullula di quotidiano, straordinario e ricco: ampi spazi a politica, arricchimento del patrimonio artistico ecclesiastico, dragaggi di fiumi e canali…
Ferve la lotta (il comune sfiora i 1900 abitanti); prova di forza liberale: I festa della Lega Nazionale, impegnato perfino il podestà di Gorizia Bombig. Effetti: nelle elezioni 1911 vantaggio assai ridotto dei cattolici, crescita liberale; socialisti in tracce.
Arriva la guerra, 1914, l’ occupazione italiana del ’15.
A Terzo e  S. Martino in cura d’anime don Antonio Donda e don Giovanni Pastoricchio, fra i non molti preti della Bassa a salvarsi da italica deportazione.
Soldati locali 420; una cinquantina non tornò: morti  (Serbia, Galizia…) per l’Austria.
Sull’occupazione di Terzo, articolo del "Secolo", del cap. dell’XI Battaglione bersaglieri ciclisti, Paride Razzini; scrive: "La mattina del 24 maggio, alle ore 6.30, il mio battaglione si è deciso a passare l’Aussa, su barche, sotto Cervignano, alle 8 circa eravamo in marcia verso Murucis; alle 9.30 ci siamo impossessati di Terzo…".
Tre ospedali da campo; sosta in loco di intere divisioni; insediato in luogo appartato, per sicurezza, un distaccamento dei vigili del fuoco militari; motivo, un elemento particolare nell’economia di guerra: il laboratorio pirotecnico della III Armata (recupero materiali da proiettili inesplosi).
La solidarietà fece entrare fra le crocerossine la giovane del luogo Alice de Posarelli. Compito massacrante: ognuna doveva assistere una cinquantina di ammalati!
In paese, 90 famiglie di sfollati (totale 462 persone). I prigionieri in Russia, aderiscono al corpo di spedizione in estremo oriente, in funzione antibolscevica (18 su 50 ex prigionieri di Terzo).
Caporetto: tornano i nostri; parole dure del vescovo Sedej verso l’Italia.
Il parroco Donda brilla per impegno: nominato consigliere del Concistoro arcivescovile.
Muore  a Udine Antonio Pontini; laurea in matematica, insegnante, disegnatore prezioso di scorci del Friuli e gran benefattore (ancora attuale)…non a parole.
Tra i documenti, versi friulani di Angelo Antonelli sulla guerra, venati di protesta sociale e concreto, friulano, disincanto.
Elezioni 1921, arrivata l’Italia, i voti liberali cambiano colore; trionfo di comunisti a Terzo e socialisti a Cervignano e Aquileia, come previsto da anonimo commentatore politico cattolico (elezioni del 1911).
Dal 1920 al 1923, socialista, comunista, poi espulso anche da lì, Giovanni Minut, tiene sotto pressione l’intera contea lottando contro gli agrari; scontri coi cattolici.
Dal ’23 al ’27 provincia unica del Friuli; dopo, si rimane "Udinesi" col mandamento di Cervignano.
Nel 1922 primo sindaco italico il cavenzanese Giulio Justolin, artista, pittore soprattutto di chiese (morirà nel 1930).
Nel ’23 espressi timori per la aggregazione di comuni…che putualmente avviene con Aquileia e Fiumicello (col 1925).
Conclude l’opera, esemplare analisi sulle località del Comune, con testimonianze orali, racconto dell’incompiuta chiesa di Ca’ vescovo (S. Giuseppe e S. Francesco), con lapide dedicata alla santa figura di don Giosuè (Gè) Salomone
La storia di questo bel lavoro (carte sudate, copertina coi disegni del Pontini) finisce col 1926 e un colpo di coda: nove appendici utili (elenchi e mappe).
Per don Franceschin, silenzioso, sapiente lavoratore nella vigna del Signore , "restauratore" competente e colto di ogni bene artistico, il "nunc dimittis", ha ancora tempo!

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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