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Soldati, Quando la storia si racconta con le caserme

Le caserme, oltre ad essere parte integrante della struttura urbanistica di una città, fanno sì che i loro "abitanti" diventino essi stessi parte della città, vivendo il luogo in cui si trovano, per periodi più o meno lunghi, a trascorrere parte della loro vita.

Parole chiave: caserma (7), soldato (6), centenario (32)

Quando poi la storia delle caserme si intreccia con la storia di imperi, conflitti, nuovi Stati - come a Gorizia -, riscoprire la loro testimonianza può offrire uno sguardo nuovo sugli eventi degli ultimi 200 anni. Tutto questo è racchiuso nella mostra "Soldati. Quando la storia si racconta con le caserme", promossa e realizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia insieme all’Associazione Culturale "Isonzo" - Gruppo di ricerca storica e con la collaborazione del Comune di Gorizia, aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2016.
La rassegna ripercorre la storia di Gorizia evidenziando come, dagli inizi del Novecento fino al recente passato, la vita sociale, economica e urbanistica della città, in quanto territorio di confine, sia stata segnata da una consistente presenza militare, che è andata via via riducendosi con la caduta dei confini nazionali e con il rinnovamento concettuale dell’esercito, lasciando ancora oggi tracce tangibili: le strutture militari dismesse presenti sul territorio.
La mostra, che si avvale di un comitato scientifico composto da Simonetta Brazza, Sergio Chersovani, Martina Franco, Antonella Gallarotti, Mariateresa Grusovin, Bruno Pascoli, Elena Vidoz, presenta fotografie per lo più inedite, messe a disposizione dall’Associazione "Isonzo", dal Comune di Gorizia, da altri prestatori e in parte selezionate dalle collezioni della Fondazione. Il percorso espositivo così composto prende avvio da un censimento delle principali caserme di Gorizia e approfondisce la storia dei siti militari cittadini maggiormente significativi, sottolineando i cambiamenti nella denominazione e nelle funzioni che tali luoghi hanno subito nel corso dei decenni.
Alla "libera uscita" e alla vita dei soldati in città è dedicata un’apposita sezione della rassegna, con fotografie riprese nei luoghi di ritrovo e socializzazione più frequentati, mentre la storia di Gorizia a inizio Novecento e tra le due guerre è tratteggiata attraverso le immagini delle visite dei regnanti austriaci e dei membri della casa Savoia, delle cerimonie civili e militari svoltesi in quegli anni, con particolare attenzione allo sviluppo del "turismo della memoria" sui campi di battaglia della Grande Guerra.
"Il valzer delle bandiere" e "La soglia di Gorizia" sono i titoli delle due sezioni successive, che si concentrano sugli anni tra la fine del 1943 ed il 1949: le Casermette, il Villaggio dell’Esule nella zona di Campagnuzza, i grandi monumenti edificati negli anni ’60, le vicende del confine "provvisorio" con la Jugoslavia si sviluppano nella parte finale della rassegna, che conclude l’approfondimento storico con le grandi cerimonie militari di fine Novecento e inizi anni Duemila.
Riporta all’attualità e ai temi della militarizzazione e dismissione dei siti militari in Friuli Venezia Giulia la parte finale della mostra, curata da Corde - Architetti Associati di Venezia, dedicata al progetto "Un Paese di primule e caserme": con più di 400 siti militari dismessi, quasi uno ogni 15 chilometri, il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni più militarizzate d’Europa. Partendo da questo dato è stata effettuata la mappatura di quasi 250 siti, studiando per alcuni di essi possibili soluzioni di recupero e analizzando i risvolti umani della militarizzazione, argomento su cui si basa il film "Un Paese di primule e caserme", presentato in mostra attraverso un teaser. "Tra le finalità di questa mostra - ha espresso l’architetto Alessandro Santarossa di Corde - desideriamo emerga qualche interessante proposta, entro febbraio, per il recupero di queste caserme dismesse".
Infine la Fondazione Carigo invita tutti coloro che hanno svolto il servizio militare a Gorizia a inviare, se lo desiderano, alcune loro memorie fotografiche, che saranno poi raccolte in un’apposita sezione del sito Internet dedicato alla mostra.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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