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“Semut tu si clamis?”

Viaggio alla scoperta dei cognomi del territorio gradiscano nel corso della storia

Parole chiave: cognome (1)
“Semut tu si clamis?”

Diavolo di un Generale Marizza!
Dribblato il numero 25, si sta inerpicando verso i 30: non opuscoli "smavidi" o gonfiati da sedicesimi di foto o mattoni indigesti (nel testo, andresti a cercare virgole come respiro e punti come liberazione).
Spaziano da problemi planetari a godibilissima "Antologia di Isunz River", fra dramma e umorismo, con Gradisca, e grande storia, sullo sfondo.
Moto d’ animo nobile: "tira di qua" avi sloveni, friulani e bisiachi, di cui altri tengono sepolta la memoria.
Il motivo affiora anche in questo libro, che segna il tempo, con nascita e svilupparsi dei cognomi a Gradisca in ambito che si irradia a Contea, Balcani, Bergamo e Brescia. Furono prodighe di famiglie di capomastri e scalpellini a edificare fortezza e case. Ancorati, si mescolarono  a etnie diverse, ben prima che il nazionalismo sparigliasse le carte.
Filo conduttore, la storia: eventi che cambiarono epoche, e familiare aneddoto.
Introduzione, con caratteristiche del secolo, poi cognomi di Gradisca e dintorni.
Umili e potenti, che attraversarono il tempo, compaiono almeno pari in ricordo e dignità d’essere uomini.
Risale epoche, da tardo antica, con invasioni barbariche, e cenni di storia religiosa, propiziati dal Patriarcato di Aquileia.
Nel Medioevo, l’Autore insinua note di levitas, come l’origine della osmiza o della privada da provvedimento di Carlo Magno, su vendita diretta del vino.
C’è specchiarsi nella storia: i Marizza al seguito delle incursioni ungare (sec. X), da tribù bulgara  (Valle della Marizza).
Emergono origini tedesche, slovene e latine di cognomi.
Si trova un seguire le origini del friulano, la nascita della vicinia e il riconsiderare le gesta dei grandi, quando si parla dell’emergere dei Conti di Gorizia.
Il pendolo del tempo si sofferma di sui cognomi patronimici, e patrionimici, ed ecco i Da Durazzo del sec. XV.
Non svalanga massa di teorie delle origini, ma la spalma con nei secoli, e il lettore respira con mente e accarezza col cuore.
Segnala uno dei più antichi scritti in sloveno, quando, dopo la conquista dei Turchi di Costantinopoli (1453), e il loro salire, appare il cognome Albanese. Profughi, per esempio, dopo il 1478, quando Venezia cede Scutari.
Nasce la fortezza di Gradisca, isola veneta in terra austriaca (e in breve riaustriaca fu). Grandinare di cognomi veneti, dai Bressan a quelli da Bergamo.
La società si differenzia: non solo soldati e muratori o scalpellini, ma speziali, avvocati…
A inizi ’500, la lega di Cambrai, in funzione antiveneta? Arrivano cognomi austriaci.
La Guerra di Gradisca (1615-1617) fra Venezia e Austria? Folate di compagnie di ventura lasciano spie di provenienza: svizzera per Di Bert, vallona per Weffort. Stessa età: si trova comunità ebraica, coi Morpurgo.
Gradisca stato all’avanguardia, con gli Eggemberg (sec. XVII); nobili tengono palazzo in città. Effimera dinastia, col territorio tornato all’Austria in meno di un secolo.
Il ’700 e grandi cambiamenti: nasce l’arcidiocesi Goriziana (1752), soppressa dalla "bufera" giuseppina, e origine della  effimera diocesi di Gradisca, che torna a Gorizia, ma lascia traccia.
Nugolo di nobili e istituzioni importanti: ospedale, seminario, orchestra, e cognomi aperti a microbiografie.
Napoleone: libertà di principio e razzie di fatto; andate e ritorni convulsi.
Del secolo XIX, ben condito di cognomi e lacerti di storia, fa cenno ai buoni rapporti tra friulani e sloveni, cita l’ode all’Isonzo di Simon Gregorçiç, che profetizza la grande guerra ventura.
Nei cognomi, sarabanda di mestieri e professioni, per la evoluzione nella società gradiscana.
Al XX fra i secoli, cambiamenti dalle fondamenta: la grande guerra, quando tutti i gradiscani soldati partono, meno cinque - gli irredentisti - come vorrebbe una vulgata da storia fai da te. Ci tiene a sottolinearlo l’Autore!
Non occorre dire quali cambiamenti abbia portato la guerra: sottratte le nostre terre a esperimento di Europa.
Ne rimane traccia anche nei cognomi, che spesso il fascismo italianizzerà con aggiunte e traduzioni al limite del tragicomico.
Si accenna all’onomastica partigiana, coi nomi di battaglia. Arriva il periodo "guerra fredda", dopo la II mondiale, e cala la cortina di ferro. Arrivano cognomi di militari da tutt’Italia; si insediano durante o dopo il servizio.
Cita una serie di Ballaben (sarebbe originario della Moldavia, il cognome), e i Bettiol, fra cui Giuseppe Maria (1907- 1982, nato a Cervignano), uomo della Resistenza, senatore, ministro e giurista insigne (una delle opere tradotta in decine di lingue).
Nel libro, difficile per una reductio ad unum, si  condensano affetti, ricordi, drammi, scivolare del tempo, mestieri… nella comunità di Gradisca.
Mediatori i cognomi, "misclizzâts" (mescolati e fusi) di etnie, capaci di raccontare guardie carcerarie e ospiti del reclusorio gradiscano, di Mitteleuropa, cattolici, ma anche di evangelici ed ebrei. Di protagonisti, siano lo scultore Costantino Novelli, lo "stomblâr" (fabbricatore di manici di frusta) Mattia Visintin, il pesatore pubblico Giuseppe Pian.
Conclude l’analisi sull’origine di cognomi più comuni dalle nostre parti; più argomentato del resto, ma non "stufadiz", stancante, cosicché si arriva alla fine del libro, non col fiato mozzo, ma col desiderio di sapere ancora…

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