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Scelta occidentale, nella Bassa col dramma del confine

"La gente aveva voluto la fine di un’epoca, il rifiuto del passato, nella prospettiva della ricostruzione sulle basi ideali della Costituzione"

Parole chiave: dopoguerra (3), ricostruzione (5)
Scelta occidentale, nella Bassa col dramma del confine

Un breve spazio, non c’è possibilità, né ci può essere presunzione, per analisi di motivi e problemi legati alla vittoria D. C. il 18 aprile 1948, ma solo l’intenzione di ricordare una data significativa per l’intero Paese.
Non si può immaginare, a 70 anni di distanza, ciò che sarebbe successo, con la vittoria del Fronte Democratico Popolare (ne facevano parte, coi Comunisti, quelli che, dopo brusche sterzate ideologiche, si sono pavesati di bandiere tricolori, scoprendo Togliatti; accorgendosi che Stalin aveva commesso ciò che tutti sapevano e lo stanno raccontando, da "anticomunisti", come novità fresca di giornata) .
Ricordare periodi, quando professare le proprie idee, in molte parti d’Italia, e in alcune delle nostre contrade, poteva essere pericolo non minore rispetto al periodo fascista, vuol dire ripensare alle lotte di chi ci ha preceduto, a idee che hanno fatto la storia, a un fondo culturale riproponibile per il presente e per il futuro, nelle linee essenziali.
Per le elezioni del 18 aprile, si andavano delineando tre schieramenti: Fronte Democratico Popolare (comunisti, socialisti); Blocco Nazionale (Uomo Qualunque e parte dei liberali), e Democrazia Cristiana.
Determinanti, i socialisti, che si erano staccati nel ’47: scissione di Palazzo Barberini (i saragattiani") .
Per la D.C. , scelta occidentale, ora accettata da tutti, allora ferocemente avversata dalle sinistre.
Il governo poteva presentare agli Italiani un progetto di stato sociale, attento a personalismo, risanamento economico, attivismo nella ricostruzione.
Appoggio di fondamentale importanza, il chiaro intervento della Chiesa: gerarchia, religiosi, A. C. (Chabod la dichiarerà fondamentale), ACLI; laicato organizzato dai Comitali Civici. P. Riccardo Lombardi girava l’Italia attirando folle strabocchevoli.
Il Card. Schuster, a Milano, usciva con la lettera "Contro le false dottrine"; ricalcava la lettera pastorale dell’Episcopato Triveneto (1946), sottolineava aspetti dottrinali incompatibili con la fede cattolica.
Lo stesso Pontefice, intervenuto nel ’47 , ricordando l’iscritto all’A. C. Gino Bartali, sottolinea che "…Per i cattolici la via da seguire nella soluzione della questione sociale è chiaramente segnata dalla dottrina della Chiesa".
Sul piano internazionale, l’Inghilterra si dichiarò disposta a restituire il Territorio Libero di Trieste all’Italia (nota che la Russia non sottoscrisse).
I trattati commerciali e di aiuto con Stati Uniti e Canada; il violento attacco al potere dei Comunisti in Cecoslovacchia; l’avanzata dell’influenza russa in oriente; il terzo veto della Russia (17/4) alla ammissione italiana alle Nazioni Unite giocarono ruolo importante.
La propaganda D.C, ebbe forti aiuti da americani, Confindustria, stampa (da ricordare "Il Candido" di Guareschi).
Il 18 aprile, la D.C., sovvertendo ogni pronostico, stravinse: la gente aveva voluto la fine di un’epoca, il rifiuto del passato, nella prospettiva della ricostruzione su basi ideali affermate dalla Costituzione. Troppo facile il giudizio di anticomunismo viscerale della D.C., dimenticando la violenza con cui i comunisti avevano egemonizzato la Resisistenza; lo stalinismo in atto; l’intolleranza.
Determinante, nei cattolici, la coscienza di estraneità totale della dottrina e della prassi marxista rispetto alla visione cristiana di persona, famiglia e società.
La concezione antropologica che permise il 18 aprile era ancora quella cristiana; la persona, non il cittadino.
Secondo De Gasperi, i rapporti politici, economici, sociali dovevano essere pervasi da spirito cristiano; la democrazia doveva riaffermare i diritti naturali concessi da Dio all’uomo; le energie per lo sviluppo del paese non dovevano consistere solo nelle risorse agricole e industriali, ma nella profondità dello spirito umano, per farne scaturire risposte ai mutamenti sociali.
Nuovi problemi stavano nascendo, scriveva il sen. Vittorio Pozzar (allora batté tutta la Bassa e parte del Goriziano, prima con la sua "scalcagnata" bicicletta, poi con una bici a motore), come la scissione sindacale, la fondazione dei sindacati liberi, ma il significato di quella data e ancora lì a ricordare un periodo di lotte e ideali che non è bene dimenticare.

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