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Sant'Antonio da Padova: storia, leggenda, attualità

La chiesa dedicata al santo sulla "Mont di Migea". "... e nacque la poesia di Ungaretti, scritta a Mariano, ma forse meditata quando dimorò a Versa e vide quel colle..."

Parole chiave: Sant'Antonio da Padova (3)
Sant'Antonio da Padova: storia, leggenda, attualità

La chiesa di San’Antonio sulla "Mont di Migea", dedicata alla Esaltazione della Croce, almeno dal 1437, era già "sua", di S. Antonio.
La troviamo nel 1437: Zuanna (Giovanna), del fu Marino di Medea vi lega  3 campi, col patto che i camerari della chiesa facessero celebrare 2 messe a suffragio della sua anima, dando al celebrante 4 soldi. Il nome primitivo, più legato all’ufficialità, compare ancora nel 1570 (visita apostolica dell’ab. Bartolomeo di Porcia).
La confraternita di Santo è citata per due volte nel 1425: lasciti per suffragio delle anime di devoti.
Già si scrisse che lassù erano venerati i due Antoni; forse più venerato era l’Abate: fede disperata: i bovini, erano vita per i contadini!
Sant’Antonio da Padova (1195-1231) si chiamava Fernando, era di Lisbona; iniziò gli studi dagli Agostiniani, entrò nei Francescani e conobbe S. Francesco.
Fondò diversi conventi, e quello di Gemona, dove probabilmente soggiornò nel 1227.
Non c’è paese che non avesse qualche sua ancona sulle strade, e nelle case la venerata  immagine.
Invocato per gli oggetti smarriti, è ben più importante per i sermoni: lo dichiararono predicatore di folle che le chiese non riuscivano a contenere. Erano un inno alla carità.
Insegnò teologia, ma fu soprattutto con la gente, nei secoli, in una singolare devozione popolare che ancora resiste.
Sul colle di Medea era "in condominio" coll’ Abate;  la sua fama lo sopravanzò: nel ’500, il suo altare era fuori dell’abside, mentre ora è diventato l’altar maggiore.
Il 13 giugno, 21 comunità dei dintorni vi si recavano pellegrine; molte continuano la pia tradizione.
In quell’occasione,  vendono anche le campanelle di terracotta, più collegate all’Abate, i cui suini, liberamente circolanti, la portavano al collo prima di diventare "vittime sacrificali" a favore dei poveri.
Quelli di Terzo morirono a decine in un attraversamento del Torre, nel ’600, per raggiungere il santuario.
Numerose leggende ne costellano vita e presenze in Italia e Francia.
Su tutte, la più gioiosa e popolare è quella di fondazione della chiesa sul colle di Medea.
Ovvio nemico, il demonio; nemico anche dell’Abate, tanto da far nascere il canto nelle regioni centrali d’Italia sui dispetti, non riusciti, del demonio al Santo.
Fin Medea ha la leggenda: la chiesa sul colle non riusciva a crescere, per i dispetti del cornutissimo demonio.  
Ci fu una gara tra i due: il Santo riuscì a saltare dalla chiesa più lontano dell’avversario e vi lasciò l’impronta dei piedi.
Satanasso fallì la prova, schiantando il sedere su di una roccia, che modellò e divenne l’ammiratissimo segno del "cûl dal Diau"!
Meriti infinitamente maggiori costruì il Santo fratello di ogni persona: per sua spinta si arrivò al "Pane di Sant’Antonio"; nella II^ guerra mondiale salvò dalla fame legioni della nostra gente, e poi, patetica, nacque la poesia di Giuseppe Ungaretti, scritta a Mariano, ma forse meditata prima anche quando dimorò a Versa e vide ogni giorno quel colle, con la notizia della chiesa del Santo.
La poesia più entrata nella cultura locale, che si distende nel dato più universale di una devozione straordinariamente dilatata, è "Peso" (Mariano il 29 giugno 1916).
"Quel contadino soldato/ si affida alla medaglia/ di Sant’Antonio /che porta al collo/ e va leggero[…]": non c’è dubbio trattarsi di S. Antonio da Padova; la medaglia era non amuleto, ma accorata preghiera per difesa dalle forze infernali.
Vero che il poeta si riferisce a uno dei tanti contadini soldati mandati al macello, ma fa pensare.
Era in un paese - Mariano -  che, da secoli, pellegrinava a Sant’Antonio sul colle carsico di Medea; lo aveva continuamente nel suo panorama a Mariano e, ancora di più, a Versa, dove il colle (la Mont, chiamata, materna com’è stata da sempre) gli stava di fronte.
Il contadino soldato andava "leggero" sentendosi protetto, par di capire. Il poeta non ha il ghigno dello scettico: intanto la S di "Sant’Antonio" la mette maiuscola, lui che di maiuscole ne centellinava soltanto, e poi riflette pensoso su di sé "ma ben sola e ben nuda/ senza miraggio/porto l’anima mia".
Certo, il "miraggio" viene riferito a quel soldato, ma possiamo aggiungere, che anche il miraggio sono la fede (poi raggiunta nei Versi di Cristo) e la speranza.
Peso
Quel contadino
si affida alla medaglia
di Sant’Antonio
e va leggero
Ma ben sola e ben nuda
senza miraggio
porto la mia anima
Sant’Antonio da Padona continua a parlarci!

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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