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"Qui non si consuma niente!"

In un libro di Edo Calligaris la storia del bar Enal di Romans

Parole chiave: Enal (1), racconto (9)
"Qui non si consuma niente!"

Era un palazzo nobiliare, fu vittima del "furor delendi" d’ un’epoca. I poveri se ne fecero padroni, ma era lo Stato a tenere la proprietà.Prima di quelli "da fassina cul manarin", l’OND: educativa e ricreativa; tener svegli mente e muscoli, poi mandare la gente a morire per deliri di onnipotenza. Fu spogliatoio per calcio; balera con "L’Arpa d’oro", ed ENAL "colorato": tempo diviso fra bianchi e rossi.
La guerra, con strascichi e rancori, era finita da 9 anni. Da 7, Gorizia e un lembo di provincia, erano di nuovo coi destini in Italia, e la tivù iniziò a calamitare gli Italiani. C’era solo nei "bar": il pacchiano aveva schiantato l’osteria.
La società regionale si risolleva da prove terribili, e miseria generalizzata. Dall’agricoltura forze in massa all’edilizia, con emorragie di persone: cercavano fortuna da "Italiani all’estero", o in altre zone d’Italia.
I sarti, artisti nel riciclare, non dovevano neppure accarezzare scampoli di ricchezza, per cedere il posto alle ditte di confezioni.
La tradizione artigiana si muoveva, con tradizioni tecniche di rispetto, soprattutto a Romans.
La "scuola per tutti" era utopia.
Dopo le elementari, le medie, corsi professionali, e avviamento, che fa sognare ancora quelli che mai ci avrebbero mandato i figli. Bici in aumento; prime vespe e lambrette, più su dei proletari mosquito, aquilotti, guzzini; moto solo per super raffinati. C’erano, ancora proletari, i "Motom"; fra essi, quello del gestore dell’Enal, Walter; Edo Calligaris lo descrive con magnifiche note veriste: penetrano gli atteggiamenti del corpo, i moti dell’anima.
Ancora processioni, feste religiose con migliaia di partecipanti; comizi ruggenti per le elezioni.
L’ENAL stava "a man zampa", a sinistra: ambiente di operai, disoccupati, nullafacenti (cuoio del portafogli quasi vergine), nottambuli; sportivi, tifosi, ragazzi dalla tasche vedove; celebratori di riti di passaggio come la "renga" il mercoledì delle ceneri…
Frequentatore più gradito chi si avvicinava al rosso cupo e trovava "il" giornale: "L’Unità", compulsato fino ad assumere carattere vissuto. Qui è Romans protagonista; un tanto accadeva ovunque negli Enal  prevalesse il rosso.
Piccolo mondo, si confrontava col grande (progresso civile; lavoro; diritti, senso del dovere; lotta per sgravarsi dalla miseria), è descritto da Calligaris: si coglie nel parlare dei clienti; nelle battute: dallo scipito, al salace; dal languido, al feroce.
Vasta gamma di figure interpreta l’ambiente paesano, si amplia a scampoli di umanità, soprattutto maschile; le donne appena appena si affacciavano a quei locali.
L’Autore ha scandagliato momenti di storia del paese per umili e potenti, portando il lettore a visitare palazzi e stamberghe; bellezze femminili locali, ed "esotiche": cantastorie, schiere di maestri ed allievi. Ha parlato di gioiosi carnevali e impegnativi mestieri. Di opifici e magiche sale da ballo. Tanto sport, campioni locali e non, soprattutto nel pallone.
Il lettore si accorgerà di questo libro; con esso, potrà pensare anche a cronache, a libri di ampio respiro. Ognuno gusterà aspetti diversi, a tutti non sfuggirà il rapporto di Walter, ENAL e fabbrica, coi fornaciai, che cominciavano la giornata vampireggiando la bottiglia di bianco, nero o misto gazzosa, a varie pezzature, infilata nella siepe fuoriosteria alle quattro di mattina.
A quella povera gente (si allungava le braccia coi pesi; si friggeva il corpo col calore, a cuocere coppi e mattoni), sembrava di "racreâsi", per prepararsi a fatica e calore.
È un tocco di poesia del lavoro, intessuta di fatica, tragedia, amore per tirare avanti, e di tanta tanta umanità!

Edo Calligaris, "Qui non si consuma niente!" Storie nel "Bar Enal a Romans d’Isonzo", Romans d’Isonzo, "I Scussons", Circolo "Mario Fain" 2019, pp. 140, s.i.p.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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