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Quelle lapidi che non raccontano...

Si intitola "Cervignano 1914-1918" l’ultima fatica editoriale di Giorgio Milocco

Parole chiave: lapide (2), Prima Guerra Mondiale (95), Giorgio Milocco (4)
Quelle lapidi che non raccontano...

Non poche lapidi raccontano il passaggio da Austria a Italia; leggendole, si potrebbero trarre conclusioni trionfalistiche, sulle attese delle nostre genti.
Perfino le osterie si adeguarono, con titoli di "Alla Vittoria" e, financo, "Al Friuli Redento".
Il libro di Milocco, mostra una realtà più complessa.
Le elezioni a suffragio universale, nella Contea (1907), diedero la maggioranza ai cattolici. A Cervignano, larga maggioranza liberale; ai cattolici, meno voti che a Muscoli-Strassoldo; socialisti in tracce.
Come, allora, la sotterranea simpatia per quel passato, soprattutto nel popolo?
Il voto liberale era influenzato dagli elementi dominanti; a Cervignano, Tapogliano, Scodovacca, Perteole, era maggioritario.
Quasi profetica la previsione di un anonimo commentatore cattolico dopo le elezioni del 1911: travolgente avanzata socialista al posto dei liberali da lui qualificati come tiranni.
Nella prefazione, Italo Santeusanio fa un profondo esame del nostro mondo ante e post grande guerra. Milocco parte dal brulicare di comportamenti della gente, dei militari, dei controlli, del sentire allo scoppio del conflitto.
Viaggiando nel tempo, ci si incontra con foto parlanti, piante e mappe rare che documentano i "giochi" militari in contrade lontane, come la Galizia, teatro di guerra, cimitero per migliaia dei "nostri".
Qui, l’arrivo non fu trionfale per i "liberatori"; momenti drammatici come quando il podestà Giuseppe Malacrea li accolse con tricolore e banda, ma ci furono spari sulla truppa, con 60 arresti fra i Cervignanesi. Poi, feste, come quella dello statuto (6 giugno 1915), onde iniziare l’integrazione. Documenti e diari citano aspetti meno nobili (internamento di centinaia di abitanti della Bassa…).
Foto rare sono il video di una Cervignano pulsante di traffici fluviali, di vaporetti, di barche, di vita giovanile, come quella degli scout locali presentati dallo stesso duca d’Aosta.
Non manca l’ubiquitario D’Annunzio, che si fa prestare il breviario dal catechista Angelo Molaro per scrivere i suoi salmi. Illustra la politica locale, Milocco; la cultura del sospetto nella cittadina: perfino don Molaro, campione di italianità, arrestato.
Canti in italiano e in triestino introducono i capitoli sui militari prigionieri in Russi. Il narrare di Milocco, si apre al mondo: prigionieri nei campi di Orlov e Novi Zavod (Russia, distretto del Volga); prigionieri che optarono per l’Italia e ritornarono nel ’16, al seguito di una missione militare italiana. Riporta, Milocco, una lettera dei prigionieri al sindaco di Cervignano Malacrea; con una espressione napoletana si potrebbe definire "strappacore": "redenzione", re, primo ministro…non manca nulla.
Ci sono elenchi di soldati di Cervignano, Scodovacca, Muscoli-Strassoldo, foto e qualche spia del sentire, prolungato nei brani di diario di cui il libro è condito. Altri elenchi di chi optò per il Corpo Italiano Estremo Oriente; si va da Siberia a Cina.   
L’internamento di persone considerate nemiche o sospette fu utilizzato da tutti gli eserciti: a Cervignano (Comune), gli internati italiani dall’Austria furono 3, quelli dall’Italia, una cinquantina.
Stanno nella palma di una mano quelli che presero le armi per la parte italiana.
La patria, per i più, era la terra dei padri… Motivi di tale fedeltà? Il funzionamento dello Stato (leggendario il commissario circolare, l’istriano Piccoli che, in un mese, fra il 1841 e il 1842, fondò la scuola popolare…). Il clero, fedele, sentiva lo Stato non ostile e aveva senso di appartenenza che datava da secoli…
Ampio spazio ai sospetti per i servizi di polizia austriaci (e spesso prendevano dei granchi!).
Si arriva, a fine guerra, al "Comitato di salute pubblica": proclama il distacco dall’Austria.
Nel tumultuoso dopoguerra, si costituiscono comitati di color rosso, con richieste del "tutto e subito", influenzate dal verbo sovietico portato dai reduci. Agricoltura a terra, bestiame falcidiato; anche a Cervignano c’è un ammutinamento di truppe italiche stanche della guerra; nelle campagne risuona il verbo rivoluzionario di Giovanni Minut. Neppure l’attività amministrativa è tranquilla, con veti alla nomina del podestà sostituito da commissari.
Gloria alla città e croce di guerra, ma è la crocerossa americana a sfamare la gente; gli amministratori si arrabattano fin nel trovare fondi per bare e croci da cimitero.
Nasce il fascio, con gente da fuori.
Nel marzo del ’21, c’è la festa dell’annessione; celebra la messa il decano Giuseppe Maria Camuffo, già internato in Italia!  Alle elezioni politiche prevale il rosso, ma c’è già abbastanza di nero; destino segnato per il mandamento, che nel 1923 passerà a Udine.
Complimenti a Milocco, per la palpitante memoria, alla BCC e al presidente Luciano Sartoretti, per aver incrementato la "cultura del ricordo".
A fine libro, elenco dei 150 morti di Cervignano e paesi del Comune.
Dormono il sonno eterno in lontane contrade: qui, grazie a Dio, ricordati, ma completamente dimenticati dalla patria nuova.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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