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Nuova tappa nel ritrovamento dei caduti dimenticati

Gran parte dei combattenti austriaci del Friuli orientale sono caduti  sul fronte russo, in Galizia ,  e in parte su quello serbo, ma la loro presenza anche su quello italiano non è proprio rara

Parole chiave: caduti (13), Prima Guerra Mondiale (104)
Nuova tappa nel ritrovamento dei caduti dimenticati

Un nuovo tassello, anzi due si sono aggiunti alla ricerca del luogo di sepoltura, lungo il fronte italo-austriaco, di caduti austro-ungarici appartenenti al territorio del Friuli ex-asburgico. Una ricerca iniziata alcuni anni fa e a cui la Sezione ANA di Palmanova dà il suo supporto.
Si sa bene che la gran parte dei combattenti austriaci del Friuli orientale è caduta sul fronte russo, in Galizia precisamente, e in parte su quello serbo, ma la loro presenza anche su quello italiano non è proprio rara.
Caduti che, per l’appartenenza a uno Stato sconfitto e scomparso, nemico dell’Italia, sono stati nel tempo piuttosto negletti.
A partecipare alla ricerca, come nelle altre occasioni, sono stati Carlo Schiff, il cormonese Dario Kenda e Stefano Perini: purtroppo non ha potuto prendervi parte questa volta il ricercatore Giorgio Milocco.
Una prima uscita di ricerca quest’anno si è tenuta il 10 giugno e ha interessato quel territorio che viene generalmente chiamato il Carso di Comeno, posto grosso modo tra Gorizia e Trieste, ma in Slovenia.
Dopo l’indipendenza della Slovenia la "Schwarze Kreuz" austriaca ha potuto operare in loco, sistemando e recuperando in modo pregevole diversi cimiteri. Purtroppo l’incuria del periodo precedente ha portato alla scomparsa di tutte le targhette con i nomi dei caduti dalle croci e dai cippi ancora esistenti o delle lapidi delle fosse comuni. Si sono salvati qui e là alcuni singoli  monumenti funebri, per lo più di ufficiali.
Ciò rende dunque impossibile collegare, anche se magari da qualche documento si sa che lì era sepolto, il nome di un caduto a una tomba certa.  
Diversa ancora la situazione sull’Altopiano di Asiago, seconda meta della ricerca di quest’anno.
Qui alla fine degli anni Sessanta tutti i caduti austro-ungarici sepolti in zona sono stati concentrati nel monumentale sacrario italiano di Asiago Leiten. Sono rimasti solo i cimiteri sul monte Mosciagh, che non si sono potuti visitare per motivi logistici. In realtà molti cimiteri dismessi sono ancora tenuti in ottimo stato da associazioni locali.
Le salme non ci sono più, ma le croci o altri cippi con i nomi dei caduti ancora sono presenti. In questo modo nel cimitero di Val Magnaboschi (nella foto) è stato possibile trovare il nome di Santo Folla, classe 1881, di Aquileia. Apparteneva al reggimento di fanteria n.87 e morì a quota 940 sulla strada tra Canove e Cesuna il 7 giugno 1916 durante la cosiddetta "Strafexpedition". Venne sepolto due giorni dopo. Ora è al Sacrario di Asiago, dove nuovamente il suo nome è stato ritrovato. Su quel fronte altri comprovinciali sono caduti: Francesco Brezigar di Gorizia (Landwehr n.27), Giuseppe Coceancig di Dolegna (Artiglieria n.22), Giacomo Gobet di Cormons (regg. n.17), Pietro Moretti di Aiello (regg. n.97 ma in servizio nel n.17), Andrea Rusig di Begliano (Landsturm), Pietro Zamar di Fleana (Landwehr n.27). Lì vennero sepolti in vari cimiteri. Ora saranno certamente ad Asiago, ma manca in zona un elenco completo su cui controllare
.Sono stati visitati anche i cimiteri dell’Altopiano di Lavarone e quello di Arsiero.  Un altro passo nel ritrovamento di una memoria rimasta sepolta (è il caso di dirlo), ma che è giusto e doveroso fare riemergere, dando completa dignità a quei caduti e al loro doloroso sacrificio. Non è mancata la visita alla cappella di S. Zita al Passo Vezzena, inaugurata il 15 agosto 1917 alla presenza dell’imperatore Carlo, poi distrutta e oggi ricostruita ad opera degli Alpini trentini e dell’Associazione Kaiserschützen.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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