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Le retrovie della Grande Guerra

Il volume di Massimo Cernigoj offre documenti di prima mano; Villesse come riferimento e l’intero conflitto come scenario

Parole chiave: retrovia (1), Grande Guerra (24)

I Villessini vi troveranno paese e gente, in quel terribile periodo; chi Villessino non è scorgerà aspetti della guerra, scientificamente studiati, e palpitanti note di una comunità divisa in tre: rimasti, internati, combattenti per l’Austria; in più, l’estraneità di un esercito: si diceva liberatore, e si presentò oppressore.
"Le retrovie della Grande Guerra" offre un testo a incastro: filone guida il racconto di Cernigoi; documenti di prima mano e specialistica, scelta, bibliografia, con Villesse riferimento, e intera guerra per scenario; poi lacerti di diario, di peso diverso, narrano del paese. Documentazione fotografica di due filoni: narrazione di Cernigoi, con foto e numerose cartine che fanno vedere il paese. I materiali provengono da archivi per Cernigoi, e dalla poderosa collezione di Moreno Weffort con il resto.
Col soccorso per la stampa della Bcc di Staranzano e Villesse, il complesso è è piacevole; i "Blaudins" possono aggiungere un’altra  pubblicazione a loro merito, e un’ulteriore tappa della storia del paese e a più vasto raggio.
Cernigoi disquisisce, come il pesce nell’acqua, dei progressi negli studi militari; di strategia, tattica, logistica, vie di comunicazione.
Si parla di Cadorna, generale riformatore, delle divergenti posizioni di Governo ed Esercito.
All’attacco italiano, gli Austroungarici sono già debilitati dalle battaglie di Galizia. Si narrano le fasi dell’attacco italico, con la III Armata: deve sfondare su di un Carso, ostico ed arma con le pietre sventagliate delle artiglierie.
Il 27 maggio, Villesse è "italiana" (lo era anche prima).
Si tratta della valenza di fiumi, ponti, con fonti trattate scientificamente; d’occupazione dei territori, coi provvedimenti di sicurezza, divieti,  controlli su tutto e tutti, le campane silenziate.
I diari: quello di Matteo Albonetti. Per fortuna, il nipote mi ha telefonato per le notizie sul decano di Visco Mesrob Justulin, descritto in maniera impossibile nel paese… mentre era già internato! I carabinieri hanno gli occhi su Villesse; vien fuori malessere fra i soldati. Albonetti scrive benino, parla di Fogliano allagata, ma si vede che i diari sono materia da trattare con esperienza.
Ancora Cernigoi: sistemi di difesa, teste di ponte; solo con questo testo di protezione, diari e foto prendono corpo.
Uno dei perni delle teste di ponte è Villesse; qui è la brigata Pinerolo; altre si succederanno, per riposi dal fronte; ci sono i bersaglieri, il cimitero cambia volto (a Villesse si stanzieranno tre ospedaletti); i morti, alla fine - perlopiù italiani - saranno fra i 2 e i 3000.
Quando parla di ospedali, Cernigoi allarga la visuale a sanità, formazione di nuovi mezzi, e nuovi medici.
Dal diario del bersagliere Giuseppe Burani s’odono i rumori della guerra: fucileria, artiglieria leggera e pesante.
Vediamo postazioni di puntamento e osservazione sul campanile. Spunta la bella cartolina di un pittore di guerra, Cascella, e viene in mente  il pittore di guerra goriziano Italico Brass.
Cernigoi  parla dei rinforzi al ponte di Villesse, strada di possibile attacco agli Italiani; del macello pel bestiame, dei baraccamenti…
Il lettore procede lentamente, dove lui si districa con facilità.
Diario del giovane irredentista polesano Giuseppe Vidali; italiano eccellente: fiocchi di poesia e visioni eroiche.
Entra funzione l’arma aerea; Cernigoi ne tratta, come di contraerea,  mascheramento contro l’osservazione e la fotografia aerea; sistemazione della artiglieria e della ancor più complessa sistemazione dei campi trincerati e delle difese nelle retrovie (si  prevedeva il contrattacco degli avversari).
In paese, a riposo un battaglione della brigata Catanzaro, che sarà decimata per ammutinamento a Santa Maria la Longa.
Si riportano le pagine del diario di Attilio Frescura: disinformazione sui fatti di Villesse; penosa, offensiva, ironia sulle donne del paese.
E una bestialità storica: accenna a un soldato villessino che non saprebbe contare.
A Villesse (1844) era stata istituita anche una sezione scolastica femminile!
Nel ’17, ampliamento del poligono di tiro; andirivieni di truppe e materiali con ferrovia decauville: meta Villa Vicentina, snodo per ferrovia e rifornimenti.
Si illustra funzione e scopo delle telecomunicazioni; nota di vita dalla notizia che il Battaglione Lombardia raccoglie il foraggio dai campi.
Non mancano le decorazioni ai combattenti e discorsi di generali e del Duca d’Aosta.
Si arriva a Caporetto; già prima, il 26 ottobre, le truppe italiane lasciano Villesse, bruciando materiali non trasportabili.
Dense pagine di diario ove Galliano Gerin racconta la vita paesana nella guerra; brilla il silenzioso sacrificio delle donne (quando gli Austriaci requisirono il bestiame e lo concentrarono a Opachiasella, a piedi, andavano a portar da magiare agli uomini).
Ancora spiegazioni efficaci di Cernigoi su logistica, specializzazioni mediche, poi l’epilogo della guerra, anni e anni dopo la fine, con la traslazione delle salme degli italiani, e il fascismo che si appropria del loro sacrificio. Cerimonia il 9 febbraio 1934; le benedì il parroco don Francesco Panzera, uomo di valore, vera guida della comunità.
Grazie a Dio, il libro non celebra la guerra; la ricorda, e fa venire in mente la poesia scritta da Salvatore Quasimodo, dopo la II^ guerra mondiale, ma vale per tutte le guerre: "Sei ancora quello della pietra e della fionda, / uomo del mio tempo […]". Proprio così, fino ad oggi!
Enrico Cernigoj, "Le retrovie della Grande Guerra - Villesse 1915-1917"; pagine 302

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Le retrovie della Grande Guerra
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