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Laura Zanella e il tempo dell'arte

Un percorso dal tardoantico all’arte contemporanea, a tu per tu con grandi artisti e onesti dipintori: la valente opera della restauratrice gradese

Parole chiave: Laura Zanella (1), restauro (31)
Laura Zanella e il tempo dell'arte

Alle "gengive dell’Adriatico", nella ubertosa campagna di Fossalon, c’era  - "ed esiste tuttavia" - direbbe il Manzoni, una costruzione forse nata per l’agricoltura, ma vissuta per decenni da opere d’arte. Una commistione di pace agreste e raffinata cultura, a ridosso dell’argine, dove la Bassa si perde per lasciar spazio alla laguna di Grado. Una scala per accedere al primo piano; un gatto gongolante di libertà sicura, fra stanza, scala, campagna e argine. Un profumo di solventi, fra vasi, vasetti, pennelli, telai, tele superbe, tele di poveri cristi vocati alla pittura. E ancora statue lignee da guarire, perché rose dai tarli o fatte ammalare con colori cantanti, da parte dei tremendi uomini di "buona volontà", col pallino del "restauro".L’ambiente, che meriterebbe più minuziosa (ma non pedante) descrizione, è stato, per quasi tre decenni e mezzo, il campo dove signoreggiava Laura Zanella, gradese di nascita, restauratrice di professione.
Senza avventurarsi in astrusi psicologismi, si può pensare che ambienti d’arte come quelli di un tale sito della Bassa, non possono non aver influito sulla scelta. Più che mestiere, qui, vocazione, favorita da mondo superbo dell’arte, da Grado ad Aquileia, o un concentrato di mens popolare, d’ arte, e di fede testimoniata in tabelle e tavole di ex voto, come a Barbana.
Soda preparazione classica (liceo "Dante" di Gorizia). Laura procede con studi seri e intensi, accompagnati da lavori sotto guide esperte, alla Scuola Superiore di Restauro a Villa Manin, di Passariano. Quattro anni e un brillante diploma; "brillante", non perché sia usuale esprimersi così, ma per giudizio udito da chi scrive, da parte di una docente che consigliò lei per lavori delicati.
Tele, tavole, affreschi; statue lignee e di pietra, mosaici paleocristiani… Un ventaglio di materiali, opere diverse, per tempi; mani, storia, vicende; il filo del tempo, che le unisce; la capacità di farle parlare e raccontare. Studi per capire chi erano; poi solventi, o delicato lavoro "chirurgico" col bisturi; abilità, pazienza, sensibilità. In tanti anni (hanno lavorato con lei anche Lucio Zambon e, soprattutto, una eccellente Paola Zotti), grandi pittori, o pittori "di confine", come il settecentesco Pietro Bainville, le hanno raccontato i segreti del tratto, dei materiali; svelato tagli e addizioni, restituito ripensamenti diacronici, che fanno parte della cultura nella nostra regione aperta al dialogo. Dal Crocifisso ligneo di Aquileia, all’iconostasi di Grado; dal Vesperbild della Basilica poponiana, alle tabelle votive di Barbana, collaborando con Regione, Comuni - grandi e piccoli - enti statali, musei, pinacoteche; è stata un’opera silenziosa, ma importantissima, per Laura Zanella.
Nella piccolissima Visco di confine ha restaurato quasi tutto (dal Cinquecento al primo Ottocento): sette pale d’altare, i quattordici quadri della Via Crucis; il gruppo ligneo di San Martino a cavallo e il povero; il lanternone, parimenti ligneo, ancora altre tele e suppellettile di chiese.
Era un piacere quando si andava da lei con mons. Umberto Miniussi, pioniere in diocesi per il restauro, gia dagli Anni Ottanta. Faceva parlare i quadri e le statue; mostrava le mani di abili artigiani come le opere di un Autore di tutto rispetto quale il canonico Giovanni Giuseppe Cosattini (1625-1699), pittore di corte a Vienna. Tra le opere più recenti, cui ha messo mano prima di ritirarsi dalla professione, Laura Zanella ha tirato fuori dal passato una croce lignea (testimonianza molto rara in diocesi di Gorizia) secentesca di patetica bellezza: la croce di Borgnano. Esempio di arte per la povera gente, che non poteva permettersi di meglio, ma che pure era aggrappata alla speranza nella croce astile, simbolo di appartenenza propria chiesa.
Premio da International Inner Wheel "Donna 2008", per i risultati conseguiti nell’ambito della conservazione e il restauro di beni artistici (distretto 206, maggio 2008), la restauratrice gradese un cavalierato se lo meriterebbe. Se non arriverà, quella che è già certa è la corale riconoscenza, la stima e la ammirazione di tanta gente che l’ ha vista resuscitare opere d’arte, che racconteranno di Autori committenti, epoche e luoghi, ma, certamente, anche di lei.

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