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La zingara del buon Dio

Nel testo curato da Ernesto Preziosi, la storia di una donna che ha cambiato un’epoca: Armida Barelli

Parole chiave: Armida Barelli (4)
La zingara del buon Dio

Il terzo e ultimo (ma in realtà è l’ultimo solo fra quelli proposti in queste settimane su Voce Isontina perchè sono veramente numerosi i libri dedicati ad Armida Barelli) volume dedicato alla fondatrice della GF è davvero uno degli ultimi pubblicati; uscito nel 2022, il suo autore è Ernesto Preziosi, già direttore delle pubbliche relazioni dell’Istituto Toniolo e dell’Istituto per la storia dell’Azione Cattolica "Paolo VI", nonché vicepostulatore della causa di beatificazione di Armida.
Partiamo dalla prefazione, a cura di Papa Francesco, che ci ricorda come la vita di Armida sia stata molto legata a san Francesco, e di come, dopo avere accolto il Vangelo, sia stata capace di diffonderlo; Armida viene indicata per la Chiesa come un modello di donna capace di testimoniare l’amore di Dio.
Nel raccontarvi che si tratta di un volume denso e corposo (quasi 600 pagine, con alcune fotografie), l’autore ci ricorda che in questa biografia sono state prese in esame anche parti della vita di Armida spesso poco considerate.
Le fonti prese in esame non sono solo gli articoli scritti da Armida, ma anche le lettere da lei ricevute da tutte le diocesi d’Italia, con varie richieste.
Nell’ultima parte della sua introduzione, Preziosi ci ricorda come mai Armida sia stata un po’ dimenticata dalla storiografia cattolica, forse perché troppo "succube" di Padre Gemelli, forse perché donna, forse per un fondo antifemminista nella Chiesa Cattolica.
La prima sezione è dedicata alla vita di Armida, che si snoda dal 1882 al 1952, al suo incontro con Padre Gemelli, ai suoi rapporti personali nel collegio che frequenta, con la sua famiglia, fino al periodo della malattia, affrontata consacrandosi al Sacro Cuore e alla morte.
La seconda sezione ci parla della sua spiritualità, in cui è fondamentale il rapporto tra azione e contemplazione, il Sacro Cuore, e la semplicità di una preghiera costante e continua, che ci rimanda a san Francesco.
La terza sezione è dedicata alla Gioventù Femminile (e qui ci viene riproposto quello che abbiamo già letto nel volume "La sorella maggiore racconta").
La quarta sezione ci presenta le altre opere legate ad Armida: la nascita dell’Università Cattolica, come riferimento culturale per i cattolici, accanto ai collegi per permettere ai giovani di partecipare ad un importante progetto formativo; l’Istituto Secolare delle Missionarie e l’Opera della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo per rinnovare e curare la crescita spirituale delle donne.
All’interno del volume, vorrei sottolineare la parte della vita di Armida dedicata al suo travaglio interiore, indecisa tra il dedicarsi all’azienda di famiglia, il matrimonio e la consacrazione totale a Dio, e la giustizia sociale (riferita al suo tentativo di salvare, appunto, i lavoratori dell’azienda familiare). Qui ci sono molte descrizioni del suo carattere, del suo atteggiamento e dei suoi comportamenti, che già ci fanno comprendere quello che avverrà dopo.
In questa sezione non posso dimenticare la mia commozione nel leggere le pagine dedicate a come Armida affronti la sua malattia, che le impedirà di parlare e di muoversi: solo una fede incrollabile la sostiene fino alla fine e le dà la serenità di afforntare la Croce.
Andiamo poi alla sua spiritualità: a chi pensa a una donna che affrontava la vita e i problemi, creando altri problemi, oppure con tristezza, possiamo dire che lo stile di Armida era molto diverso: gioiosa, con un carattere forte, ottima organizzatrice, e legata ad uno stile di vita basato sulla povertà e sulla generosità con chi aveva bisogno.
Ancora qualche parola sull’ Istituto secolare Missionarie della Regalità: nato nel 1919, l’Istituto permette a chi ne faceva parte di osservare le regole del Terz’Ordine Francescano, impegnandosi nell’apostolato dell’AC e nella propaganda della cultura cattolica.
Nel 1929 nasce l’Opera della Regalità per educare il popolo alla preghiera liturgica, creando dei sussidi in italiano e latino, da diffondere a Messa.
Ancora una volta comprendiamo come Armida sia stata capace di leggere i segni del suo tempo e prendere in mano la vita di migliaia di donne, aiutandole a formarsi e a informarsi, coinvolgendo operaie e contadine, insegnanti e impiegate, usando diversi linguaggi per parlare a loro ed anche la comunicazione di massa.
Possiamo definirla, quindi, una "santa laica nel vero senso della parola", come le disse Agostino Gemelli nel 1913.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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