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La storia incredibile di Luigi Bregant

“Le truppe italiane fra il maggio ed il giugno 1915 furono protagoniste nel Goriziano di episodi incomprensibili frutto di errate valutazioni ambientali”

Parole chiave: Prima Guerra Mondiale (101)
La storia incredibile di Luigi Bregant

Nefasti fatti d’arme avvenuti ad opera delle truppe italiane tra maggio e giugno del 1915 hanno avuto come epicentro nel Goriziano i paesi di Mossa e Lucinico: i più noti restano sempre quelli accaduti a Idrsko (Idresca-Caporetto) e a Villesse con i "Fassinârs".
I ritrovamenti di documenti d’archivio, avvenuti tempo fa, sono portatori, dopo tanti anni, di nuove informazioni che in parte modificano le ricostruzioni storiche sin qui note.
Le truppe italiane giunte con l’intenzione di "liberare i fratelli d’Italia" di queste zone dal "giogo straniero" e quindi di realizzare la completa unificazione della nazione furono protagoniste di episodi incomprensibili frutto di errate valutazioni ambientali. A completare il quadro per stimolare maggiormente i soldati, venne attivata anche la tecnica della degradazione dell’immagine del nemico, come colui che è capace di compiere ogni genere di atrocità e che va disprezzato e annullato1.
Nel paese di Lucinico il goriziano Camillo Medeot aveva raccolto2 informazioni di prima mano che avevano fatto luce su una serie di oscuri e tragici episodi3.
Lucinico subì non solo pesanti bombardamenti da ambo i lati ma fu anche teatro di violenze ai danni dei civili indifesi e spauriti. A seguito di numerose scaramucce, ripensamenti, ripieghi improvvisi, ritorni inaspettati, ridicole e ipotetiche trappole austroungariche, l’avanzata italiana conobbe pesanti ritardi che consentirono agli a.u. di ultimare la propria linea difensiva sulle alture carsiche.  
Lo storico Giorgio Cargnel, recentemente scomparso, su Lucinis (2014, pagina 4) segnalava tra i civili deceduti del suo paese per cause belliche nei primi giorni dell’entrata in guerra dell’Italia Francesco e Michele Bressan, Giovanni Vidoz e Antonio Bregant.
Lucinico rappresentava l’ultimo paese prima di Gorizia che dopo la conquista e relativa occupazione avvenuta nell’anno successivo avrebbe rappresentato la porta d’ingresso verso la piana di Lubiana.

Quattro persone scomparse nel nulla
In dettaglio stiamo parlando di:
1) Francesco Bressan, detto Stefanut, nato il 6.10.1856 da Antonio e Maria de Fornasari, coniugato con Francesca Kosuta, contadino. Fucilato dalle truppe italiane dopo processo sommario con l’accusa di spionaggio il 7 (o 9) giugno 1915 a Mossa. La salma venne traslata nel cimitero di Lucinico il 5.1.1921;
2) Michele Bressan nato il 19.9.1841 da Giacomo e Teresa Medvescig, vedovo di Caterina Klinec, guardiacaccia. Fucilato dalle truppe italiane dopo processo sommario con l’accusa di spionaggio il 7 (o 9) giugno a Mossa. Anche questa salma venne traslata nel cimitero di Lucinico il 5.1.1921;
3) Giovanni Vidoz nato il 22.11.1862 da Giuseppe e Caterina Iansig, Guardia campestre coniugato con Maria Zucchiatti e padre di tre figli; Antonio, Maria e Caterina. Fucilato dalle truppe italiane dopo processo sommario con l’accusa di spionaggio il 7 (o 9) giugno 1915 a Mossa. La salma venne traslata anch’essa il 5.1.1921;
4) Antonio Bregant detto Maloro, nato il 7.3.1858 da Antonio e Caterina Cumar, scomparve come i tre precedenti nei primi giorni del mese di giugno, il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Un nuovo capitolo
I primi di giugno del 1915 i fatti d’arme di Lucinico furono preceduti da un evento che ebbe un epilogo diverso.  
I fatti ricostruiti si svolsero nella seguente successione: la presenza all’interno del cimitero di Mossa del lucinichese Luigi Bregant4, l’invio a Cormons e il successivo indirizzamento in Italia di un primo gruppo di civili del circondario internati, l’ordine perentorio del Comando militare italiano di rintracciare Luigi Bregant in Sardegna, il rientro dello stesso a Corno di Rosazzo imputato ad un processo, la condanna all’ergastolo dello stesso, l’affannosa ricerca del padre Valentino, la difesa affidata dal Bregant a due noti avvocati, tali Henrik Tuma (Gorizia) e Giovanni Cosattini (Udine), l’esito finale della controversia, il dopoguerra e l’amnistia.
Tra gli ultimi di maggio e nella prima quindicina di giugno la quieta vita agreste delle popolazioni isontine fu interrotta bruscamente dallo scoppio della guerra italo-austriaca. Le prime pattuglie italiane vi arrivarono con molta circoscrizione. Aleggiava una forte diffidenza verso la popolazione locale ed era diffusa la non conoscenza del territorio invaso e "liberato". Serpeggiava ovunque la convinzione che i paesi contenessero popolani armati, spie5, trabocchetti e moltitudini di soldati avversari pronti ad entrare in azione. Il fatto che in questi paesi oltre a parlare friulano (e italiano) ci si esprimesse in sloveno creò un’ulteriore barriera fra invasori e locali. Tutto questo si tramutò alla fine in fatti deplorevoli che erano la naturale conseguenza della guerra appena dichiarata. Da Cormons le forze italiane si dirigevano verso Gorizia attraversando Capriva, Mossa, San Lorenzo, Lucinico…

All’interno del cimitero di Mossa
Una pattuglia guidata dal sottotenente Savignani, di avanguardia il 6.6.19156, dopo aver attraversato in pieno giorno il paese di Mossa si diresse a perlustrare il suo cimitero, dove effettuò il fermo di un individuo (Luigi Bregant) che a parere del sottotenente si stava muovendo in modo tanto sospetto da supporre stesse facendo segnalazioni al nemico attestato sul Podgora - Calvario e che si accingeva a far sentire le proprie artiglierie nei luoghi in cui transitavano gli italiani (mentre stava procurandosi notizie da comunicare al nemico a danno nostro e di aver opposto resistenza e violenza all’arresto).
Avvicinato dalla pattuglia non trovò di meglio da dire che si trovava a Mossa per acquistare un pacchetto di sigarette in quanto a Lucinico non gli era stato possibile.  Visti i precedenti occorsi ad altri paesani (conclusasi con delle fucilazioni sommarie) il destino del malcapitato Bregant era chiaro. Non venne creduto. Nella confusione di quelle ore però il Bregant riuscì ad intrufolarsi in un gruppo di persone locali che erano state isolate per essere successivamente internate in Italia in quanto "non affidabili".

I primi internamenti civili a Cormons
A Cormons, principalmente, le autorità militari eseguivano intanto consistenti internamenti tra i residenti non solo in paese ma anche nei paesi circostanti. Il numero esatto non è stato ancora individuato ma è ben sopra al centinaio7. Alcuni di essi vennero internati a causa di delazioni prive di ogni fondamento. Altri invece erano ricompresi in alcuni elenchi compilati ancor prima del 24 maggio dai fuoriusciti regnicoli e da qualche fuoriuscito irredentista, altri ancora furono vittima della casualità o del fiuto dei militari.
Gli internati civili, al momento dell’arresto del Bregant, sono in gran parte noti.
Il gruppo di individui internati8 di cui si fa menzione a Cormons proveniva dai comuni di Capriva, Mossa, San Lorenzo di Mossa e Lucinico. Dall’elenco compilato dalla Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Verona - Tenenza di Cormons e dai fascicoli romani si può ricavare qualcosa in più dei semplici nomi e cognomi.
Capriva: Internato il 26.5.1915 Domenico Beltram di Giuseppe (cl. 1862), operaio. Internati il 20.5.1915 :  Alessandro Alt di Domenico (cl. 1868), contadino, Giuseppe Puschik di Carlo (cl. 1879)9, bovaio, Rodolfo De Gal di Carlo (cl. 1883), amministratore della baronessa Elvina La Thour (Russiz)10, Augusto Klaus di Federico (cl. 1854), amministratore Castello di Spessa, Cristiano Klaus di Federico, contadino. Internati il 4 giugno 1915: Emilio Marangon di Stefano (cl. 1865), contadino, Luigi Tonut di Giuseppe (cl. 1847), contadino. Internati il 14.6.1915: Giuseppe Vidos, Anna Furlan. Internato il 21.6.1916: Erminio Zof11.  
S.Lorenzo di Mossa: Internati il 4 giugno 1915 Pietro Lorenzon di Sebastiano (anni 65), contadino, Giovanni Leon di Giovanni Battista (cl. 1850), contadino: Giovanni Loszak di Andrea (cl. 1860), contadino, Pietro Ivancig di Antonio (cl. 1867), bracciante, Giuseppe Antonio Orzan di Giuseppe (cl. 1880, detto Pinzan), contadino e Podestà12. Internati il 30.5.1915:  Remigio Turrus di Antonio (cl.   1886), Giovanni Marostica. Internati del 20.5.1915;  Carlo Schrebonic13, Francesco Chiopri14.
Mossa: Giovanni Blanc di Antonio15 (cl. 1868), oste, Francesco Stergher di Giovanni16, Mattia Blasig di Giovanni, Arturo Pinat di Giuseppe17 (sacerdote), Enrico Medeot di Giacomo, Domenico Lorenzon di Giovanni (detto Meni Azint), Camillo Braidot di Antonio (detto Bossâr), cursore comunale. Internati il 17.6.1915: Antonio Concioni, Giuseppe Clansig di Giuseppe, Giuseppe Clansig, Ernesto Bon, Teresa  Tomadin, Internati il 15.7.1915: Giuseppe Pettarin, Antonio Alt. Internati il 23.7.1915: Orsola Zoff, Caterina Chinch. Le motivazioni adottate erano: "Segnalati come avversi alla causa italiana e ritenuti quindi capaci di organizzare atto di ostilità a nostro danno"18. Il nominativo di Luigi Bregant era compreso, non si sa perché, fra quelli del 30.5.191519.

Rintracciate Luigi Bregant!
Dopo qualche giorno di sosta, all’arrivo a Udine Luigi Bregant venne indirizzato in Sardegna dove arrivò dopo lo sbarco al Golfo Aranci. Fu quindi inviato al paese di Tresnuraghes. Gli internati erano quotidianamente segnalati al momento del loro sbarco nell’isola, del loro eventuale trasferimento all’interno di essa e della partenza dal "continente".  La stazione di Pubblica Sicurezza ne teneva nota su un apposito registro. Disponiamo quindi di due annotazioni che confermano il suo arrivo in Sardegna e la successiva partenza sotto scorta armata verso Corno di Rosazzo20. E’ probabile che prima di arrivare in Sardegna fosse stato trasferito da Udine in un’altra località.
Il 16.9.1915 - 962 - Luigi Bregant di Valentino - anni 27 - risultava aver messo piede in Sardegna ed essere stato internato a Tresnuraghes, un paese che ora conta poco più di mille abitanti (1.148) in provincia di Oristano. In questa stessa località erano arrivati altri internati civili di cui si conoscono i nominativi: Spadaro Antonia, Spadaro Alma, Spadaro Domenico, Spadaro Eleonora, Spadaro Giovanna, Srebernic Carlo, Ciopres Francesco, Erzelich Giuseppe, Marinic Giuseppe21.
Il 25.11.1915 l’Ufficio di P.S. di Golfo Aranci nella relazione quotidiana riguardante "la destinazione dei confinati giunti in Sardegna e le loro successive variazioni" - annotava con il n. 962 Luigi Bregant di Valentino anni 23 - arrestato a Tresnuraghes per mandato del Tribunale Militare. Alle autorità militari, dopo una ricerca effettuata sugli elenchi degli internati civili, risultò che il nominativo riportato sugli elenchi degli internati fosse quello di tale Luigi Bregant di Lucinico (Luzinis), trasferito in Sardegna.
Il Bregant fu accusato, a seguito della testimonianza del sottotenente Savignani, di esercitare spionaggio a danno dell’Italia avendo preavvisato il nemico (gli austroungarici) dell’ingresso delle truppe a S.Lorenzo di Mossa e Capriva. Quando venne arrestato - secondo i carabinieri - oppose violenta resistenza.
Tradotto a Cormons ebbe modo di confondersi con altri individui internati, ma venne denunciato per spionaggio. Rintracciato in un paesino della Sardegna su espresso desiderio delle autorità inquirenti venne riportato in Friuli.Fu tradotto a Corno di Rosazzo, subì il procedimento penale e con sentenza di data 13.12.1915, il Tribunale di Guerra lo condannò alla pena dell’ergastolo22.

La richiesta del padre atta ad avere sue notizie
La sua lunga assenza da casa creò non poche preoccupazioni ai suoi genitori che in assenza di notizie certe chiesero lumi al Comando Supremo.
La domanda ("Domanda di rimpatrio di Bregant Luigi") porta la data del 12 marzo 1916.
Il padre Valentino Bregant al momento della domanda era profugo a Cormons: pensando che il figlio fosse stato internato e non sapendo fosse recluso in un carcere chiedeva il disinternamento al Comando Supremo (Commissario Civile). In precedenza risultava agli atti del Comando della 2° Armata - Stato Maggiore del 29.1.1916 e del Tribunale di Guerra di Corno di Rosazzo che Luigi Bregant di anni 2523 fu arrestato il 6 giugno 1915 nei pressi di Lucinico, dalle prime pattuglie del 12° Fanteria "Casale" che ivi entravano.
La Commissione per la Revisione degli internamenti (Comando Supremo) nel verbale della seduta del 14 febbraio 1916 deliberò "di chiedere schiarimenti per la seguente domanda"24(Luigi Bregant).  

Entrano in scena due noti avvocati in sua difesa
Grazie ad un lungo articolo apparso su "La Patria del Friuli" di Udine del 1.10.1920 ho potuto chiudere il classico cerchio della vicenda. L’articolo, molto probabilmente, è frutto dell’intervento diretto dell’avvocato Giovanni Cosattini (Cittaducale 1878/Udine 1954), sindaco socialista-riformista di Udine e deputato nel Regno d’Italia (1919). L’annuncio della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale giunse a Udine subito dopo (14 ottobre 1920). Non si è potuto appurare se nel frattempo (1.10 - 13.10.1920) il processo d’appello si fosse comunque svolto. Il Cosattini nella vertenza "Bregant" era affiancato dall’avvocato Henrik Tuma (Lubiana 1859/1935). Già giudice a Tolmino e Gorizia aveva aderito a suo tempo anche lui al partito socialista austriaco. Personaggio di primo piano, politico e direttore della rivista socialista "Nasi Zapiski".
Il ricorso degli avvocati si basava su diversi punti trascurati dai membri della giuria del Tribunale di Guerra di Corno di Rosazzo (6° Corpo d’Armata). Essi chiesero di cassare la sentenza. Erano riusciti ad avere in mano almeno copia della sentenza (13.12.1915) posto che tutti gli altri atti erano mancanti, si ventilava l’ipotesi fossero rimasti distrutti nella ritirata dell’ottobre del 1917.
Non era chiaro quale reato avesse compiuto il Bregant (art.7 del C.P.) in una zona non ancora occupata dalle truppe italiane. Il Bregant era stato arrestato in pieno giorno. Gli articoli 78 e 79 erano applicabili solo ai militari ma per "spionaggio improprio o presunto". Non sussistevano atti di introduzione nel circondario occupato dall’esercito italiano, non c’era stato travestimento e nessuna finalità del soggetto a procurarsi notizie. Queste considerazioni evidenziavano i vizi di forma della sentenza di Corno. "Ma se non era la zona occupata come poteva essere il Circondario occupato?" Si chiedeva quindi una pronuncia del Consiglio che considerasse tutto ciò e dopo cinque anni dall’accaduto potesse segnare l’alta e illuminante opera di pacificazione, di equità e di italianità in tutte queste regioni.
Nel dopoguerra furono rese operanti le amnistie con la pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale" i decreti deliberati dallo stesso Consiglio dei Ministri (per i renitenti alla leva, per i reati commessi anche dagli stessi civili, pene restrittive alla libertà personale ecc.)

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Note
1. Formalità che furono utilizzate da tutti gli schieramenti e farne spese, come sempre, furono i civili indifesi.
2. "Intermezzo tragico" in "Storie di preti isontini internati nel 1915".
3. A Lucinico abbiamo un altro precedente simile a quello di Bregant: Perco Francesco, condannato alla fucilazione poi "graziato" con l’ergastolo e il 19.4.1920 riabilitato totalmente.
4. Luigi Bregant di Valentino e Maria Pizzul  di Lucinico, nato il 5.2.1890.
5. "La Stampa" di Torino del 30.7.1915, "Il Secolo di Milano" del 12.7.1915 ecc.
6. Sul quotidiano "La Patria del Friuli" di Udine del 1.10.1920 si fa riferimento però al 16.6.1915.
7. Un mio primo elenco, se pur incompleto, stilato su un foglio excel, ha raggiunto i novantacinque nominativi. E’ auspicabile una sponsorizzazione mirata che permetta di ottenere un censimento completo inerente l’intera Contea di Gorizia e Gradisca. Il numero comunque è alto sia nel cormonese che nel monfalconese.
8. Lo storico goriziano Paolo Malni in uno dei suoi numerosi saggi relativi alla profuganza e agli internamenti così suddivide le diverse tipologie di profughi/internati:" Non regnicoli evacuati dai territori occupati per ragioni militari (profughi), persone allontanate come sospette e obbligate a residenza coatta (internati), regnicoli espulsi dagli imperi centrali attraverso la Svizzera (rimpatriati), italiani regnicoli e non regnicoli dimoranti nelle terre redente e volontariamente rifugiatesi in Italia a partire dall’agosto 1914 (fuoriusciti)".
9. Putschitz Giuseppe di Carlo di anni 36.  Giunse anche lui in Sardegna dopo lo sbarco al Golfo Aranci il 18.9.1915, destinato quale internato civile a Monti.
10. Ibidem. Il 16 gennaio 1916 trasferito a Nuoro. Il 18.5.1918 a Tempio.
11. Il Comando della 2° Armata il 1.11.1915 in riferimento al parroco don Giuseppe Viola offrì la seguente versione: "determinazione dell’internamento sottoposto a nuovo ed accurato esame: A Cormons da circa due mesi, ove risiede attualmente. Aderente al partito Faiduttiano. Non risultò essere elemento attivo di propaganda". Nello testo viene dato un giudizio anche di don Giuseppe Caucig - San Lorenzo di Mossa: "Allontanato dalla sua sede per misure di prudenza. Poco risultò contro di lui, sotto il punto di vista politico, ma si potè accertare che era poco accetto alla popolazione, perché disordinato nella compilazione e conservazione dei documenti anagrafici e nella amministrazione dei beni della chiesa". A.C.S.R. Comando Supremo (Sgac), b.214.
12. Giuseppe Antonio Orzan, podestà in carica al momento dell’entrata delle truppe italiane. Internato. La Commissione sovrintendeva la Revisione degli internamenti per conto del Comando Supremo.  Sul verbale della seduta del 23 giugno 1916 in merito alla sua domanda di disinternamento dava il seguente giudizio:"…per Orzan Antonio: 1° si concede il trasferimento dell’Orzan a Corno di Rosazzo, 2° informare l’armata comunicandole le assicurazioni avute dal sindaco di Corno di Rosazzo circa l’alloggiamento colà del richiedente". A.C.S.R. Comando Supremo (Sgac).  b 217. Su di lui troviamo un breve cenno sull’"Almanacco del Popolo" - Strenna di Wagna (1916), pag. 65.
13. Sresernic (Srebernic) Carlo di Antonio di anni 26, giunse a Golfo Aranci nella stessa data di Luigi Bregant (18.9.1915). Destinazione Tresnuraghes. In una sua richiesta di rimpatrio la Commissione addetta rilevava di aver bisogno di ulteriori rilievi (27.5.1916).
14. Chiopris Francesco di Pietro di anni 23. Ibidem. Come sopra. Il 27.5.1916 gli fu negato il rimpatrio chiesto però per Vilpulzano.
15. L’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Golfo Aranci lo segnalava il 15.9.1915 tra le persone sbarcate in Sardegna e nel caso suo destinate a Oschiri.  Il 21.5.1916 venne trasferito a Diana Marina.
16. Stergar Francesco di Giovanni di anni 37. Giunto a Golfo Aranci il 15.9.1915. Destinato a Oschiri.
17. Questo il giudizio del Comando della 2° Armata del 1.11.1915:"Ben visto dalla popolazione e non accetto al partito Faiduttiano, per la sua ostentata indifferenza politica". A.C.S.R.  Comando Supremo, (Sgac), b. 214.
18. A.C.S.R. Comando Supremo (Sgac). b. 214. L’Elenco dei nominativi degli individui internati porta la data: Cormons, li 12 ottobre 1915.
19. Ibidem.
20. Il Tribunale di guerra del VI Corpo d’Armata ebbe sede anche a Cormons (29.6.1915).
21. Archivio di Stato di Cagliari, Fasc. Internati. Elenco Internati nel Circondario di Oristano (2.1.1916).
22. A.C.S.R. Min. Int. Dir. P.S., A5G-1GM, b. 27.
23. Sul libro delle nascite della Parrocchia di Lucinico troviamo la registrazione della nascita al 5.2.1890. Luogo della nascita al civico n.227. Luigi Bregant di Valentino e Maria Pizzul.
24. A.C.S.R. Comando Supremo (Sgac), b. 217.

Archivi
Archivio Centrale di Stato - Roma, Archivio di Stato di Gorizia, Archivio della Curia Arcivescovile di Gorizia

Bibliografia
Comune di Mossa, Mossa nella Storia, 1877-2017, stamp. In proprio 2017.
La mia Parrocchia, Udine 1923.
L. Zoffi, in "Gorizia e l’Isontino nel 1915"
C. Medeot in "Voce Isontina" del 22.8.1965.
"La Patria del Friuli" del 1.10.1920.

Settimanali-periodici.
Arnaldo Greco, Gli internamenti di don Arturo Pinat, don Antonio Carrara, Giuseppe Viola rispettivamente parroci di Mossa, Moraro  e Capriva. "Voce Isontina" di Gorizia del 16.5.2015, 4.7.2015, 18.7.2015.

 
Ringraziamenti:
Al Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato dott. Stefano Vitali, al personale dell’Archivio della Curia Arcivescovile di Gorizia, al sig. Pino Tommasini di Monfalcone e  a Carlo Schiff di Chiopris.

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