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"La luce del tempo"

Un viaggio dall’età dei Longobardi ai giorni nostri

Parole chiave: storia (8), comunità (58), antichità (2)
"La luce del tempo"

"La luce del tempo", un video di Umberto Calligaris che narra la vita della comunità di Romans; accenna a tutti i paesi del Comune.
Quello che mi ha colpito subito è stata la luce: calda, metallica, lattiginosa, che lotta con la notte o annuncia il giorno.
E poi il senso del tempo: viene da natura, persone e cose, soprattutto dall’acqua, che ne simboleggia lo scorrere, e poi le opere dell’uomo, in varie epoche; e le età dell’uomo, con una frequente presenza di bambini.
Col tempo, il senso della storia: dai campanili dal Cinquecento al Settecento, ai Longobardi.
Emergono nel tempo e irrompono nella nostra storia nel 568. Prima scesi dalla Scandinavia al corso germanico dell’Elba, alla Pannonia (Ungheria), scendono verso di noi, cercando il Sonnenland, il paese del sole, diffondendosi nell’intero Mezzogiorno della penisola italica.
Ecco, le manifestazioni si legano alla storia, come i fuochi dei Celti, e alla leggenda, come i Krampus: ricordano la leggenda di San Nicolò che sconfisse il diavolo.
Feste religiose e laiche punteggiano il racconto, con la sarabanda del carnevale, dalle origini romane come i travestimenti. Il rito sacrificale del suino, e della "pinza" e della colomba pasquale…
Pur parlando del paese, il lavoro sfugge a ogni tentazione localistica.
Apprezza il lavoro di valenti artigiani; fa capire quello dei contadini (la vita ci viene da lì); valorizza ogni aspetto del lavoro umano: non occorre parlare dei muratori, bastano muraglie e case; è di più soffermarsi sugli scalpellimi: sono sufficienti gli innumerevoli portoni romanesi.
La festa unisce la comunità; è fatta di modernità e tradizione: il cibo unisce, ma non se ne fa un mito.
Anche il carnevale ha tocchi di apertura al mondo, non solo per esotismo, ma per la curiosità di conoscere, che quelli della "Banda del Quajat" perfezionano con straordinaria abilità tecnica.
C’è la musica che accompagna le immagini, ma le parole non si sprecano.
A che servono verbosi commenti, se già le immagini spalancano il cuore su paesaggi nel volgere delle stagioni, su particolari di animali fiori e frutti?
Il succedersi delle feste è trattazione intelligente del vivere di una comunità intelligente, che non divide la gente in categorie o, peggio, per età. Largo spazio è dato ai bambini: l’avvenire è lì!
Poi il più bello del bello è il collegamento tra la gente del paese, le associazioni e la scuola: visione di una comunità educante, che non delega, ma partecipa.
Umberto Calligaris che lo ha magnificamente realizzato; gli "Scussons", che lo hanno promosso e tutti quelli che hanno collaborato, sono riusciti a raggiungere un traguardo: far palpitare le immagini di questo film con il cuore di chi lo sa guardare , perché  non basta… vederlo!
Per concludere, un brano dalle Confessioni di Sant’Agostino: spazio non indifferente il video dedica alla spiritualità; il testo non si lega solo a questo aspetto, anche alla forma si collega:
"Gli occhi amano le forme belle e varie, i colori nitidi e ridenti. Ma non avvincano questi oggetti la mia anima. L’avvinca Dio, che fece sì questi oggetti buoni assai (Gen 1,31), ma è lui solo il mio bene, non essi. Per tutto il giorno, finché ho gli occhi aperti, mi raggiungono senza darmi tregua, mentre me ne dànno le voci che cantano e talora, nel silenzio, tutte le voci.La regina stessa dei colori, la luce, inondando tutto ciò che vede, dovunque io sia durante il giorno, mi raggiunge in mille modi e mi accarezza, anche quando, intento ad altro, non bado ad essa.S’insinua con tale vigore, che se viene a mancare all’improvviso, la ricerco avidamente, e se si assenta a lungo, il mio animo si rattrista".
Proprio così: Umberto Calligaris ha saputo guardare il mondo, piccolo e grande, con gli occhi dell’anima.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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