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L'Angelo e il Vento

Un racconto dedicato alla fine dell’anno, alla fatica, all’Amore Infinito che vince sempre sull’Odio

Parole chiave: racconto (11)
L'Angelo e il Vento

-Ancora una volta è arrivata la fine dell’anno: il momento della grande fatica! - brontolò il Vento - Credi valga davvero la pena proseguire all’infinito? -
L’Angelo continuò ad alimentare il fuoco e non rispose.
Non intendeva cadere nel tranello     del Vento, che amava ingolfarsi in labirinti, infilandosi in discorsi inutili e vuoti.
- Certo, è comodo per te restartene seduto accanto al fuoco ad aspettare che abbia concluso la faticosa impresa. - incalzò il Vento - Guardi nella fiamma e speri che l’immenso cumulo d’odio possa bruciare consumandosi. Ma vedrai che neppure quest’anno, come ogni anno, riuscirai ad annullare del tutto l’immensa montagna. Resterà il solito fatale residuo a produrre altri mali. Ed io avrò logorato le mie forze per niente, dopo aver faticato a raschiare dalla faccia della terra le immonde macerie generate dall’odio -.
- E’ vero, la tua è una fatica pesante - ammise l’Angelo - ma non inutile. Le rovine, prodotte dall’odio, sono gravi e pungenti ma se le lasciassimo stratificare sulla faccia della terra diverrebbero definitivo sudario. Perciò, alla fine di ogni anno, hai il compito di raschiare tutto il cumulo d’odio, che l’Odio ha generato nella valle immensa, affinché io possa consumarlo con il calore dell’amore, che l’Amore ha generato -.
- Come al solito, sono sicuro che l’Amore non riuscirà a spazzare totalmente ogni residuo di Odio e perciò il prossimo anno ci ritroveremo a rifare l’identica fatica. -
- Questo è da vedere. Ma ora va’, che il momento è giunto -.
Il Vento schizzò via gelido, di cattivo umore.
Egli amava fischiettare tra le foglie degli alberi, gareggiando con gli uccelli, si divertiva a sollevare le gonne delle donne o pizzicare le rosate guanciotte dei bimbi oppure, nei giorni di malumore, far ruzzolare per terra qualche traballante vecchietto. Trovava intollerabile quella enorme fatica annuale, soprattutto perché lo metteva a contatto con ciò che per tutto l’anno aveva accuratamente evitato: le ferite che l’odio apre nelle carni dell’uomo. Si sprigionava da quelle piaghe un soffio talmente mefitico da far rivoltare lo stomaco e pungere gli occhi fino a farli lacrimare. L’odio riesce a sopravvivere persino alla morte, per andare ad innestarsi nel cuore dei viventi, che lo fanno fuoriuscire dalla bocca e dagli occhi, alimentato da invidie e gelose rivalse. E così l’acre odore serpeggia, moltiplicandosi in una filiazione perversa di sangue, angosce e dolori infiniti.
Chissà perché gli uomini continuano a lasciarsi infettare da tale orribile morbo!
Il Vento non riusciva a spiegarselo, da qui la rabbia per l’inutile impresa, cui l’Angelo lo costringeva.
Ogni anno ne usciva sconfitto, eppure caparbio non si dichiarava mai vinto, anzi con rinnovato vigore ricominciava l’inutile lotta, come se l’anno prima avesse riportato una schiacciante vittoria. Assolutamente incomprensibile.
L’Angelo intanto, guardando nella fiamma, vide che Il Vento aveva portato a termine l’annuale lavoro. Immenso il cumulo di macerie che l’Odio aveva generato e chissà se l’Amore era stato altrettanto prolifico da riuscire ad incenerire l’enormità del male. Impossibile saperlo, poiché l’odio ama il chiasso ed il pettegolezzo, il rombo pubblicitario, mentre l’amore si alimenta nel silenzio dei cuori o si deposita in forzieri, che solo l’Angelo ha il potere di aprire.
Appena li socchiuse, si sprigionò un  tale calore da far schizzare la fiamma tanto in alto da investire l’immenso cumulo d’odio, che si accartocciò stridendo.
Forse il miracolo stava per avverarsi e l’Amore ne sarebbe uscito vincente. E invece, anche quell’anno, il fatale residuo era rimasto come sempre a generare altro male.
- Ecco, che ti dicevo, un’altra fatica perdente. - bofonchiò il Vento - Anzi quest’anno il residuo mi pare più spesso dei precedenti. Fino a quando intendi continuare? Esigo una risposta -.
- Fino alla fine dei tempi - sussurrò dolcemente l’Angelo - Avvicinati, ti concedo di guardare quello che solo ai miei occhi  si può svelare. Vedi? Una moltitudine immensa di donne e di uomini, di giovani ed adolescenti, s’inerpicano su per l’alta montagna attraverso stretti ed ostili sentieri. Sono i seguaci dell’Amore infinito. Guarda, hanno vesti e carni lacere, ma sebbene insultati e derisi continuano a procedere, con grande fatica.  Da più di duemila anni attraversano la storia incuranti delle tempeste.  Continuate a procedere, non vi arrendete! Che siate benedetti generatori di pace, di giustizia e civiltà! Verrà il tempo che sarete voi a regnare sulla terra. Ed ora che hai visto, dimmi come possiamo abbandonarli? -
Il Vento si allontanò sibilando, senza rispondere.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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