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Il Racconto della Montagna tra tempo e stagioni

Non mancano spunti di storia sociale: le donne e l’alpinismo, lo sviluppo della cartografia, l’avanzare dell’industria turistica

Parole chiave: alpinismo (1), cartografia (1), montagna (2), turismo (9)
Il Racconto della Montagna tra tempo e stagioni

Conegliano, la capitale del Prosecco, la cui zona di produzione è diventata patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2019, non dimentica il valore della cultura, di questi tempi pressoché rimossa a favore di un’economia troppo spesso disumanizzata, e quindi ha deciso di aprire una mostra, già programmata per l’inizio di marzo, venerdì 12 giugno, dal titolo “Il racconto della montagna nella pittura fra Ottocento e Novecento”.
Nella breve introduzione d’apertura il sindaco ha giustamente sottolineato il valore delle sinergie culturali che devono essere parte di un’offerta turistica qualificata: Conegliano ha infatti curato molto il suo centro storico e la memoria un illustre pittore della Repubblica di Venezia, Cima da Conegliano appunto.
La storica cornice di Palazzo Sarcinelli offre poi ormai da anni mostre d’arte d’angolazione precisa e sempre nuova: quest’anno è toccato alla montagna, precisamente alla vedutistica tra Ottocento e Novecento che spazia dalle Dolomiti alle Alpi Carniche, dal Tarvisiano alle grotte di san Canziano, vicino Trieste, e ai paesaggi dell’inverno croato, una novità assoluta nel panorama veneto.
Lontani (fortunatamente!) dal mondo della realtà virtuale la mostra ci consente di godere dell’opera armonica prodotta dalla creatività e abilità personale del singolo artista, che ritrae la montagna nel corso del tempo e delle stagioni, quando la luce gioca con le caratteristiche del paesaggio e ne scopre angolazioni sempre nuove.
Possiamo conoscere la Cortina di fine ‘800, la solitudine del lago di Misurina e di quello di Braies, solitudine che ci permette di rientrare in contatto profondo con noi stessi. Sono presenti la montagna friulana di Pellis e i "nuovi confini della patria" del triestino Ugo Flumiani: ci sorprendiamo davanti ai taccuini di acquerelli di Napoleone Cozzi, triestino d’adozione, morto nel 1916.
Ma non mancano spunti di storia sociale: le donne e l’alpinismo (immaginate le coraggiosissime e abilissime donne di fine ‘800, ancora prigioniere di giganteschi pregiudizi e di abbigliamento completamente inadatto), lo sviluppo della cartografia (Cesare Battisti, deputato trentino  - quindi bilingue perfetto - al parlamento di Vienna, giustiziato come traditore, era anche un valente cartografo!), l’avanzare dell’industria turistica, che troppo spesso snatura il paesaggio e diventa appunto un rito consumistico. In mostra sono presenti anche alcuni manifesti pubblicitari del museo nazionale collezione Salce di Treviso, che fa parte dell’offerta museale di quella città. Visto che il treno era il principale mezzo di locomozione i manifesti - di raffinata tecnica esecutiva - venivano esposti nelle sale d’aspetto delle stazioni e dovevano incuriosire ed informare il viaggiatore.
Il sito Internet della mostra (www.mostramontagna.it), aperta fino all’8 dicembre, offre tutte le informazioni pratiche e il maneggevole catalogo rappresenta un ricordo tangibile della visita.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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