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Franco Dugo: 80 anni tra arte e cultura

"Per quanto riguarda l’"esplorazione", devo dire che sono un artista molto curioso, ho affrontato moltissime tecniche in tutti i campi artistici provati. Sono, diciamo, eclettico e sempre aperto a nuove possibilità di lavoro"

Parole chiave: Franco Dugo (4), pittura (37), incisione (3)
Franco Dugo: 80 anni tra arte e cultura

Ha da poco compiuto 80 anni uno dei principali protagonisti del mondo dell’arte e della cultura della nostra città. Si tratta di Franco Dugo, incisore, pittore, grafico che nel corso della sua carriera ha avuto modo di esporre nelle principali gallerie e rassegne artistiche non solo del nostro Paese, ma in tutta Europa e nel mondo, guadagnandosi un posto rilevante nel panorama dell’arte contemporanea.
Lo abbiamo incontrato e con lui abbiamo ripercorso un po’ il passato ma, soprattutto, abbiamo voluto con curiosità guardare al futuro.

Maestro, questo 2021 porta con sé un bell’anniversario: i suoi 80 anni, certamente ricchi di esperienza ma anche di cambiamenti…
Ammetto di essere piacevolmente contento e sorpreso di questo traguardo e di quanto incredibile sia esserci arrivato. È un’età però che presenta anche un rischio: quello di iniziare a vivere di ricordi.
Per quanto mi riguarda, sono molto felice di essere arrivato a quest’età e soprattutto di quello che ho potuto fare; anche in quest’occasione sono stato omaggiato da più parti e questo credo voglia dire che, nella vita, qualcosa ho fatto e qualche traguardo di quelli prefissati da giovane - quando decisi di intraprendere la carriera di artista a tempo pieno - l’ho raggiunto.
Ho anche avuto molte soddisfazioni, come quando - da autodidatta - venni invitato a insegnare Tecniche dell’Incisione all’Accademia di Venezia, campo che ho praticato per tanti anni e che mi ha dato enormi soddisfazioni con riconoscimenti nazionali e internazionali.

Guardando indietro, se avesse la possibilità di parlare con il Franco Dugo ventenne o trentenne, cosa gli direbbe?
Ho spesso avuto modo di pensare a questo, a com’ero a trent’anni e cosa volevo. Proprio a quell’età decisi di fare l’artista a tempo pieno. Prima feci molte esperienze lavorative, politiche, teatrali... ma il disegno l’avevo sempre in mente.
Le vicende personali non mi permisero di svolgere studi artistici in gioventù - ad ogni modo i quattro anni al Seminario minore portarono frutto, mi permisero di venire in contatto con forme artistiche come l’acquerello, che mi appassionò molto -.
Quando decisi di dedicarmi a pieno all’arte, avevo un’età considerata avanzata per chi desidera fare l’artista, ero in ritardo rispetto chi aveva svolto studi indirizzati ad un percorso artistico; certo, non ero "fermo" - i miei primi quadri ad olio risalgono ai miei 20 anni - ma sentivo appunto un certo ritardo rispetto chi aveva iniziato la carriera subito dopo gli studi.
Quindi, quando presi la decisione netta, con la liquidazione della precedente occupazione comprai tutto il necessario per dipingere, lo stesso giorno ebbi la fortuna di trovare uno studio disponibile, mi ci chiusi dentro e iniziai a lavorare, dipingendo tutta una serie di paesaggi dei dintorni, del Carso.
Fu un momento particolare poiché decisi di mettermi alla prova: volli infatti organizzare subito una mostra, ospitata alla Galleria "Il Torchio" di via Mameli, per vedere quale fosse l’impatto con il pubblico; una sfida per capire se proseguire o fermarmi lì. Le cose andarono bene, vendetti anche i primi quadri in quell’occasione, e quindi decisi di proseguire.
Ripensandomi a 30 anni, posso dire che ero molto determinato: lavorai tantissimo perché avevo sempre quel "chiodo fisso" che mi tormentava di essere in ritardo rispetto agli altri, cercavo quindi di recuperare il tempo perduto. Inoltre avevo il desiderio di essere riconosciuto non soltanto a livello locale, ma almeno a livello nazionale. Quindi dedicai davvero tutto me stesso all’arte, per emergere.
Devo dire che sono riuscito a raggiungere quest’obiettivo soprattutto con le incisioni - iniziate nel ’74 -, per molti anni tecnica principale nel mio lavoro e che mi portò ad essere conosciuto e, non da ultimo, ad essere chiamato ad insegnare prima a Venezia, poi a Firenze.
Per cui al me stesso trentenne probabilmente direi di insistere con la determinazione e la tenacia, nella giusta direzione.

Poco fa accennava al desiderio di essere riconosciuto a livello nazionale. Lei però è andato molto oltre anche a livello internazionale…
Nei primi anni ’80, nel 1982 per la precisione, si tenne la mia prima mostra di incisioni a Milano, presso la Libreria Einaudi, posto prestigioso in quegli anni, e venne presentata da Mario De Micheli, uno dei critici più importanti del periodo. Tramite lui, venni segnalato nel Catalogo Bolaffi della grafica tra gli incisori dell’anno: un grande passo avanti.
Da lì iniziai a partecipare a tutte le mostre a livello nazionale e internazionale della Grafica: la Biennale di Lubiana, poi Cracovia, Berlino, Lodz, Tokio... Mi ritagliai insomma un posto nel panorama dell’incisione internazionale e questo mi diede molte soddisfazioni. La più grande, che veramente mi colpì, la partecipazione alla Biennale della Grafica a Bradford in Inghilterra, dove una delle mie incisioni venne acquistata dal Victoria and Albert Museum. Questo per me rappresentò un vero salto di qualità: era il 1986, un anno di passaggio a una situazione ancora migliore dal punto di vista dell’arte.

Guardiamo ora un momento alla realtà locale. Che spazio per l’arte in città e soprattutto che possibilità per gli artisti emergenti?
È un lavoro duro quello dell’artista, soprattutto per emergere e farsi conoscere. Gorizia è una città bellissima, tranquilla, posta in un luogo bellissimo che è il Collio/Brda, ma dal punto di vista delle possibilità per un giovane che vuole fare l’artista, è un posto isolato, fuori dai grandi canali dell’arte, non ha gallerie d’arte importanti e non ha critici d’arte affermati a livello nazionale. Mancano poi i collezionisti.
Un giovane per esporre oggi trova molte difficoltà. Ci sono alcune associazioni, ad esempio Prologo, che si dà molto da fare e ha contatti con le "nuovissime" generazioni di artisti, sia italiani che sloveni. Mancano però, come dicevo, spazi e possibilità per emergere: credo ci vorrebbe un maggiore occhio particolare verso i giovani artisti, anche da parte delle amministrazioni.
C’è da dire che ci sono anche realtà come il Kulturni dom - molto importante per la città - che offre continuamente iniziative culturali di tutti i tipi, riservando un apposito spazio per l’arte. Questo è notevole per Gorizia.
Il lavoro dell’artista è un lavoro fatto di grande determinazione e di contatti anche con le gallerie private, soprattutto quelle di "fuori" - ed è questo il consiglio che dò ai giovani -.

Queste difficoltà affievoliscono l’interesse verso il mondo dell’arte da parte delle nuove generazioni, o nota comunque un certo "fermento"?
Interesse verso il mondo dell’arte da parte dei più giovani c’è, sono moltissimi e il locale Istituto d’Arte, negli anni, ne ha formati tanti e ha fornito diversi talenti.
C’è da dire però che i ragazzi sono frustrati per il fatto di non sapere come poter emergere, come poter esporre per la prima volta: molti vengono anche da me per avere informazioni, per capire come fare.
Il riuscire a mostrarsi per la prima volta è una delle cose più complesse e, se non si hanno degli aiuti che possano orientare, molti possibili talenti rischiano di scomparire.
Dovrebbe, come dicevo, essere più conosciuto anche il mondo dei giovani artisti e si dovrebbe dare loro delle possibilità. A Gorizia abbiamo alcune persone che si interessano a ciò, agli emergenti: ci sono dei critici d’arte, giovani, che possono aiutare le nuove generazioni a creare legami con le realtà artistiche già esistenti. Ai ragazzi consiglio di parlare anche con loro.

Parlando proprio di Gorizia, andiamo ora verso il 2025 che ci vede capitale europea della Cultura insieme a Nova Gorica. Cosa pensa di questa opportunità, quali passi - dal suo "osservatorio" - sono necessari?
Abbiamo una grande occasione, bellissima. L’appoggio da parte di Gorizia a questa candidatura era quasi logico, naturale, perché le due città - inutile girarci intorno o cercare barriere inesistenti - sono destinate a unirsi prima o poi, anche per la loro salvezza (Gorizia per esempio sta perdendo sempre più abitanti).
Spero venga sfruttata bene questa occasione: in Slovenia già stanno lavorando, è il momento che anche Gorizia inizi a prepararsi; già ora gli assessorati dovrebbero mettersi in moto per operare al passo. Desidero insistere su questo punto, nel dire che è già tempo di contattare il mondo dell’arte e della cultura per vedere cosa fare, per "dare una spinta" e iniziare per tempo una programmazione strutturata, anche grazie alle idee e ai contatti che queste persone possono offrire.
Le possibilità sono molteplici, anche e soprattutto con gli artisti sloveni, molto attivi con iniziative internazionali sul Collio/Brda, esperienze dalle quali si può, per esempio, trarre ispirazione.
In questo momento tutto dovrebbe essere concentrato su questa grande possibilità che ha Gorizia insieme a Nova Gorica, vedendola non solo come un obiettivo economico e di legami politico-economici, ma che focalizzandosi appieno sulla Cultura, l’obiettivo principale.

Per concludere, parliamo dei suoi prossimi progetti. Immagino che nel mondo dell’arte non ci sia mai un vero e proprio arrivo, ma in qualche modo si continui sempre a sperimentare. C’è quindi qualche tecnica o qualche filone che le piacerebbe ancora esplorare?
Vero, un’artista, se ha la fortuna di stare bene, in salute, non va mai in pensione ma ci saranno sempre degli obiettivi da raggiungere. Personalmente ne ho già alcuni fissati per questo e il prossimo anno: una mostra, a fine anno, proprio in occasione dei miei 80 anni insieme al critico d’arte Giancarlo Pauletto, un amico da molti anni e il primo che scrisse di me già negli anni ’70. Sarà allestita a Pordenone, al Centro per le Iniziative culturali. Sarà una mostra particolare, con molti elementi inediti, molti miei disegni e molti scritti di Pauletto, stesi in questi 40 anni di conoscenza.
Per quanto riguarda l’"esplorazione", devo dire che sono un artista molto curioso, ho affrontato moltissime tecniche in tutti i campi artistici provati.
Sono, diciamo, eclettico e sempre aperto a nuove possibilità di lavoro. Certamente il mio essere e la mia occupazione si fondano soprattutto su quanto sto svolgendo ora: il ciclo sui cieli - recentemente ho anche esposto a Padova nell’ambito della mostra dedicata a Van Gogh -, tema che sto svolgendo da anni, che proseguo esplorando, accanto alla ritrattistica.
Tuttavia, se trovo interesse per un’altra tecnica o un’altra ispirazione, l’affronto subito perché non voglio fermarmi, sono aperto ad ogni aspetto che si possa presentare.

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