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Arti e mestieri a Romans

In un volume la puntigliosa ricerca effettuata in molti anni da Edo Calligaris che racconta la storia e gli spazi di vita di uomini e donne di un tempo

Parole chiave: mestiere (4), arte (19), ricerca (6)
Arti e mestieri a Romans

Uno dei più grandi uomini politici del ’900 italiano, Giuseppe Dossetti, mise in guardia dal toccare la Costituzione. C’era chi vedeva con fastidio l’art. 1: "L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…". Forse Dossetti notava tra aspiranti riformatori troppi, che  - in materia - non aveva riempito carta velina.  C’entra col libro di Edo Calligaris?
Eccome! è un canto al fondamento della Repubblica, il lavoro, per 336 pagine: abbrivio dal ’700.
Pagine fitte (Calligaris ci ha lavorato anni); e pagine ariose. Fanno parlare personaggi di successo alto, mediocre e quasi nullo.
L’ elenco per nomi rastrella l’alfabeto da ovvie A, B e C, a meno consuete K, J, W, e X: parlano di complessità delle nostre terre.
Tutti onorati quelli che hanno faticato per vivere. Le fotografie (350) raccontano come film, spazi di vita: uomini e donne; da bambini, a nonni, in tempo che attraversa guerre, crisi e rinascite, la storia del caleidoscopico nostro Paese. Storie piccole si rivelano in un titolo e in una didascalia; racconti maggiori; saghe familiari si prendono pagine.
Introducono foto dei premi assegnati, dagli editori del libro, "Scussons" e "Fain", sodalizi di uno strepitoso paese, che si snoda lungo strade che attraversano fiumi: metafora, immagine nell’andare nella vita.
Il ’700 albeggia con impresa memorabile: costruire una chiesa, grande, col senso d’incontro di finito e Infinito; che si sposi, simbolo di pietà e orgoglio, col campanile eretto decenni prima.
Si piantano in paese i Giani, capomastri e architetti Comensi; dalla Carnia fabbri (i Poian…), muratori, abili artigiani, ad arricchire schiere locali; Pupin, da Cavasso Carnico, superano la bufera napoleonica e impiantano la faria di nuovo nel 1814; seguito nel libro. Si parla di padroni, garzoni, contratti d’ apprendistato per evitare i soprusi sui giovani e salvare autorità degli adulti. Si parla di società sempre più complessa, che esige nuove professionalità; il commercio a cerchi più ampi (inizi 800), coi mercati di S. Giacomo (25 luglio), e S. Elisabetta (19  novembre). Valanghe, di nomi, dati e fatti, locali; il "Leon d’oro", che tocca il povero Oberdank vittima anche della ragion di stato. I Barnaba della "Posta", che trattavano tutti come uno di famiglia. Troviamo sale dello spirito e tessuto connettivo di questa storia del lavoro a Romans, Fratta, Versa (dal 1928) e Villesse (fino al 1954!).
Si parla di calcio e Pro Romans; podisti e ciclisti avventurosi; 1000 soldati che piombano in paese e promettono crescite in verticale, rapidamente deluse dalla partenza.
Anni ’30 vedono esibire mani sui fianchi e petti in fuori, ma più di 200 disoccupati, declino e chiusura della Modiano dalle mitiche ciartis finis. Troviamo solidarietà nella cooperazione, e storia di cappotti rivoltati da sarti (idem per calzolai), che facevano resistere i materiali fino a commozione.
Ci sono tutti: nobili, sensali, carabinieri; torme di ambulanti, che tentavano la fortuna con avventuroso e faticoso girovagare. Perfino Giordano Bulo, pescivendolo di eccezione; fortuna non fa (bravo cantore di povera gente, sì), ma, con tsunami da pesce stanco di resistere, fornisce  clienti al medico eroe (per altro motivo), dott. Calabrò. Molto presenti le donne: sartine, operaie Modiano; filandere (Banfi), ostesse, venditrici; mugnaie, caritatevoli pur stracariche di figli.
Il lavoro romanese tocca acme di celebrità con la scultura dei rospi di pietra sul passamano del pulpito nello Stephansdom di Vienna, e opere in mezzo mondo, con Clemente e Cesare Cumin.
Latterie di successo e generosità; fornaci, con fornaciaie e fornaciai bruciati da caldo e fatica.
Saghe familiari: gli Schnablegger ci parlano dei cavalli e finiscono con Sandi centauro sul cavallo di ferro, che lo portò alla fine. Artigiani come Checo Poian, diventano riferimento morale; mobilieri di rara eleganza, e l’eleganza di Valburga Marangon Poian, vedova di guerra e gestora del "Giardinetto", alveare i di incontri e iniziative.
"Pieri uardia" vegliava sulla legalità e Angelo Montina, eccellente fotografo, lo immortalava
Col tempo, il progresso, la radio e il suo mondo: vi eccelle Anselmo Cumin, anche collaudatore di sommergibili.
Non mancano amministratori pubblici, eccellenti e medici: Efisio Tomasin di precoce, tragico tramonto nella lotta alla malaria nella Bassa Friulana.
Carri, trasporti, meccanica di precisione (Lidio Poian). Gente di coraggio come Silvano Poian, "Congo", con la moto Indian e le avventure - sudate - all’estero.
Si è all’avanguardia nel cine; nomi "classici": Italia; Impero nel 1938, con interessante veste architettonica del razionalismo.
La sale da ballo: Modiano (caso di riconversione); Arlecchino e l’estivo "Arpa d’oro", che tirano a sé nuovi mestieri (vuardabicicletis) e strali di don Ernesto Galupin, uomo santo, padre dei poveri, ma "ballomania" no e neanche cine, non per la realtà, magari, ma per le potenzialità teoricamente negative.
Scivola verso la fine il libro, con riconoscimenti e chiusure, scioperi e aperture, in una realtà ancora vivace.
Benissimo, Edo Calligaris, puntiglioso, preciso; a volte col tono moscardin dell’ironia, sempre con palpitante attenzione verso ogni persona, che sia passata o che si trovi ad agire sull’impegnativo palcoscenico della vita.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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