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Antonio Chiaruttini musicista del mese mariano

"Nella storia di maggio, oggi più citato che vissuto, per il mutare dei tempi e della cultura, il maestro sanvitese occupa un posto importante"

Parole chiave: Antonio Chiaruttini (1), musicista (2)

Antonio Chiaruttini nasce a S. Vito al Torre il 28 maggio 1872; si diploma a Capodistra. A S.Vito aveva istruito il coro e suonava l’organo. La sua ultima attività è a Trieste (Scuole Industriali) dove muore l’11 aprile 1936.
A metà ’800, c’erano state le apparizioni  di Lourdes., in un momento di duri attacchi alla Chiesa, da più parti ideologicamente contrapposte. Allora si sviluppa la tradizione del mese  dedicato alla Madonna.
La devozione, nata nel primo ’700, proposta dal gesuita Annibale Dionisi: (nel 1726, a Parma, pubblicò "Il mese di Maria o sia il mese di maggio, consegrato a Maria coll’esercizio di vari fiori di virtù"), nell’ ’800 friulano era sviluppatissima.
Gran parte dei paesi era votata alla Madonna di Barbana, o pel terribile colera del 1855 o per le malattie dei bovini. Un balzo in avanti nella devozione, si ebbe dal 1910, comparve il I numero del bollettino mensile "La Madonna di Barbana" (Società per la buona stampa, presieduta da don Clemente Corsig). Nel n.10 (anno IV - ottobre 1913) Chiaruttini scrisse la sua prima poesia: "Alla Vergine". È in italiano, molto sentita, se pur modesta, con echi (non presenze) manzoniani.
La poesia mariana inondava (termine usato in senso positivo) la pubblicazione: poesie del sacerdote G.B. Galerio (1812-1881) largamente prevalenti.
Per capire il legame tra devozione mariana e tensione alla giustizia in "La Madonna di Barbana" è utile leggere un brano della cronaca compilata quasi certamente (lo si capisce dalla sigla) da don Giuseppe Maria Camuffo nel n. 12 della I annata.
In esso, si  dà  l’addio a 500 contadini friulani delle "Basse", che migrano nelle  Americhe "a guadagnare col sudore un pane onorato".
"Anche Maria - osserva Camuffo - provò come voi il dolore di abbandonare la patria." Una  delle poesie alla Vergine di Antonio Chiaruttini si chiamerà proprio "Peregrinantium comes", compagna di chi va.
Collaborò agli "Strolics" e ad alcuni numeri di "Ce fastu?", ma il suo lavoro completo è rappresentato dalla raccolta di canti "Vive Marie"; ne fa parte "Suspîr da l’anime", musicata e resa celebre da Oreste Rosso.
Si possono classificare nel genere "canzoncine devote", nate in epoca rinascimentale, fiorite nel ’600, sviluppatesi  anche nell’ambito della devozione mariana e del mese di maggio.
Oreste Gregorio (ha compilato la voce per la Enciclopedia cattolica), avverte che non si può accostarsi a queste composizioni con l’animo e gli strumentai della critica letteraria. Ci vuole altra sensibilità,  pena il ridurre tutto a sentimentalismo.
Lo stesso vale per le poesie che Antonio Chiaruttini scrisse e poi musicò. Sono 32 pubblicate nel libretto "Ghirlande ’e Madone", titolo che richiama il rosario.
Si entra nel tema di queste espressioni poetiche, se si è vissuto qualche mese di maggio di almeno 40-50 anni fa: l’altare della Madonna esplodeva di fiori, profumi e luci; chiese piene di popolo; schiere di ragazzi irrequieti presi a volte dal canto o dall’interesse per gli esempi che il sacerdote leggeva, più attenti al sagrestano costretto a stare di guardia ai loro comportamenti durante il rosario.
Canti e ritmi di litanie sempre diversi da sera a sera, con i cori femminili come protagonisti, in virtuosismi a volte funambolici.
Le composizioni di Tunin Ciarutin si immergono in pieno in questa atmosfera, con fede profonda e animo commosso; solo così si possono comprendere.
Questi testi fatti per la musica; oggi mancano.
Anni fa, don Narciso Miniussi, fine musicista e compositore, si lamentava proprio di ciò. Qui invece la corrispondenza parole-musica c’era, semplice e sorgiva.
Antonio Chiaruttini va collocato fra la schiera di maestri formatisi alla scuola austriaca, capaci anche dal punto di vista musicale.
Nella storia del mese di maggio, oggi più citato che vissuto,  per il mutare dei tempi e della cultura, il maestro sanvitese occupa un posto importante, forse non valutato appieno.
Ma nell’anima della povera gente, che cercava parole adatte a pregare la Madonna, il suo linguaggio ha parlato di speranza e devozione.

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