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Verso l’Avvento

Il Tempo di Avvento mette in risalto tre virtù umane: l’attesa, la pazienza, la speranza.

Parole chiave: Unitalsi (29)
Verso l’Avvento

In un tempo, come il nostro, in cui le cose prima succedono e poi avvengono, non è facile neanche per noi cristiani ed unitalsiani attendere con pazienza la rivelazione piena e totale del mistero di Dio, alla fine dei tempi. Conosciamo il passato, siamo immersi nella storia che il tempo racconta e conserva, facciamo memoria degli avvenimenti belli e terribili, noti e meno noti, ma l’avvenire ci è consegnato in una scatola chiusa che potrà essere aperta soltanto man mano scorrono le lancette dell’orologio. Avanzare troppo veloci o perfino sorpassare il tempo non è mai stato un beneficio per l’uomo. Non lo è mai stato perché non abbiamo nelle mani la piena e inviolabile libertà di apprendere e conoscere tutto, di prevedere e sapere il futuro. "Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno" (Mt 6, 34). A questo messaggio, a questo invito di Gesù fa eco una bellissima espressione del Dalai Lama: "Ci sono due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere."
Mentre siamo in ansia se e come vivremo il Natale nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie, mentre l’unica preoccupazione della società è rendere "magico" il Natale con luminarie e gingilli, mentre ci angoscia la ricerca di un regalo e ancor più il come consegnarlo nel tempo di lockdown, (e come non citare le parole di Papa Francesco durante l’omelia del 15 novembre scorso: "Non comprate un regalo, ma donate un regalo!"), non perdiamo la bussola! Essa indica sempre il Figlio di Dio, fatto uomo, eppure rimasto Dio, presente e mai assente nel corso nel tempo; è Lui il centro della società, un centro permanente! Intorno a Lui ruotano gli avvenimenti e le vicissitudini. Se quindi il Re dei re è all’apice, se Lui è il fondamento, ogni giorno è un oggi da viere in pienezza, senza attendere che il calendario segni il giorno 25 di dicembre. Infatti, il tranello che la società post-moderna ci tende è proprio questo: anticipare il tempo della superficialità e negare la presenza del Dio incarnato nella quotidianità.
E allora, si, un tempo di attesa, di pazienza e di speranza, ma nella profonda e sempre viva convinzione che il Cristo nasce ogni momento della storia: nel concepimento di una nuova creatura, nell’amore fedele di una copia, nelle fatiche e gioie di una famiglia, nel letto immobile del malato e nelle interminabili giornate di un anziano solo, nei giorni di sole e nei giorni bui dell’umanità, nella pandemia e nella serenità.
L’Avvento è un tempo di attesa - ma non solo della memoria storica della Sua nascita. Il bene, da noi operato, invece, non deve attendere!

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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