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Verso il Congresso eucaristico

"La celebrazione dell’eucarestia sorgente di misericordia e missione"; cinque schede per vivere nelle comunità l’incontro di Genova. Una proposta per migliorare lo stile delle celebrazioni

Parole chiave: Congresso eucaristico (11), misericordia (16)

Le schede che proponiamo in queste settimane da Pasqua a Pentecoste, ripercorrono il rito della Messa ed accompagnano la preparazione delle comunità locali al Congresso eucaristico di Genova.
Il Messale Romano, tra le preghiere poste nell’appendice Praeparatio ad Missam, riporta un bel testo di san Tommaso d’Aquino: «Dio onnipotente ed eterno, ecco mi accosto al Sacramento del tuo Figlio Unigenito, il Signore nostro Gesù Cristo, mi accosto come infermo al medico della vita, come peccatore alla fonte della misericordia …».Questa preghiera ci suggerisce che la celebrazione stessa dell’Eucaristia è dono di misericordia, medicina e rimedio di salvezza, come d’altra parte è attestato anche dall’eucologia del Messale, in particolare dalle orazioni dopo la Comunione, che utilizzano abbondantemente termini del linguaggio proprio della medicina e della guarigione: rimedio, farmaco, medicina offrendone una lettura che mette in evidenza in modo particolare il tema della misericordia divina, della sua invocazione e della sua esperienza nella celebrazione. Le schede sono affidate ai sacerdoti e ai ministri della liturgia perché possano farne sapiente uso:
- per una catechesi liturgica sul rito della Messa
- per la formazione degli appartenenti ai gruppi liturgici
- come scheda da pubblicare eventualmente sul settimanale diocesano
- per la formazione liturgica dei catechisti
- per ispirarsi nella redazione di eventuali brevi monizioni da inserire in alcune celebrazioni.
A seconda dei contesti nei quali le schede vengono utilizzate si avrà comunque cura di favorire anche l’accesso diretto ai testi del Messale a cui si fa riferimento e a suscitare anche “buone pratiche” che possano contribuire a migliorare lo stile delle celebrazioni liturgiche nelle nostre comunità, nella consapevolezza che «La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi» (Evangelii gaudium, 24).

Il segno di croce: primo annuncio della Misericordia

Dopo che l’assemblea si è radunata, il canto d’ingresso accompagna la processione del sacerdote e dei ministri verso l’altare favorendo l’unione dei fedeli riuniti e introducendoli nel mistero che viene celebrato. Il segno della croce che sacerdote e fedeli compiono, anticipato nella processione aperta dalla croce astile, è un primo grande annuncio della misericordia di Dio.
Scrive Romano Guardini: «È il segno della totalità ed è il segno della redenzione. Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce Egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere» (Lo spirito della liturgia, p. 123). Nella croce di Cristo ha trovato infatti compimento il disegno di Dio «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4). È dal sangue di Cristo versato sulla croce che giunge a noi la salvezza, come prega la colletta della Messa votiva del preziosissimo sangue di Cristo: «O Padre, che nel sangue prezioso del tuo unico Figlio hai redento tutti gli uomini, custodisci in noi l’opera della tua misericordia, perché celebrando i santi misteri otteniamo sempre i frutti della nostra redenzione». La formula trinitaria che accompagna il segno della croce rimanda poi al Battesimo ricevuto (cfr. Mt 28,19), Battesimo che ci ha resi partecipi del mistero della morte e risurrezione di Cristo (cfr. Rm 6,3-11). L’assemblea eucaristica appare immediatamente come assemblea di battezzati: è infatti in virtù del Battesimo che la comunità cristiana celebra il mistero della Pasqua di Cristo.
Il segno di croce ritorna poi nei riti della proclamazione del Vangelo. Il sacerdote, o il diacono, che proclama la pericope evangelica traccia «il segno di croce sul libro e sulla propria persona, in fronte, sulla bocca e sul petto, gesto che compiono anche tutti i presenti» (OGMR, 134). Si esprime in questo modo la convinzione che la croce è il centro e la sintesi di tutto il Vangelo e della vita del discepolo: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8,34-35; cf. anche Gal 6,14).
La Messa infine si conclude con la benedizione, che il sacerdote imparte tracciando il segno della croce. Costituisce una grande inclusione con i riti di introduzione. Nuovamente ritorna il segno della nostra redenzione e della grande misericordia di Dio:
«Non vergogniamoci, allora, di confessare il Crocifisso. In qualsiasi occasione, con fede, tracciamo con le dita un segno di croce: quando mangiamo il pane o beviamo, quando entriamo od usciamo, prima di addormentarci, quando siamo coricati e quando ci alziamo, sia che siamo in movimento o rimaniamo al nostro posto. È un aiuto efficace: gratuito, per i poveri e, per chi è debole, non richiede alcuno sforzo. Si tratta, infatti, di una grazia di Dio: contrassegno dei fedeli e terrore dei demoni. Con questo segno, infatti, il Signore ha trionfato su di essi, esponendoli alla pubblica derisione (cf. Col. 2,15). Allorché, dunque, vedranno la croce, essi si ricorderanno del Crocifisso ed avranno timore di colui che ha abbattuto le teste del dragone. Non disprezzare, perciò, quel segno, soltanto perché è un dono; al contrario, onora per questo ancor di più il tuo benefattore (Cirillo di Gerusalemme, Catechesi battesimali, 13,35-36).
(1. continua)

* Delegato diocesano per il Congr.  eucaristico

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