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Vangelo di Marco: vita ed esperienza concreta

A pochi giorni dalla conclusione della lettura comunitaria del Vangelo di Marco, un bilancio attraverso le parole dei quattro lettori dell'iniziativa

Vangelo di Marco: vita ed esperienza concreta

In questi giorni volge al termine il percorso quaresimale che ha portato alla proposta della lettura integrale sui social diocesani del Vangelo di Marco, alla scoperta di Gesù.
Un’occasione questa infatti per tutti per riscoprire il volto di Gesù come il Cristo e il Figlio di Dio, 39 giorni - dal Mercoledì delle Ceneri al sabato precedente la Domenica delle Palme - che ci hanno permesso di riscoprire il Vangelo che segnaquest’anno liturgico, accompagnati nelle riflessioni dall’arcivescovo, dai missionari e missionarie della diocesi
La lettura del Vangelo è stata curata da Mattia Vecchi, Agnese De  Santis,William Canciani e Manuel Millo.
Proprio a questi ultimi quattro abbiamo lasciato la parola per una sorta di "bilancio" finale di quest’esperienza comunitaria, per capire come sia cambiata, maturata, la loro esperienza nei confronti dei Vangeli, e al contempo riflettere la nostra esperienza personale.

La lettura del Vangelo di Marco si sta per concludere. Voi avete fatto parte di questo percorso; cosa avete provato nell’essere coinvolti in questo progetto? Come vi siete approcciati alla lettura? 
Manuel: Quando parliamo di Vangelo parliamo di vita e di esperienza concreta. Non è realtà evanescente. Quando mi è stato proposto di prestare voce per la lettura integrale del Vangelo devo ammettere che sono stato umilmente onorato di poter offrire la mia professionalità, acquisita nell’ambito artistico, per il fine in cui oggi offro tutta la mia vita: la condivisione fraterna della Buona Notizia. Sono infatti seminarista della nostra diocesi ma prima ancora sono un uomo che ha incontrato Cristo nella sua vita. Ed è stato proprio grazie al Vangelo vissuto tra le persone. Per cui leggere in questo caso non è un semplice compito interpretativo ma è poter concedere un’occasione di ascolto profondo della parola di Dio al tuo prossimo. E per fare questo quando ti occupi di interpretare un personaggio a livello espressivo devi studiarlo, interiorizzarlo, fare tua la sua essenza. Qui si trattava di Gesù! Ci ho pensato molto e poi ho fatto mie le sue parole, ho cercato di immaginare cosa provasse lui stesso. Ho scelto di calare nella vita quotidiana quei consigli che come cristiano già cercavo di assumere ma viverli come se fossero ancor più parte di me; e incredibilmente cambiano tutto te stesso se ti lasci plasmare da questa Parola che non è solo Verbo ma è Logos, è Azione concreta di un amore in continuo divenire. E non è solo per chi la compie ma specialmente per chi la incontra.
Mattia: Capitava di rado, nella frenesia delle nostre vite, di potersi fermare, figuriamoci per ascoltare. Il ritmo delle nostre giornate è però molto cambiato in questo periodo e forse anche per me si presentava l’occasione buona per dedicarmi ad una lettura integrale del Vangelo. Ho accolto quindi con entusiasmo la proposta del vescovo Carlo convinto che, attraverso l’uso dei mezzi di comunicazione, l’intera comunità si sarebbe unita in ascolto della Parola, nonostante il distanziamento fisico che ci viene richiesto.
La sfida è stata subito chiara: cercare chi è davvero Gesù. Una ricerca questa che non è stata immediatamente facile, ma durante la registrazione e la preparazione delle puntate, ho avuto modo di approcciarmi più volte e a più livelli all’ascolto, riscoprendo giorno per giorno una Parola che sempre di più si spogliava da ogni mio pregiudizio e che si rivelava semplice e disarmante nella sua vera essenza.
William: L’idea mi è piaciuta subito. In questi tempi di isolamento forzato, la Scrittura detta e ascoltata a viva voce e spiegata ogni giorno con semplicità acquista una risonanza maggiore; una voce amica che rompe il silenzio. Ma ero un po’ preoccupato. Si trattava di registrare la lettura dell’intero vangelo di Marco tutta in una volta, per due ore di fila, senza pause. Oltretutto leggevo da solo, senza gli interlocutori per le parti dialogiche, che hanno registrato separatamente, e dunque dovevo immaginare i discorsi diretti e cercare di intonarmi. Non so se ci sono riuscito sempre.
Agnese: Mi ha fatto molto piacere essere coinvolta in questo progetto e collaborare con le belle voci di Mattia, William e Manuel, sebbene il mio contributo sia stato minimo.
Per prepararmi al meglio sono andata a sfogliare le pagine del Vangelo di Marco, per scoprire o ricordare i personaggi ai quali avrei dovuto dare voce.

Durante queste giornate che ci hanno accompagnato verso la Pasqua, avete "scoperto" o "riscoperto" delle parti del Vangelo? C’è qualche passaggio che vi ha colpito in maniera particolare e cosa vi ha suscitato?
Mattia: È veramente difficile dire se c’è stato un passaggio o qualche parte che mi ha colpito di più. Certamente quello che ho riassaporato è una narrazione continua che mi ha permesso di gustare più profondamente la Parola e quindi anche dei particolari che prima davo per scontati o che, estrapolandoli dal contesto, ritenevo secondari.
Agnese: Una cosa che ho scoperto è che in questo Vangelo le donne sono quasi anonime e invisibili.
Certo, ci sono, sono presenti e importanti in diversi punti - ad esempio sono le prime alle quali viene dato l’annuncio della resurrezione - ma viene data loro poca voce.
Mi ha colpito tra tutte la figura della donna siro-fenicia che coraggiosamente si avvicina a Gesù e lo tocca perché crede fermamente nella sua capacità di salvarla, di guarirla.
William: Più che "parti del Vangelo" ho scoperto questo Vangelo nel suo insieme. Lo sentiamo sempre a brani, nella liturgia. Ma i singoli episodi acquistano luce dal tutto. Letto in continuità dà l’impressione di essere stati per le strade della Palestina, fra la gente che si radunava attorno Gesù e lo sentiva parlare, lo vedeva guarire i malati. Nello scarno racconto di Marco c’è tutta la sensazione inquietante e misteriosa che colpiva chi era là. E la spiegazione del vescovo è come la meditazione che facciamo dentro di noi dopo aver visto.
Manuel: Devo dire che leggere integralmente il Vangelo e meditarlo in tutta la sua pienezza può apparire un esercizio complesso e spiritualmente denso di prove. Quello che si è manifestato e ho potuto sentire in queste settimane è un cammino di riscoperta continuo di una parola che prende vita attraverso la vita stessa, si intreccia alle tue relazioni e converte alcuni sentimenti in una fedele prospettiva di speranza anche davanti alla crisi che stiamo vivendo. Progressivamente davanti al tuo sguardo si manifesta un Gesù, Figlio di Dio non solo come personaggio storico ma come persona viva che viene incontro alla nostra realtà.
Guardando al passo di Mc 10,45 "Venuto per servire e dare la propria vita", il mio percorso porge costante attenzione al tema del servizio che continuo quotidianamente a meditare. Ma cos’è veramente il servizio? Non è solo essere ligi ai propri doveri o compiere opere buone. Per Gesù è molto di più, è offrire la propria vita, è disponibilità totale, perché lui sa amare così fino alla fine, e in quell’amore io stesso posso riscoprire il Vero Amore, quello donato, immenso e gratuito che risveglia in me quella conoscenza di lui che da sempre è stata presente in tutti noi.
Lui che ci precede e dona la propria vita ricorda e fa viva in noi quella sua memoria che ci permette non solo di imitarlo ma di essere veri e massini testimoni di Carità.

Al termine di questo percorso, sentite cambiato il vostro modo di avvicinarvi alla lettura dei Vangeli? Cosa porterete con voi da questa esperienza?
Agnese: Sicuramente l’ascolto del testo è molto più immediato rispetto alla lettura. Trovo la formula dell’ascolto giornaliero una bella possibilità che ci è stata offerta per prepararci alla Pasqua, giorno dopo giorno.
Manuel: Come dicevo leggere integralmente il Vangelo ti offre una nuova e avvincente dinamica esperienziale, composta da un grande quadro prospettico che permette al lettore di approcciare al Vangelo come un racconto densissimo di relazioni, confronti e scelte radicali in virtù dell’amore e nella fedeltà. Mi piace pensare che il testo pur assumendo apparentemente molteplici sfumature porti sempre con sé quell’integrità di Fede Speranza e Carità che lo immerge perfettamente in uno spazio e in un tempo presente e lo rende incredibilmente avvincente.
William: "Interpretare" un testo leggendolo a voce alta o recitandolo aiuta a sentirlo dentro e a coglierne lati insospettati. Consiglio a tutti di farlo da soli o tra amici. Mi è già capitato con l’Esodo, o con libri difficili, come Dante e l’Ulisse di Joyce: li ho capiti e apprezzati di più.
Mattia: Più che il mio modo di avvicinarmi alla lettura dei Vangeli, comprendo che questa esperienza ha cambiato me o, per meglio dire, quanto l’aver fatto spazio alla Parola abbia lavorato in me.
Senza dubbio una lettura integrale mi è stata d’aiuto nel riscoprire non solo chi è Gesù per me, ma soprattutto chi Egli realmente sia.

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