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Un pellegrinaggio insolito

La singolare e toccante testimonianza di Enrico Broccanello, presidente dell’Unitalsi di Bolzano

Parole chiave: Unitalsi (34), pellegrinaggio (80)
Un pellegrinaggio insolito

"Vivere da Unitalsiani quando la malattia bussa": titolo dato all’Incontro di Formazione svoltosi lu-nedì 19 aprile sulla piattaforma Meet, ed è stata un’occasione per ascoltare la singolare e toccante testimo-ianza di Enrico Broccanello, Presidente dell’UNITALSI di Bolzano.
Don Carlo lo ha presentato, per poi dare la parola ad Antonella per l’intervista all’"ospite", accennando a un pellegrinaggio fatto da lui. In prima battuta, sinceramente, mi sono domandata come avesse potuto fare un pellegrinaggio se eravamo in zona rossa.
Poi, mano a mano che si raccontava, è emerso con chiarezza che quello di Enrico è stato un pellegrinaggio singolare assai e che è iniziato quando da casa lo hanno trasportato all’ospedale, in terapia intensiva, poiché il Covid ha "bussato" nella sua vita.
Ha viaggiato "dentro" la malattia (mentre la stessa si impossessa delle sue membra). In questo suo inverosimile pellegrinaggio nella pandemia, giorno dopo giorno, è venuto a contatto con vari compagni di viaggio e ciò gli ha fatto ricordare la frase di Papa Francesco, cioè che "nessuno si salva da solo".
Durante la permanenza in ospedale, ha incontrato tante persone in difficoltà: gli operatori sanitari, i compagni di stanza e di reparto, il personale delle pulizie; ciò gli ha dato maggior consapevolezza dei suoi ben trentacinque anni di servizio in seno all’UNITALSI: gli si sono aperti molti cassetti della memoria: ricordi, persone, esperienze riconoscendo che la fiducia, tra la persona che necessita di assistenza e colei che assiste, è in realtà tutta un’altra cosa dal concetto che si era sempre fatto.
In seguito al "viaggio" nella malattia, ha compreso che è oltremodo importante riconoscere che i malati sono la base fondamentale per la nostra esperienza e che sono, addirittura, "terapeutici; si perché se c’è sinergia con la persona sofferente, allora la fatica dell’assistenza non la senti più.
Se l’opera assistenziale è fatta da piccoli dettagli anziché da numeri si può comprendere che il valore aggiunto sta nella qualità non nella quantità. Enrico ha dichiarato di aver vissuto una bella esperienza che lo ha cambiato intimamente; che non è più quello di prima, perché nonostante il Covid gli abbia tolto tanto in salute, di contro è ritornato carico di ener-gia nuova: la vera guarigione non viene da fuori ma dal nostro cuore.
Da queste e altre sue parole, emergeva sempre più la di lui eccezionale forza interiore e Antonella, nell’occasione, ha ricordando la frase di S. Paolo "Quando sono debole è allora che sono forte"; quella forza - lo Spirito Santo - che solo il Signore può donare! Ed Enrico non solo l’ha accolta, l’ha donata a sua volta sia ai malati che insieme a lui sperimentavano il "pelle-grinaggio nella malattia" e sia a noi che lo ascoltavamo!
Don Carlo ha accennato alle pantofole poste accanto al suo letto e che Enrico ha potuto poi calzare; non era-no certamente gli zoccoli di Bernadette, ma si sono accostate al capezzale dei compagni di ventura per una condivisione "da pellegrini" del Covid: anche questa è "Eucaristia", rendimento di grazie!
E noi tutti ringrazia-mo Enrico per averci fatto comprendere che si può sicuramente e serenamente essere "cirenei della gioia", frase questa di Don Tonino Bello che Enrico ha avuto la gioia di conoscere e del quale in chiusura, facendo scorrere lo scritto,
Miriam ha letto un incoraggiante messaggio del grande Vescovo: "Non vi scoraggiate per gli insuccessi.
Sapete bene che il Signore si serve di vecchie ciabatte per farne calzari di Arcangeli; e usa vecchi stracci di cucina per farne tovaglie di altari. Piuttosto sforzatevi di avere il cuore puro: cioè libero, audace, ve-ro, senza calcoli, disposti alla donazione più generosa".
E "generoso" è stato Enrico nel suo svelarsi, seppur con un giustificato pudore, e svelarci la sua esperienza unica, forte, edificante e coinvolgente.

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Le nuove Litanie
Già di Litanie della Madonna ce ne sono tante. Oltre ciò Papa Francesco ha allargato quelle Lauretane con nuove invocazioni. Qui le domande che mi pongo sono due: o Maria è un essere tanto speciale e particolare da non esaurire gli aggettivi e gli attributi da applicarle oppure noi credenti, non potendo comprendere fino in fondo ed in modo pieno lo stato di Maria le aggiungiamo titoli e privilegi, senza mai raggiungere la piena conoscenza di Lei..
Temo che tutto ciò sia una grande tentazione che porta alla spogliazione del vero essere di Maria: persona-donna-sposa-madre. Basta.
Quattro termini esaurienti.
Persona perché concepita, seppure all’infuori del peccato originale, a immagine di Dio come ogni essere umano; donna perché a Lei la natura dei genitori ha donato la femminilità; sposa, perché Giuseppe non l’ha ripudiata; madre, perché si è fatta grembo - di Gesù, allora, della Chiesa, oggi.
Nell’anno di Giuseppe mi piace mettere in luce la sua posa nuziale: non ripudiata.
Tremo, arrossisco, l’amarezza mi contorce quando vedo intorno a me tanti ripudi: sposa verso sposo e sposo verso sposa. E mentre noi siamo figli di Dio e di Maria, e di ciò possiamo avere certezza, molti bambini e ragazzi non sanno a chi fare riferimento circa la figura paterna o materna.
Maria! Abbraccia tu questi innocenti, puliti e ignari bambini che gli adulti, in nome della "libertà", stiamo depauperando del bello, del buono, del giusto.
Don Carlo Bolcina

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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