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Un patto di corresponsabilità per l’iniziazione cristiana

Intervista a fra Luigi Bertié, direttore dell’ufficio catechistico diocesano

Un patto di corresponsabilità per l’iniziazione cristiana

La pandemia ha costretto a rivedere e spesso a sospendere ogni modalità di incontro, sia esso familiare, amicale, scolastico o lavorativo. A farne le spese anche gli incontri di catechesi, che si sono trovati "travolti" dall’ondata Covid 19. Proprio quest’inaspettato evento ha però portato a sviluppare nuove modalità di incontro, di dialogo e di formazione.
Ne abbiamo parlato con fra Luigi Bertié, direttore dell’ufficio catechistico diocesano.

Fra Luigi, la pandemia e il conseguente lockdown sono stati un po’ una "prova di forza e di coraggio" per quanto concerne la didattica e la formazione in generale. Tracciando, per così dire, un bilancio di quei mesi dal punto di vista della catechesi, com’è stata affrontata l’emergenza dai gruppi presenti in diocesi?
Con l’inizio del lockdown di marzo l’unica possibilità per raggiungere i bambini e ragazzi dei gruppi di Iniziazione cristiana era attraverso i mezzi di comunicazione e soprattutto attraverso i Social. Qui è poi dipeso molto dalla capacità delle catechiste, dei catechisti e dei parroci nel saper gestire questi mezzi: ogni gruppo ha scelto quello che per loro era più adatto e che sapevano "padroneggiare" meglio. C’è chi ha usato piattaforme per videoconferenze come Meet o Zoom, altri che hanno preferito appoggiarsi alla messaggistica di Whatsapp… Come ufficio catechistico, soprattutto nel periodo seguente alla Pasqua, abbiamo offerto delle schede - da poter anche rielaborare - alle catechiste per sviluppare, nei metodi più idonei e agevoli, incontri e confronti a distanza con i bambini e ragazzi. Seguendo uno dei consigli che ci è stato dato proprio nel corso di uno degli ultimi incontri di promozione svolti negli scorsi mesi: "se non sai utilizzare un Social, non lo utilizzare. Piuttosto che realizzare cose approssimative, o che non vanno bene, meglio non utilizzarle e cercare invece quello che fa al caso nostro e che conosciamo".
Una cosa che abbiamo notato è che più semplici erano gli incontri o gli stimoli che venivano affidati ai bambini e ai ragazzi, meglio era. Questo perché erano già realmente sovraccarichi da tutto quello che arrivava da una totalmente nuova e inaspettata esperienza scolastica, seguita da nuove modalità per la pratica sportiva, musicale e tutte le attività che normalmente avrebbero praticato ma che venivano invece svolte in "solitudine" a casa.
Va inoltre ricordato che, durante quel primo lockdown, in molte famiglie tutti i componenti erano a casa: i mezzi di comunicazione a disposizione in un unico nucleo famigliare non sono così tanti, non tutti dispongono di un’adeguata copertura Internet, pertanto è stato scelto di dare spazio a pratiche semplici, tenendo conto delle reali disponibilità.
Posso poi dire - questo è emerso da un incontro con i catechisti - che le cose sono riuscite anche perché c’è sempre stata una grande collaborazione proprio da parte delle famiglie . Un esempio: alcuni catechisti hanno inizialmente inviato il materiale per il catechismo direttamente ai ragazzi, ma spesso non ricevevano un feedback. Coinvolgendo quindi i genitori, inviando anche a loro il materiale, si è visto che le cose hanno iniziato a funzionare meglio.
Questo fa anche comprendere come le famiglie siano state davvero prese "d’assalto" su più fronti, compreso quello della catechesi e dell’iniziazione cristiana, motivo per cui loro stesse ci chiedevano semplicità.
Ci siamo infine accorti che, durante quel primo lockdown, c’è stato un riavvicinamento, un re - interessamento da parte di molti adulti nei confronti della Chiesa; un fatto interessante, che dà la possibilità di tessere un dialogo ulteriore con queste persone. Probabilmente si sono sentite parte di una comunità, di un territorio, aggrappate a quelle poche certezze che ormai rimangono.

Forti di questa esperienza, come si affronterà ora questo nuovo periodo di semi - chiusura (sperando non diventi di chiusura) che ci si prospetta?
Purtroppo c’è l’incertezza più assoluta. Credo innanzitutto sia importante tentare di fare, con i genitori, un patto di corresponsabilità, poiché è assieme alle famiglie che vanno stabiliti i criteri attraverso i quali fare Iniziazione cristiana, dal momento che i genitori sono i primi educatori dei loro figli. Non faranno i catechisti, ma faranno gli educatori alla fede da genitori. È bene quindi che parroco, catechisti e genitori in qualche maniera si incontrino e tentino di stabilire le modalità con le quali poter portare avanti il cammino di Iniziazione cristiana dei bambini e ragazzi.
Riguardo poi lo svolgimento in questa situazione di continua evoluzione, le linee guida che ci sono state date in base all’esperienza e alla riflessione svolta a livello nazionale dicono di proseguire, per quanto possibile, con gli incontri in presenza, con diverse modalità da poter mettere in atto: se qualche gruppo ha la possibilità di essere ospitato in chiesa, ambiente spazioso, è bene svolga attività lì, eventualmente agganciandola alla domenica, prima o dopo la celebrazione eucaristica.
Altra modalità potrebbe essere quella di svolgere gli incontri in piccoli gruppi, lavorando magari su base quindicinale, facendo attività in presenza una settimana con un gruppo, la settimana seguente con l’altro, lasciando nella settimana "di pausa" dei lavori da svolgere in autonomia, delle riflessioni, dei piccoli compiti.
Certo poi si tratterà di ascoltare le esigenze delle famiglie e del territorio, imparando anche ad usare la "creatività": in base alla situazione che stiamo vivendo si dovrà imparare ad "uscire dagli schemi" tradizionali, tentando di creare qualcosa di diverso.
Un altro consiglio che mi sento personalmente di dare è quello di non avere fretta di celebrare i sacramenti e di riprendere i cammini ma, come cita il documento sviluppato a livello nazionale, avere "calma sapiente". Tutti siamo preoccupati per la situazione e in base a questa dobbiamo pensare bene ai passi che devono essere fatti.
Infine, se dovremo tornare a farlo, sarà importante utilizzare i Social per mantenere i legami, per non far sgretolare quegli equilibri che si stavano appena ricostruendo.

In cosa cambia la catechesi in questo frangente e come viene vissuta dai diretti interessati, dai bambini e ragazzi?
Citando un articolo di una pedagogista che ho letto negli scorsi giorni, "si rischia di morire di Covid ma si rischia di morire anche da un punto di vista sociale". Questo è il motivo per cui da più parti, pur con le giuste preoccupazioni e soprattutto con molte precauzioni e raccomandazioni, si invita a mantenere gli incontri di catechesi in presenza, per non far venire meno l’aspetto sociale della persona.
La catechesi poi di per sé non è cambiata ma ha trovato nuovi metodi per essere attuata, come schede e letture da svolgere in autonomia, portando successivamente a una riflessione da condividere "virtualmente" in gruppo, o ancora all’invio di video, riflessioni inviate su Whatsapp, videoletture… altri gruppi ancora hanno mantenuto l’impegno trovandosi ogni settimana alla stessa ora ma su una piattaforma per conferenze online. Certo, l’incontro non è come quello in presenza, ha una struttura diversa, studiata per lo schermo, pur mantenendo sempre gli stessi contenuti.
Ovviamente poi dipende molto dalla fascia d’età in questione - un conto è preparare l’incontro e il materiale per i piccoli delle primarie, un altro conto è lavorare con ragazzi che sono già alle superiori… -.
Per quanto riguarda infine i bambini e i ragazzi, certamente loro preferiscono poter fare gli incontri in presenza e non in maniera virtuale, sempre per il discorso dell’"essere sociale" che si faceva poco fa. Soprattutto i più piccoli poi fanno davvero molta fatica a rimanere concentrati davanti ad un monitor, che vincola molto.
Come anticipavo, è necessario ripensare alle modalità di incontro "plasmandole" sulla straordinarietà del momento che stiamo vivendo.
Un esempio: ora ci stiamo avvicinando all’inverno e non sarà possibile ma dalla primavera, qualora ci siano ancora dei blocchi, perché non pensare a degli incontri di catechesi all’aperto, in spazi che offrano quindi garanzia di aria pulita, rispettando il distanziamento sociale (in maniera anche agevole trovandosi in uno spazio ampio) e con tutte le precauzioni richieste? Rientra tutto nel discorso della creatività, nella capacità di creare e di approdare a nuovi linguaggi.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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