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Un pane per tutti

Il Natale non può essere solo consumismo

Parole chiave: Avvento (58), aiuto (12)
Un pane per tutti

Ci è capitato diverse volte di vedere in televisione la distribuzione di generi alimentari a popolazioni affamate a causa di conflitti militari, carestie o calamità naturali e la metodologia, abbastanza consolidata, è quella che avviene attraverso il "lancio" delle derrate alimentari eseguito mediante paracadute, se fatte arrivare dagli elicotteri o aerei,  da camion fermi o in corsa o da imbarcazioni che dal fiume lanciano i pacchi verso riva. In tutti questi modi di distribuire il cibo mi ha sempre colpito e mi ha fatto pensare, il fatto che vedevo diversi bambini o donne che alzando le mani verso chi distribuiva, cercavano di prendere qualcosa, ma venivano sistematicamente preceduti da quelli che erano più alti, dai più forti, da chi si trovava più vicino alla fonte, da chi era più scaltro nell’approfittare della situazione e magari riusciva a raccogliere il doppio per se stesso.
Mi sono poi chiesto se tra quelle popolazioni esistesse un senso di solidarietà per i propri simili, e se chi non c’è la faceva a raccogliere il cibo poteva continuare a morire di fame senza che nessuno si interessasse a lui, o a lei. È una domanda che continua sempre a frullarmi nella mente e in qualche modo cerco di capire se in qualche forma anche nella nostra civiltà moderna e civile ci possono essere atteggiamenti che ricordano quelli di chi si trova in situazioni di vero bisogno.
Posso dire che in effetti anche da noi capita di vedere certi comportamenti che in qualche modo rispecchiano quelli appena sopraelencati ed è innegabile constatare che chi si trova in posizione per così dire favorevole nella "distribuzione", ne possa approfittare non ricordandosi o interessandosi che ci possono essere altre situazioni di bisogno. Indubbiamente non è neanche compito suo, ed è chiaro che chi si trova vicino al sole si riscaldi di più di chi è lontano, qualcuno per ottenere quello che vuole alza la voce, altri fanno la voce grossa per avere i benefici che pretendono a tutti i costi, altri ancora si servono di passaggi istituzionali per avere e ottenere soddisfazione senza che degli altri interessi qualcosa.
Io penso che allora sia responsabilità di chi distribuisce essere attento che le risorse a disposizione possano arrivare a tutti. Gesù infatti ci insegna a comportarci in modo diverso, pur non avendo risolto tutti i problemi di chi gli faceva richiesta, la sua attenzione però si è sempre rivolta a tutti i bisognosi e nel momento in cui ha detto "Voi stessi date loro da mangiare" non ha detto solo ai primi, ai più forti, a chi arriva primo, al raccomandato ecc. ma a tutti, anche ai più lontani, quelli in fondo, quelli che vedevano Gesù piccolo, piccolo, distante, perché erano in tanti ad ascoltarlo. Nonostante le difficoltà, quel giorno tutti hanno mangiato e gli avanzi hanno riempito diverse ceste; chissà cosa sarebbe successo se il ragazzo con cinque pani e due pesci li avesse mangiati da solo oppure se uno o due uomini "forti" glieli avessero strappati di mano e se li sarebbero mangiati, probabilmente gli altri avrebbero tranquillamente continuato ad avere fame.
L’amore per il prossimo ha bisogno dell’attenzione e della delicatezza anche nei confronti di chi non è così vicino alla mensa, di chi è più lontano e magari non ha neanche la possibilità di avvicinarsi a chi potrebbe aiutarlo. I discepoli, dopo il solerte invito di Gesù, sono andati loro stessi con le ceste a distribuire i pani ed i pesci; avranno fatto un po’ di strada per arrivare, un po’ di fatica, ma sono andati e non sono rimasti fermi ad aspettare con le loro piccole grandi sicurezze che li avrebbero fatti dire: "Congeda la folla perché vadano nei villaggi e nelle campagne…"(Lc 10)
Esiste il bisogno che ogni comunità sappia ascoltare le esigenze anche di chi è più lontano, che non sa a chi rivolgersi, che si vergogna di dire ho bisogno, una comunità cristiana che sappia soprattutto guardare con solidarietà ai più lontani e che abbia la capacità di rinunciare anche a un po’ del proprio bene per il bene di chi non conosce. È un bisogno che la Caritas Diocesana sente e fa suo per poter essere segno di prossimità per quanti, anche i più lontani, che hanno bisogno di essere ascoltati, aiutati, amati, attraverso noi da Gesù.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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