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Un bambino, re dell’Universo

La notte di Natale, l’arcivescovo Carlo ha celebrato la messa in cattedrale. Pubblichiamo di seguito la sua omelia ricordando che tutte le omelie del tempo di Natale di monsignor Redaelli sono disponibili sul sito www.gorizia.chiesacattolica.it.

Parole chiave: Natale (50), Santa Messa (15), arcivescovo (12)
Un bambino, re dell’Universo

Devo riconoscere che sono stato molto incerto questa notte se dirvi o no quanto sto per comunicarvi. Ci rifletto da giorni. Ma poi ho pensato che è giusto farlo. Ebbene, ve lo confesso: la notte in cui per me la fede diventa più difficile è proprio questa. Sì, non avete capito male, proprio la notte di Natale. Certo, ascoltare che un vescovo ha qualche difficoltà nella fede può disorientare e persino scandalizzare. E per di più a Natale. Ma non sarei sincero se non ve lo dicessi.
Quale difficoltà ho nella fede? Si esprime in un interrogativo: può essere davvero Dio quel bambino avvolto in fasce nato a Betlemme più di duemila anni fa? Questa è la domanda, una questione molto grave. Soprattutto se prendiamo sul serio Dio, se ci facciamo un’immagine almeno approssimativamente credibile di Lui.
So che i filosofi e i teologi non sarebbero d’accordo, ma mi è venuta l’idea, pensandoci in questi giorni, di provare a elaborare un’immagine "quantitativa" di Dio e di proporvela per spiegare la mia difficoltà.
Qualche settimana fa ho conosciuto un astrofisico, un prete che fa l’astronomo nella specola vaticana, un’antica istituzione del Vaticano impegnata in ricerche astronomiche e fisiche, ora con l’aiuto in particolare di un potente telescopio che si trova nel deserto dell’Arizona. Nella relazione da lui tenuta in un corso di aggiornamento per operatori pastorali e catechisti ha dato qualche numero circa l’universo. Sono andato a rivedermi gli appunti, spero di averli scritti esattamente. Ve li elenco. Età dell’universo: quasi 14 miliardi di anni. Massa dell’universo: 10 alla 52° kg. Raggio dell’universo: 45,7 miliardi di anni luce. Universo conosciuto: il 4% perché è ipotizzata l’esistenza della materia oscura non visibile. Queste le misure dell’universo, ammesso che non ci siano altri universi…
E Dio, se vogliamo farci un’immagine quantitativa di Lui, - immagino siate d’accordo… - sarà certo più grande dell’universo!
Anche la Bibbia del resto offre qualche spunto per un’idea della grandezza di Dio che supera le nostre misure. Per esempio, il salmo 90 afferma circa il tempo di Dio: "Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte". E nel dialogo tra Dio e Giobbe, contenuto nel libro omonimo, l’Onnipotente non fa che affermare la sua grandezza rispetto all’intero creato e a maggior ragione in relazione all’uomo: "Quando ponevo le fondamenta della terra, tu dov’eri? Dimmelo, se sei tanto intelligente! Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, o chi ha teso su di essa la corda per misurare? Dove sono fissate le sue basi o chi ha posto la sua pietra angolare, mentre gioivano in coro le stelle del mattino e acclamavano tutti i figli di Dio? […] Puoi tu annodare i legami delle Pleiadi o sciogliere i vincoli di Orione? Puoi tu far spuntare a suo tempo le costellazioni o guidare l’Orsa insieme con i suoi figli? Conosci tu le leggi del cielo o ne applichi le norme sulla terra?" (Giobbe 38,4-7; 31-33).
Ma torniamo al bambino di Betlemme. Alcuni dati: peso circa 3 kg, altezza circa 50 cm, durata futura della sua vita: 33 anni. 3 kg contro 10 alla 52° kg; 50 cm contro 45,7 miliardi di anni luce; 33 anni contro quasi 14 miliardi di anni. Non c’è paragone…
Questo bambino può essere il figlio di Dio, di quel Dio che annoda le costellazioni e governa le leggi dell’universo e per il quale mille anni sono come un turno di veglia? Può essere il Signore dell’universo, lui così piccolo?
Un bambino che, come tutti i bambini nei primi mesi, si nutre con voracità al seno della mamma, dorme, piange, fa la cacca, sorride, emette piccoli simpatici versi con la bocca, pronuncia progressivamente qualche sillaba,…
Un bambino che dovrà crescere e imparare a camminare, a parlare, a giocare, a relazionarsi con gli altri, …
Un bambino che, come tutti i bravi ragazzi ebrei, dovrà imparare a leggere la Bibbia, a recitare i salmi, a frequentare il tempio, ecc.
Un bambino che diventando giovane uomo dovrà imparare un mestiere, guadagnarsi da vivere con il lavoro, confrontarsi con le problematiche del suo tempo, sentire il peso dell’oppressione dei romani, conoscere le gioie e le sofferenze della gente…
E sappiamo come la sua vita si interromperà a 33 anni: sulla croce, lì sul Calvario.   
Quel bambino è Dio? Quell’uomo, che quel bambino diventerà, si manifesterà come il figlio di Dio? Come è possibile? Un puntino nell’universo immenso come ciascuno di noi, una vita che dura meno di un respiro dell’intero universo, una vicenda umana che si svolge su un piccolo pianeta di un sistema solare parte di una tra i 100 miliardi di galassie che compongono l’universo? E non è solo il figlio di Dio, ma è il salvatore di tutti noi, anzi il re dell’universo…
Ai pastori l’angelo nella notte di Betlemme, dopo aver annunciato: "oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore", fa un’affermazione che può sorprendere: "Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". Usa la parola "segno": come mai? Segno perché non è l’evidenza della realtà: vedranno con gli occhi fisici un bambino, devono vedere con gli occhi della fede il figlio di Dio che si è fatto uomo.
Ecco la fede: anche ai pastori è stata chiesta. Come a noi. Il bambino di Betlemme non si impone, perché Dio, l’Onnipotente, Lui, il creatore dell’universo, non ci obbliga a credere, no ci schiaccia con la sua onnipotenza. Anzi si affida a noi, vuole venire tra le nostre braccia con la stessa fiducia di un bimbo che si sente sicuro tra le braccia della mamma o del papà. Se lo vogliamo, però.
Noi non siamo niente rispetto all’universo, ma abbiamo la dignità di persone create a immagine e somiglianza di Dio, abbiamo la libertà di dire di sì o di no a chi ci ha creato, al suo amore. L’universo intero non ha questa libertà. Noi sì. E Dio si è fatto come noi per rispettare la nostra libertà, vuole dei figli, non delle creature predeterminate dalle forze oscure dell’universo. Vuole persone libere, capaci di amare.
La fede, allora, non è un ostacolo alla realizzazione della nostra umanità, ma è lo spazio che ci è dato per esercitare la nostra libertà di figli.
Dobbiamo scegliere stanotte: andare con il cuore a Betlemme, prendere tra le braccia quel bambino e riconoscerlo figlio di Dio e nostro fratello oppure rinunciarvi. Scegliere di credere che proprio il suo essere diventato uomo come noi,
Lui il figlio di Dio, ci permette di diventare a nostra volta figli di Dio come Lui, oppure decidere di non credere. Ebbene io, pur con tutte le mie domande e i miei dubbi, ci credo: stanotte a Betlemme ci vado.
Volete venire anche voi?

Un bambino, re dell’Universo
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