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Un Rwanda resiliente, giovane e dinamico

Ad un mese dalla sua partenza, padre Jean - Baptiste Karogoya scrive dalla sua terra natia, dove ha fatto rientro dopo trent’anni trascorsi in Italia

Parole chiave: Rwanda (3), padre Jean-Baptiste Karogoya (1)
Un Rwanda resiliente, giovane e dinamico

Salve a tutti. A un mese dagli ultimi saluti nel mese di giugno, mentre mi accingevo a rientrare nella natia terra, il Rwanda, eccomi di nuovo qua ma con modalità diversa. Forse qualcuno cominciava a chiedere mie notizie o perché il silenzio è prevalso in questo frangente. Non si tratta affatto di dimenticanza ma di circostanze avverse. In ogni modo sono arrivato sano e salvo. Perciò, le notizie sono buone. Potrebbero essere ancora più buone se non ci fosse questo flagello pandemico chiamato Covid 19 che imperversa nella regione dei Grandi Laghi africani, la quale comprende anche il Rwanda. Le statistiche di contagi e di vittime sono in continuo aumento da settimane ormai e, purtroppo, qua i vaccini arrivano a conta goccia. Grazie a Dio, apprendo che dalle vostre parti le cose evolvono nel miglior modo: leggo, infatti, che tutte le attività hanno riaperto e che le misure restrittive sono state allentate. Una luce alla fine del tunnel? Speriamo che sia la volta buona, finalmente. Qualcuno sarà curioso di sapere che paese ho trovato al mio arrivo. A tale riguardo, al di là del parametro Covid, devo ammettere che è ancora presto per farmi una idea precisa poiché il mio arrivo ha coinciso con una forte ondata di contagi, la quale ha costretto il governo all’adozione di stringenti misure restrittive nei movimenti tra province e tra comuni e tra questi e la capitale. Tuttavia, posso confermare che si tratta di un Rwanda resiliente, dinamico, fiducioso nella sua leadership e nel suo futuro, caparbio in certi ambiti, ed ambizioso in altri. E non sorprende che sia così: ci troviamo di fronte a un paese la cui popolazione è in grandissima parte giovane. Del resto, lo si sa fin troppo bene, i giovani sono sempre stati sognatori. Possano i nostri sognare sempre il meglio per i loro compatrioti e per l’intera umanità! Con queste righe, ho inteso fortemente, anche se da molto lontano, abbracciarvi e ringraziarvi, care comunità parrocchiali di Monfalcone e Staranzano, assieme ai vostri sacerdoti e ai successivi Direttori del Centro Missionario Diocesano di Gorizia e loro collaboratori. Negli ultimi trenta anni della mia esistenza, abbiamo vissuto e condiviso molte cose, molte esperienze, di gioie e di sofferenze, di tristezze ma anche speranze. Abbiamo invocato insieme il Signore di misericordia e siamo ancora qui a benedire il suo santo Nome. Sempre sia lodato! Perciò ringrazio ciascuno membro delle comunità summenzionate per questa lunga storia di accoglienza e di condivisione, dalla quale sono sbocciate delle belle, solide e fedeli amicizie di cui vado fiero e che intendo curare, anche dopo il mio rientro in Rwanda. Esse costituiscono una ricchezza umana inestimabile che va anche oltre la mia persona. Infatti, ne è nata una cooperazione tra la Chiesa di Gorizia e quella di Nyundo. Da due decenni ormai, il Vescovo di Nyundo non passa in Italia senza fare una sosta a Monfacone. Tale fecondo rapporto è egregiamente testimoniato dalla presenza di due sacerdoti di Nyundo, don Jean-Marie Hodali e don Modeste Muragijimana, in Italia per studi, ospitati dalle parrocchie di Sant’Ambrogio in Monfalcone e di S Michele a Cervignano: "… se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Cf. Gv 12,24). E ciò è un motivo sufficiente per uno speciale grazie. Il mio ringraziamento va inoltre, e in modo particolare, a tutte le persone venute a salutarmi all’occasione del mio ultimo soggiorno a Monfalcone in giugno, prima del rientro nel mio Paese. Le commoventi immagini di quei momenti indimenticabili mi sono tutte vivamente stampate nella memoria. Mi avete testimoniato, ancora una volta, la vostra profonda amicizia e stima, per la vostra presenza e nei vostri toccanti messaggi di commiato. Alcuni mi hanno lasciato un messaggio scritto pur scegliendo di restare anonimi. Altri hanno apposto la firma al loro scritto, mentre qualcuno altro ha preferito sussurrarmi il suo grazie guardandomi negli occhi. A tutti dico, dal profondo del cuore: “grazie infinite!”. E il mio più sentito augurio che a ciascuno il Signore di bontà e di misericordia rifonda cento volte tante quanto mi avete arricchito nella vostra generosa bontà. Ora, riparto con una nuova missione, lontano da Monfalcone, lontano dall’Italia, lontano dagli occhi, ma non lontano dal cuore, né dalla memoria o dagli odierni potenti mezzi di comunicazione. Manterremo i contatti in qualche modo e, a Dio piacendo, ci incontreremo di nuovo, in Rwanda o in Italia. Ora sto per iniziare una nuova avventura: la formazione/educazione nel seminario diocesano di Nyundo. Un inizio è sempre una sfida. Ma non vado a mani vuote. S. Paolo diceva ai fedeli di Corinto che gli annunciatori del Vangelo sono solo seminatori e irrigatori, ma che è Dio che fa crescere (Cf. 1Co 3,6). Ed è verissimo. Nel seminare, metterò a frutto tutto quanto mi avete insegnato, fiducioso non solo nella grazia di Dio, ma anche nella vostra preghiera e vicinanza che, ve lo posso assicurare, saranno reciproche. E poi, spero che il mio invito a visitare il Rwanda, a venire a Nyundo, per chi lo può evidentemente, non sia caduto nel vuoto. Covid permettendo, chi verrà sarà accolto a braccia aperte: il visto si può prendere all’arrivo negli uffici dell’Aeroporto Internazionale di Kigali. E niente paura per quanti temono serpenti e belve cattive della foresta: in Rwanda, essi vivono allo stato libero solo nelle riserve naturali o parchi naturalistici. Qui, le città così come le campagne sono sicure. Quindi, niente paura neanche per i più piccoli. Concludo questa lunga missiva rinnovando a tutti voi la mia vivissima gratitudine e ponendovi sotto la protezione sempre vigile della Madonna, Madre del Nostro Salvatore Gesù Cristo e nostra Madre celeste. Che Dio vi benedica sempre.

© Voce Isontina 2022 - Riproduzione riservata
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