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Un "Eccomi!" condiviso con la comunità cristiana

Domenica 21, alle 19, l’arcivescovo Carlo presiederà in cattedrale il rito di ammissione fra i candidati al diaconato e presbiterato di Cristiano Brumat

Parole chiave: Cristiano Brumat (1), diacono (8)
Un "Eccomi!" condiviso con la comunità cristiana

Domenica 21 febbraio, alle ore 19 in cattedrale, l’arcivescovo Carlo presiederà il Rito dell’elezione dei catecumeni adulti e di ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato di Cristiano Brumat.
Abbiamo incontrato Cristiano chiedendogli di presentarsi ai lettori di Voce e di illustrare il significato della liturgia di domenica.

Cristiano, domenica in cattedrale vivrai il rito di ammissione fra i candidati al diaconato e presbiterato. Quale il significato di questa celebrazione?
Il rito di ammissione è la prima celebrazione "pubblica" per la vita di un seminarista, in cui pronuncia il suo primo "sì" dinanzi alla comunità credente radunata in preghiera.
La Chiesa, nella persona del vescovo, accoglie il proposito del candidato e lo sostiene nel dono di sé alla Chiesa e a tutti gli uomini, con la grazia dello Spirito Santo.
Solitamente avviene conclusa la tappa discepolare (biennio storico-filosofico di studi), periodo in cui il seminarista s’impegna seriamente nelle quattro dimensioni della formazione (umana, spirituale, intellettuale e pastorale). Giunto ad una maturità sufficiente per l’offerta di sè, il seminarista viene accolto dal vescovo e dalla comunità pubblicamente, pronunciando poche parole: "Eccomi" e "si, lo voglio" (volontà di portare a termine la preparazione ed impegnarsi nella formazione spirituale)

Qual è stato il tuo percorso vocazionale e formativo sino ad oggi?
Dopo aver sentito la chiamata, all’età di 14 anni, ho maturato gradualmente ed in silenzio la scelta di entrare in seminario.
Ho tenuto riservata all’inizio, fuorchè alla mia famiglia, questa parte decisamente importante della mia adolescenza perchè sotto sotto mi spaventava l’essere giudicato dagli altri come diverso e, soprattutto, come incosciente nell’intraprendere una strada che sempre più viene osteggiata o quantomeno guardata con reticenza da molti, sia all’interno che all’esterno della comunità ecclesiale. Così, grazie al suggerimento e guida di don Ruggero Dipiazza, mio parroco a S. Rocco, ho iniziato a conoscere don Nicola Ban, allora responsabile vocazionale, e il gruppo Samuel, che ho frequentato durante l’anno della maturità.
Concluso il liceo, ero fermamente convinto che la mia strada futura sarebbe stata l’ingresso in seminario, sebbene anche allora pochi ne erano a conoscenza.
Così ho iniziato l’anno propedeutico, insieme ad altri sei fratelli, provenienti dalla nostra diocesi e dalle due sorelle di Trieste e Udine, sotto la guida di don Nicola.
Un anno molto intenso ed entusiasmante, ricco di esperienze formative ed umane, che mi hanno dato una marcia in più per entrare definitivamente in seminario. Da lì ho completato il biennio filosofico di studi ed ora ho iniziato il triennio teologico (sono al terzo anno)

Quali saranno le tappe successive prima di diventare presbitero?
Le tappe successive al rito di ammissione sono fondamentalmente quattro: il lettorato (di norma al quarto anno), l’accolitato (al quinto), il diaconato (al sesto) e infine il presbiterato (sacramento dell’ordine).

In questi anni sei stato a contatto con i ragazzi e giovani in parrocchia e nei centri estivi e campi scuola: come viene visto, oggi, un giovane che risponde alla chiamata del Signore ed intraprende il cammino per diventare sacerdote?
Credo sia una tra le esperienze più belle e ricaricanti stare con i ragazzi, imparare a conoscerli, accompagnarli e farsi accompagnare da loro. Molti ragazzi mi hanno posto e mi pongono domande sul come si comprende la vocazione di Dio per la nostra vita, e non è sempre facile dare risposte, ma forse non è ciò che ci è chiesto, quanto piuttosto suscitare domande.
In ogni caso la scelta di diventare preti oggi viene vista dai più, soprattutto da adolescenti e giovani, come una scelta abbastanza incomprensibile.
Nella mia esperienza particolare le ragazze sono coloro che la comprendono di meno e più volte mi hanno detto scherzando di "cambiare mestiere".
Credo che la testimonianza più forte sia l’esempio che siamo capaci di dare nel nostro quotidiano. Se i ragazzi vedono in noi persone contente della scelta e vita che conduciamo, pur con le difficoltà che tutti noi abbiamo, allora saremo testimoni credibili del Vangelo e quindi possibili modelli di riferimento per loro.

Papa Francesco ripete spesso che peggio della crisi pandemica che stiamo vivendo c’è il fatto di sprecarla. Come è cambiato il modo di vivere il seminario o la tua presenza in parrocchia in quest’anno?
In seminario abbiamo pressapoco mantenuto i ritmi di preghiera e vita comunitaria di prima, stando attenti al distanziamento e all’indossare la mascherina, in particolare durante le lezioni.
Nella parrocchia in cui sono stato destinato da quest’anno (Cormons) anche non sono stato molto presente, a causa delle zone arancioni e delle varie quarantene in seminario e in famiglia, causa covid.
Indubbiamente i social network sono come una manna dal cielo, perchè ci permettono di tenere vive relazioni anche se a distanza e soprattutto organizzare le attività formative al meglio. Sono senz’altro un dono che ci accompagnerà nel futuro se sapremo accoglierlo, un dono che tuttavia ci richiede un impegno di un uso consapevole.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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