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"Tessitori di fraternità" nell’Ottobre missionario

In occasione dell'Ottobre Missionario, intervista a Ivana Cossar

"Tessitori di fraternità" nell’Ottobre missionario

Il tema dell’ottobre missionario di quest’anno è: "Tessitori di fraternità"; esso si pone in logica continuità con quanto abbiamo vissuto nel Mese Missionario Straordinario dello scorso anno il cui titolo "Battezzati  Inviati" mirava a far riscoprire l’universalità della vocazione missionaria.
Ogni battezzato è chiamato a esprimere la dedizione, la misericordia e l’amore di Dio per tutti gli uomini, prima di tutto attraverso un atteggiamento di accoglienza e uno stile di vita coerente basato appunto sulla "fraternità".
Del resto, in questo anno 2020 così particolare per come lo stiamo vivendo a motivo della pandemia da Covid-19 e delle necessarie misure di isolamento e la limitazione dei rapporti sociali a cui siamo stati obbligati, ci fanno apprezzare ancora di più il dono dell’alterità, dei rapporti sociali; di una relazionalità interpersonale che diventa elemento indispensabile per ogni esperienza umana.
In questo percorso di riscoperta della "fraternità" contiamo sull’esperienza e sulla testimonianza dei nostri missionari che vivono la fraternità cristiana in mezzo a popoli e culture estremamente lontane e differenti, ma capaci di incontro e di comunione. Mi riferisco in particolare a don Michele Stevanato e Claudia Pontel in Costa d’Avorio, Ivana Cossar in Burkina Faso, don Aldo Vittor in Messico, Anna Medeossi in Algeria e poi tutti gli altri missionari originari della Diocesi anche se appartenenti a diverse Congregazioni e sparsi nel mondo. In queste settimane sono rientrati in Diocesi per un periodo di riposo don Aldo Vittor (dopo tre anni dall’ultimo rientro), Claudia Pontel e Ivana Cossar che di seguito ci offre la sua testimonianza missionaria.
Per vivere bene questo ottobre missionario che desideriamo sia di rilancio e di incoraggiamento, abbiamo pensato a due appuntamenti che prendono il posto della tradizionale "veglia", uno più spirituale e di preghiera e uno più culturale e di riflessione. Martedì 6 ottobre alle ore 20.10 a Monfalcone in Chiesa a San Nicolò, vivremo un tempo di Adorazione Eucaristica pregando per le Missioni, in particolare per le missioni diocesane e i nostri missionari diocesani. Sabato 17 ottobre alle ore 20.30 nella Chiesa parrocchiale di Lucinico (Gorizia), grazie alla collaborazione con EMI, proponiamo la drammatizzazione teatrale ispirata alla storia del Beato vescovo di Orano (Algeria) Pierre Claverie, martire del dialogo nel 1996. Per l’occasione contiamo pure su un contributo della cara Anna Medeossi, lucinichese di origine e ora consacrata nell’Ordo Virginum nella stessa diocesi di Orano.
A tutti e a ciascuno l’augurio di vivere bene questo ottobre missionario… per essere sempre più "Tessitori di fraternità"!

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Burkina Faso: Covid 19 da combattere senza allarmismi

Intervista a Ivana Cossar che da decenni opera nel Paese africano, seguendo in particolar modo progetti legati ai giovani e alla scolarizzazione

In questi giorni è presente in diocesi Ivana Cossar, missionaria laica in Burkina Faso. Ci siamo fatti raccontare proprio da lei, che ogni giorno tocca con mano la situazione del Paese, quale incidenza abbia avuto la pandemia e quali misure siano state prese.
Fortunatamente il quadro non è mai stato grave come in Europa, scongiurando così il pericolo di una vera strage, dal momento che le strutture e le disponibilità sanitarie non sono paragonabili a quelle europee.

Ivana, il Covid 19 si è sparso ovunque nel mondo e ha raggiunto anche l’Africa. Al momento della tua partenza, che situazione hai lasciato? Come si è diffuso il virus e quali le fasce più colpite?
Ho lasciato il Burkina verso la fine di luglio e già più di un mese prima si erano riaperti i grandi mercati e luoghi di culto.
L’esplosione di gioia nelle parrocchie non ha paragoni: immediatamente si sono celebrati tutti i sacramenti rimasti in sospeso: battesimi, Prime Comunioni, Confermazioni, regolarizzazione di matrimoni… La priorità sono stati gli adulti, i più provati dall’attesa perché da quattro anni si stavano preparando all’ agognato traguardo, anche con le loro privazioni pur di onorare il grande evento.
Nella nostra parrocchia, un sabato ben 700 catecumeni hanno ricevuto il battesimo e più numerosi ancora i cresimandi il giorno dopo. Successivamente ci sono stati i turni degli scolari e studenti, che si contano a parecchie centinaia.
Certo c’era timore e inquietudine negli animi, perché 24 ore su 24 i mass media diffondevano largamente aggiornamenti, con filmati agghiaccianti sulla strage della pandemia in Europa e nel mondo.
Come si è diffuso il virus? Il Pastore burkinabe più popolare accompagnato dalla moglie ha partecipato ad un incontro internazionale a Milhouse, in Alsazia, proprio là dove è partito il primo focolaio in Francia. Sono rientrati ammalati e salvati Per Grazia Ricevuta. In seguito si sono contati tra i contagiati anche un vescovo e lo stesso Cardinale. Loro hanno superato bene la malattia perché hanno saputo smascherare i primi sintomi tempestivamente; non è stato così invece per un sacerdote in uno dei seminari nazionali della Capitale, al Saint Pierre et Saint Paul, che conta 260 chierici. Per lui, don Justin, è stato troppo tardi.
Come ovunque, le fasce più colpite sono tuttora le più vulnerabili: gli anziani, in particolare. Miracolosamente la situazione non è esplosa come in Italia o in altri Paesi massivamente colpiti. Ad oggi si contano meno di 1500 i contagiati e meno di sessanta i decessi. I casi guariti sono più di 1100 e quelli attualmente in cura meno di 300.

Tu ti confronti con la realtà del Paese quotidianamente. Quali sono le più gravi problematiche e carenze a livello sanitario? Qualora la situazione dovesse aggravarsi, quali sono le paure maggiori?
Non ci sono confronti tra i mezzi a disposizione della sanità in Europa e la loro crudele carenza in Burkina Faso (e nella maggior parte dei Paesi africani). La pandemia ha colto ospedali e operatori sanitari impreparati ma, se il Covid 19 avesse avuto il corso con il quale si è abbattuto sull’Italia, sarebbe stato un vero macello.
La parola d’ordine era: rimanere là dove si è. Gli operatori addetti sarebbero intervenuti in loco come meglio potevano. Nessun ospedale avrebbe potuto rispondere ad una tale emergenza.

In Italia si è discusso molto sulla ripresa dell’anno scolastico. Com’è stato affrontato l’argomento nel Paese e quali precauzioni prese per garantire il rientro dei ragazzi in classe?
Le regole applicabili, scandite giorno e notte: il porto del "cache - nez" e/o mascherine nei luoghi pubblici. Con insistenza si consiglia il "cache-nez", proprio così: copri naso (perché, guardiamoci un po’ in giro qua: a che serve una mascherina se lasciamo il naso scoperto, per respirare meglio, quando è proprio dalla respirazione che viene proiettato il virus?
Naturalmente poi il lavaggio frequente delle mani con sapone o antisettico, il distanziamento sociale, fare attenzione alla manifestazione dei segni indicati come sospetti, per una prevenzione corretta.
Uno studente in Medicina recentemente mi ha scritto: "riguardo alla prevenzione del virus non si sono prese per il momento misure straordinarie, i corsi continuano come se non ci fosse la malattia…".
Una studentessa in Comunicazione - Giornalismo ha aggiunto che il Ministero ha messo a disposizione di scuole e istituti sapone e gel mani, mentre una Consigliera Pedagogica ha confermato che sono state distribuite anche mascherine; questo materiale però viene messo a disposizione solo nelle scuole pubbliche, in modo molto insufficiente
In Burkina, quando certe persone hanno saputo del mio rientro in Italia, mi dicevano "non andare, è troppo pericoloso là, rimani qui, aspetta il prossimo anno se la situazione andrà meglio"
Intanto all’arrivo a destinazione c’è stato chi mi prendeva automaticamente per una persona contaminata; una si è addirittura messa in quarantena volontaria per aver condiviso la prima cena al tavolo assieme a me. Sottoposta a quarantena, tutti stavano molto alla larga dalla mia casetta…
Reazione dal Burkina: "Ma non hanno capito che sono loro più pericolosi per te?"
Cosa dire? Visto i drammi e le tragedie causate dalla pandemia del Covid 19 - e il pericolo non è ancora finito - dobbiamo prendere questo fenomeno veramente sul serio e pregare che il vaccino sia al più presto collaudato e - senza speculazioni - messo a disposizione planetaria.
A questo punto è opportuno precisare che la piaga degli attacchi djihadisti, il terrorismo, e la gestione dei campi profughi preoccupa maggiormente il Paese e le zone colpite che il Covid 19, specialmente il martoriato Nord del Burkina Faso, anche perché non appaiono prospettive di tregua né a breve né a lungo termine.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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