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Suor Pia: una vita dedicata al prossimo

La religiosa delle Suore della Provvidenza è morta la scorsa settimana in Togo. Spiccavano in lei il senso del dovere ben fatto, dell’umiltà, dell’abnegazione, una grande compassione verso la persona sofferente

Parole chiave: Suor Pia Baraldin (1), Togo (2), missionari (4)
Suor Pia: una vita dedicata al prossimo

Domenica 3 dicembre, in Togo è morta Suor Pia Baraldin. Proponiamo anni nostri lettori un ricordo di chi l’ha conosciuta più da vicino nei suoi lunghi anni di servizio missionario. Mercoledì 20 alle 18.30 presso il santuario di Rosa Mistica a Cormons sarà celebrata una messa di suffragio.

"Mi hanno detto che la schiena è rotta, che ha fatto troppe piste... la salute non è proprio al massimo, mi dicono che sarebbe meglio rientrare in Italia... ma come si fa, con tanto bisogno che c’è in missione? La schiena è rotta, è vero... ma quante mamme l’hanno così e continuano ad occuparsi della propria famiglia? Certo anche l’età avanza, ma anche una nonna è utile, può tener aperta la porta, far da mangiare, ricordare le cose...." Così diceva qualche anno fa suor Pia, suora dedita al servizio del vangelo testimoniando la gioia di donare, di aiutare, di curare, di rendersi utili facendo il possibile in ogni situazione.
Aveva la capacità di riconoscere il bene che Dio suscitava nelle persone e ne era contenta.
"Hai visto che brava suora che è Bruna? Non è infermiera ma sta tutto il giorno ad occuparsi delle persone piagate come e meglio di un’infermiera. Vedi che belle cose fa Gesù." Così diceva all’inizio della guerra in Costa d’Avorio, quando con la sua consorella partiva ogni giorno per recuperare i malati lasciati soli nel lebbrosario di Manikro senza alcuna assistenza: lavavano piaghe imputridite, curavano un po’ di tutto, caricavano ogni giorno un gruppo di malati per portarli al sicuro a Kongouanou. "Che bello, bravi, non scoraggiatevi, lavoriamo per Gesù" erano le frasi che tante persone impegnate nei gruppi missionari hanno sentito più volte: se era in Italia passava per un saluto, una visita, un incoraggiamento e, se aveva un po’ di tempo, per aiutare a riordinare medicine e materiale per la missione.
A noi seguire il suo esempio lavorando per il vangelo con la stessa fede e lo stesso entusiasmo.

don Flavio Zanetti

Ci siamo conosciute durante la preparazione per la prima partenza in missione: destinazione Costa d’Avorio. Abbiamo condiviso alcuni mesi in Francia per perfezionare la lingua.
Per la pratica andavamo al "Massus" (Lione), un ospedale ortopedico di punta, allora, visto l’afflusso di casi difficili causa incidenti o portatori di drammatici handicap di origine  genetica. Gli ospiti affluivano dagli estremi confini del globo.
Al capezzale degli ammalati, lungo le corsie o nel giardino c’era molto da imparare da lei. Lei incarnava il carisma del fondatore della sua famiglia religiosa, S. Luigi Scrosoppi: spiccavano il senso del dovere ben fatto, dell’umiltà, dell’abnegazione, una grande compassione verso la persona sofferente. Aveva il dono dell’ascolto e della comunicazione e da sempre coltivava la relazione con amici e benefattori con fedele corrispondenza. Di indole serena, amava la preghiera e il canto liturgico al quale liberava la sua bella voce.
Un aneddoto indimenticabile. Di passaggio a Kossou, in visita alla loro comunità, una sera durante la santa ricreazione, chi cuciva, chi passava in rassegna la giornata o il da farsi il giorno dopo; insomma un momento di condivisione e di allegria.
Stirando un vestito da suora, ho detto: chissà come mi starebbe questo capo? Detto fatto eccomi vestita da suora. Improvvisamente dall’esterno delle grida di aiuto. Un parto difficile in un villaggio vicino, bisognava correre. - Chi viene con me? Chiese Suor Pia prendendo al volo la valigetta, le chiavi della macchina.- Vengo io! - Veloce, veloce, vieni così, non c’è tempo!
All’arrivo al villaggio, tutto buio pesto. Le stelle c’erano! - Dov’è tua moglie? - Incredibile! Era rannicchiata in uno sgabuzzino dove le donne fanno da mangiare in caso di pioggia. Senza sfogo per il fumo, ne finestra. Siamo entrate a stento, impossibile. Tenevo la lampada a petrolio e obbedivo agli ordini di Suor Pia: la donna gemeva sempre più fievolmente. Impressionante era la presenza di tutto il villaggio fuori, nel buio. Uomini e donne, a turno chiamavano la partorienteemettendo suoni che solo loro capiscono. In povere parole facevano il tifo per lei, nel tentativo di mantenerla sveglia per non lasciarla "partire". Pochissime parole da parte di suor Pia, ma rispettose e incoraggianti per la donna in travaglio: stava battendosi con tutto il suo "savoir faire", invocando in silenzio tutti gli angeli e Santi del suo repertorio. La sentivo lavorare senza perdere colpi. Le scappava qualche gemito ma non mollava. E dire che quel marmocchio non era il primo o il terzo ma il tredicesimo! - Mo moo. Mokolaoo!  I ringraziamenti venivano da tutte le parti. La mattina dopo ecco arrivare il marito per il saluto di gratitudine, incontra me "in civile" e rimane un po’ perplesso. Niente paura, tutto è andato bene. Sono state salvate due vite e Suor Pia ce l’ha messa tutta!
E pensare quanto mi piacevano i libri di Cronin, ricordo proprio "E le stelle stanno a guardare…"
Se c’è una che brilla più delle altre in queste notti fredde di cielo terso, dev’essere quella di Suorr Pia, felice di essere arrivata al traguardo.
Mission accomplie? Oh, no! Santa Teresina del Bambino Gesù al tramonto della sua giovanissima vita, rincuorava le sue sorelle dicendo: non muoio, entro nella Vita. Continuerò dal cielo a  fare del bene su questa terra. C’è da scommettere che  sarà così anche per suor Pia tanto per non perdere le sue generose abitudini.
Che la tanto amata terra d’Africa che ti accoglie nel suo grembo, ti sia fresca e leggera, che la tua vita donata sia seme che porta tanto frutto. Grazie!

Ivana Cossar

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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