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Stupire e stupirsi

Le impressioni e le emozioni che ogni anno suscita nei partecipanti il pellegrinaggio diocesano al santuario mariano di Lourdes

Parole chiave: Unitalsi (24), pellegrinaggio (75), Lourdes (5)
Stupire e stupirsi

Stupire e stupirsi. Vedere, sentire, fare esperienza di cose inimmaginabili alla nostra ragione, se isolate dallo stimolo del cuore e degli affetti. Rimanere profondamente colpiti - ancora una volta nella storia - perchè Dio non solo ha promesso di fare grandi cose, ma le ha fatte veramente e continua a farle.
Potrei sgusciare queste impressioni, queste emozioni dal mio cuore, dopo il ritorno da Lourdes.
Sono partito con due fardelli: uno personale ed uno... come dire... "sociale"? Si può dire?
Lasciamo quello personale che ha impegnato soltanto me ed il Padre eterno e pertanto anche rimane tra me e Lui. Passiamo a quello "sociale".
Ero abituato con la commissione liturgica a preparare nei minimi dettagli ogni celebrazione del pellegrinaggio. E ciò nonostante c’era sempre qualche intoppo che le mie amatissime e capacissime collaboratrici prontamente risolvevano.
Ero abituato a conoscere personalmente uno per uno i pellegrini: le iscrizioni mi davano occasione di sapere chi sono, da dove vengono, perchè vengono...
Ero anche abituato a predisporre un mansionario per i preti presenti, vescovo compreso: così fin dalla partenza ognuno sapeva come poter offrire il suo tempo alle domande e alle ricerche del pellegrini.
Ed ero anche abituato che tutto doveva filare liscio, la preparazione tecnica era troppo accurata e meticolosa per dare spazio a lacune.
Ma ora non più: il treno è regionale, ti trovi in carrozza con gente che non conosci, non sai se quel certo servizio è di tua competenza o di qualcun’altro. A casa, in Sede, prima di salpare, c’è non poca tensione: nel pellegrinagigo regionale è dato a tutti di sapere tutto e niente. Tutto è chiaro e tutto è incerto. Tutto è stabilito, eppure l’insicurezza, come una piovra, avvolge ognuno.
Ecco il mio animo il giorno 16 luglio.
Ma al ritorno, il giorno 21 luglio 2017, la mia anima non poteva fare altro che cantare con Maria: "Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente". Prima cosa che ha fatto l’Onnipotente è stata la mia umiliazione: Egli mi ha umiliato, perchè ha risucchiato le mie paura come fossero cozze nei gusci. Poi si è manifestato: dove io osservavo un atteggiamento di uomo incapace (e di tale incapacità accusavo anche altri) Egli ha fatto vivere, toccare, respirare la sua volontà, il suo progetto. E alla fine mi ha sorriso, sussurandomi al cuore: "Se Maria avesse avuto la tua stessa ansia, il mondo sarebbe ancora il attesa del Messia!".
E io, capo chino, mano in pugno a battere il petto, mortificato per la mia debole fede, ho dovuto rispondere: "E’ vero, Signore, anche stavolta hai vinto tu: hai fatto grandi cose e io non posso fare altro che esprimere tutta la mia meraviglia!".
E’ stato uno dei mie più encomiabili pellegrinaggi!

Don Carlo Bolcina

È sempre un’emozione come la prima volta

Ciao cari, sorelle e fratelli,
sono andata a Lourdes, perché anche quest’anno la mia anima aveva un bisogno di recarsi in un posto dove sappiamo che qualcuno ci ascolta.
Spero che le mie amate preghiere siano ascoltate da Maria, perché in questo periodo stanno succedendo delle brutte cose alle persone a cui io voglio bene.
Vorrei ringraziare con tutto il mio affetto, la gente che ci ha dato una mano nella nostra permanenza a Lourdes, durante il nostro cammino verso il Signore… Per esempio: la generosa sorella Fabiana che mi preparava sia alla mattina e anche alla sera con tanta dolcezza e tanta pazienza, i carissimi amici Zuccon che ci hanno dato sempre una mano sia nei momenti sacri sia in quelli liberi.
Mi è mancato un giorno in più perché con la fretta mi è sembrato di correre; piuttosto avrei voluto fermarmi a pensare in questo bel posto per mandare delle belle riflessioni.
È stato un bel momento a Lourdes, con tutti, mentre eravamo insieme a salutare la Madonna si è avvicinato verso di noi un signore di nome Daniele che si ricordava di mio padre che è in pace con Gesù da alcuni anni. Lui non conosceva la fine di papà che è andato in cielo. Con Daniele è stato un bellissimo momento assieme a ricordarlo con tanta gioia, che tenerezza!
Ogni volta che passo davanti alla grotta è sempre un’emozione come se fosse la prima volta.

Gaja

Una nuova esperienza che non si dimentica

Il primo pellegrinaggio a Lourdes è un’esperienza che non si dimentica, anzi, che anche a distanza di tempo torna alla memoria, come se il legame instaurato tra il pellegrino e quel luogo fra i Pirenei sia veramente una tappa importante e determinante della propria vita. Per raccontare brevemente quei sei giorni desidero iniziare ricordando una riflessione dell’arcivescovo di Udine mons. Mazzocato fatta durante la S. Messa Introduttiva di lunedì 17 luglio: commentando il titolo del tema pastorale dell’anno "Grandi cose ha fatto per me l’onnipotente" (Le 1,49), l’Arcivescovo ci ha ricordato che i miracoli non sono solo avvenimenti eccezionali, che possono destare incomprensione o incredulità, ma sono l’agire di Dio, anche nei nostri confronti. Di "Grandi cose" (anziché miracoli) ha parlato Maria, rivolgendosi ad Elisabetta, riferendosi al concepimento di Gesù, avvenuto dopo il suo assenso incondizionato al Padre. Certamente un atto di umiltà. Non a caso Mons. Mazzocato ci ha invitati a pensare ai miracoli che Dio fa per noi, primo fra tutti, la "scoperta dell’umiltà o la riscoperta dell’umiltà".
Senza dubbio questo miracolo lo si percepisce a Lourdes; ed aver partecipato al pellegrinaggio come barelliere ha certamente accresciuto in me questa consapevolezza. Per me è stato meraviglioso mettermi al servizio: al servizio degli ammalati aiutandoli a percorrere i lunghi tragitti sulle loro carrozzelle, al servizio dei pellegrini tutti, contribuendo al trasporto dei loro bagagli in camion ed in treno, aiutando in  carrozza-cucina, finanche a distribuire i  pasti  fra  gli scompartimenti del treno.
Tutto ciò non è stato immediato, dal momento che, inizialmente, non conoscevo gli altri partecipanti al pellegrinaggio. Ciononostante, grazie alla tendenza alla solidarietà ed al "fare gruppo" dell’Unitalsi, mi sono sentito in breve tempo accolto ed inserito nel contesto. Di questo vorrei ringraziare, fra tutti, Giorgio Valenti, che mi ha introdotto nella "famiglia" dell"Unitalsi, Nevio Marega, Renzo e Fulvio, che ho cercato di imitare e seguire per apprendere il delicato servizio di barelliere, i miei giovani compagni di pellegrinaggio Alessandro Cauzer, Francesco Burdin e Alberto Pisani, persona di eccezionale sensibilità umana e magistrali capacità organizzative.
Ho notato che lo spirito di servizio e di umiltà non riguardava solo il personale di servizio, ma era proprio anche degli ammalati, veramente gentili e pazienti nei confronti dei loro barellieri.
Fra le opere di servizio che ho svolto, di particolare intensità è stata l’accompagnare il sacerdote che distribuiva l’eucarestia durante la S. Messa celebrata nella Grotta di Massabielle.
In generale, è stato un viaggio completo. Ho vissuto momenti di gioia, di stanchezza, di servizio, di divertimento, di preghiera, di raccoglimento, di condivisione. Devo dire che con il passare dei giorni mi rendevo conto sempre di più, condividendo, come mai molti pellegrini tornano a Lourdes ogni anno. Posso infatti confermare che è un’esperienza che rifarei e di cui ho già nostalgia.

Denis Delbello

Viaggio verso l’incontro e il cambiamento

Tra mille dubbi! Vado! Non vado! Alla fine prevale la voglia di lasciare la realtà quotidiana, in questo momento avvolta da grande sofferenza e difficoltà. Ma la vita non si ferma, percorre con tenacia e fiducia la sua strada, non si guarda indietro, si punta diritto verso il domani, che rappresenta il futuro e a volte ti chiedi se esiste veramente il futuro. Ti sembra che la vita si fermi da un momento all’altro, ti coglie di sorpresa e tu sei impreparato.
Cerchi la risposta dentro di te, ma il tempo e la vita passano veloci, non c’è tempo per fermarsi a riflettere, bisogna andare avanti, cogliere l’essenza della vita che si chiama amore, che ti dona la forza e il coraggio di affrontare la realtà e puntare verso un cambiamento di te stesso e gli altri per proiettarci verso un mondo migliore, dove ognuno è il protagonista e nessuno prevale sull’altro.
Cari amici oggi vengo a voi non con il solito articolo, che descrive quanto è bello andare a Lourdes e quante belle emozioni si provano, ma semplicemente una breve riflessione nata proprio durante questi giorni di grazia guardandomi intorno valutando la situazione attuale spirituale ed esistenziale
grazie a tutti, buona riflessione.

Emanuela  Piccioni

Si parte per "chiedere" e si finisce solo per ringraziare

Non ero mai stata a Lourdes e dire che  ho passato la settantina. Quest’anno, l’animo turbato da tanti avvenimenti,  ne ho sentito quasi un’urgenza. Andare fin là, ai piedi della Madonna Immacolata, pellegrina accanto agli ammalati, a chiedere….già, si parte per "chiedere".  E poi ci si vergogna, e si finisce solo per ringraziare.
Ho sempre sentito parlare di "bella esperienza", mai avrei immaginato di viverne una al di sopra della mia immaginazione. Perché a Lourdes si vede, si constata, ci si convince che il Signore ha fatto grandi cose per noi.
A Lourdes si prega in un clima unico di raccoglimento, si celebrano funzioni di rara e pura bellezza liturgica che eleva lo spirito, ci si emoziona, ci si sente vicini alla Vergine Santa, tutto questo è vero e forse scontato in partenza.  Ma la novità, per me inattesa, è che lì si fa un altro incontro specialissimo,  sorprendente: a Lourdes si incontra l’umanità. L’umanità immensa  che soffre nella compostezza, rispecchiata dall’umanità altrettanto immensa che assiste, cura, accudisce,  nella serenità e nella dedizione senza ostentazione, l’umanità buona, fraterna, l’oasi insospettata popolata di fratelli tra i quali vivere sicuri. Oggi, in questo mondo dove ci alleniamo a difenderci da tutto e tutti, ci sono luoghi in cui si vive per giorni ogni momento in pace, da fratelli: questo per me è il miracolo perenne di Lourdes.  Sono andata incontro alla Vergine, ho trovato l’uomo, quello del versetto:  "…eppure lo hai fatto poco meno degli angeli".
Potrei raccontare tanto, non voglio "far rumore", il silenzio è uno dei doni di quel luogo. Voglio solo concludere con un pensiero che mi porto addosso, colto al volo davanti  alla grotta da dove un sacerdote parlava a fedeli francofoni. Diceva che la Vergine ha voluto mostrare a Bernadette la Croce, il simbolo pieno della sofferenza che segna la vita di tutti, di tutti ineluttabilmente. Ma la sofferenza non ha l’ultima parola, perché la croce ha un rovescio, ed è l’altra faccia quella che vince, quella dell’amore ad ogni costo. "L’amour à tout prix" è la vittoria del cristiano.
A Lourdes ho visto l’amore a ogni costo, e questa è stata la mia grande meraviglia e il mio miracolo.
Ringrazio l’Unitalsi, in tutta sincerità.
Non avrei vissuto in serenità una esperienza così intensa se non fosse stata inquadrata da questa organizzazione straordinaria, capace di affrontare esigenze così delicate e difficili da gestire come l’accompagnamento e l’assistenza  di  tanti malati di ogni genere. E non avrei dovuto stupirmi di quella assolutamente necessaria ordinatissima folla di bianche "sorelle" e azzurri barellieri, un piccolo esercito indispensabile. Il mondo deve conoscere, sono certa che non lo sa, che tra gli arraffatori insaziabili che quotidianamente i media ci propongono, esistono organizzazioni composte da innumerevoli persone generose, altruiste, benedette, che offrono senza riserve  il loro tempo e le loro energie e pagano di tasca propria per servire chi ha bisogno.

Mariuccia Del Pozzo Barazza

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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