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“Siamo disposti all’avventura del cammino?”

Una riflessione su alcuni punti rilevanti pronunciati dal pontefice lo scorso 10 ottobre

Parole chiave: sinodo (14)
“Siamo disposti all’avventura del cammino?”

Questa settimana, in occasione dell’apertura della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, ci è sembrato importante riportare, non nella sua totalità, ma nei punti salienti, l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato lo scorso 10 ottobre.
Questo perché nel suo discorso troviamo i fondamenti di una carità cristiana che sono la stella polare di ogni vita vissuta come dono.
Per camminare insieme è necessario uscire da sé stessi per andare incontro all’altro.
Soltanto se mi sta a cuore il bene del fratello posso cercare di cambiare le mie vecchie abitudini, la mia pigrizia, uscire dalla mia "confort zone" per mettermi al suo fianco e camminare insieme.
Ed è subito con alcune domande che il Papa ci interpella a questo proposito:
"E oggi, aprendo questo percorso sinodale, iniziamo a chiederci tutti: noi comunità cristiana, incarniamo lo stile di Dio, che cammina nella storia e condivide le vicende dell’umanità? Siamo disposti all’avventura del cammino o, timorosi delle incognite, preferiamo rifugiarci nelle scuse del "non serve" o del "si è sempre fatto così"?"; il Papa però non ci incoraggia solo a guardarci dentro, ma ci vuole spronare a guardare ed imitare lo stile di Gesù dicendo:
"Fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme. Guardiamo Gesù, che sulla strada dapprima incontra l’uomo ricco, poi ascolta le sue domande e infine lo aiuta a discernere che cosa fare per avere la vita eterna (la felicità ndr). Incontrare, ascoltare, discernere: tre verbi del Sinodo" che ci ricordano i tre verbi su cui si fonda lo stile Caritas (ascoltare, osservare e discernere), ma che il Pontefice ci presenta in una versione aggiornata e sinodale, in particolare per il primo verbo:

Incontrare
"Il Signore - spiega il Pontefice- non è distaccato. È disponibile all’incontro. Anche noi, che iniziamo questo cammino, siamo chiamati a diventare esperti nell’arte dell’incontro.
Nel prenderci un tempo per incontrare il Signore e favorire l’incontro tra di noi. Un tempo per dare spazio alla preghiera, all’adorazione a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa; per rivolgersi al volto e alla parola dell’altro, incontrarci a tu per tu, lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca. Ogni incontro richiede apertura, coraggio, disponibilità a lasciarsi interpellare dal volto e dalla storia dell’altro."
Il primo verbo che sceglie a differenza di quello di Caritas, osservare, è una parola che chiede di entrare in relazione con il fratello, con lo stile di Gesù.
Il Papa ci chiede, come Gesù, di andare dentro la storia di chi incontriamo, a viverla e metterci in gioco.

Prosegue poi spiegando gli altri due verbi, vicini al vissuto ed operato dei volontari Caritas, ma comunque per niente scontati:

Ascoltare
"Un vero incontro- prosegue il Papa- nasce solo dall’ascolto. Gesù non dà una risposta di rito, non offre una soluzione preconfezionata. Semplicemente ascolta.
Tutto il tempo che sia necessario, lo ascolta, senza fretta.
Non ha paura di ascoltarlo con il cuore e non solo con le orecchie.
Quando ascoltiamo con il cuore succede questo: l’altro si sente accolto, non giudicato, libero di narrare il proprio vissuto e il proprio percorso spirituale."
Il Papa, ancora una volta ci interpella/provoca: "Come stiamo con l’ascolto? Come va l’udito del nostro cuore? Permettiamo alle persone di esprimersi, di camminare nella fede anche se hanno percorsi di vita difficili, di contribuire alla vita della comunità senza essere ostacolate, rifiutate o giudicate?"
Fare Sinodo sottolinea il Pontefice è seguire lo stile di Gesù che ascolta tutto e tutti, scoprendo "con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuovi".

Discernere
"L’incontro e l’ascolto reciproco non sono qualcosa di fine a sé stesso, che lascia le cose come stanno. Quando entriamo in dialogo, ci mettiamo in discussione, in cammino, e alla fine non siamo gli stessi di prima, siamo cambiati."
Il Papa ha cercato di dirci che, il Sinodo prima di tutto è "un cammino di discernimento spirituale che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la parola di Dio. La Parola ci apre al discernimento […] per svuotarci, a liberarci di ciò che è mondano, e anche delle nostre chiusure e dei nostri modelli pastorali ripetitivi; a interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuol condurci".

Le parole del Papa sembrano rivolgersi a tutte le Caritas, come a ricordare lo stile che dovrebbero sempre avere.
In realtà il Pontefice chiede di andare più in profondità ed ampliare l’orizzonte.
Punta l’attenzione sul fatto che non sta parlando ad un gruppo in particolare come potrebbe essere una Caritas, un consiglio parrocchiale o ai suoi presbiteri; ma a tutti i cristiani, chiamati e invitati a camminare con questo stile, non solo i centri di ascolto, non solo il gruppo di catechisti, non solo i volontari, ma ognuno di noi.
Il nostro augurio allora è di poter veramente iniziare a camminare come Chiesa che mette al primo posto gli ultimi, facendosi ultima.

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