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Si salveranno i sacramenti dal coronavirus?

Questa pandemia mondiale diventa una prova anche per la Chiesa

Parole chiave: sacramento (7), Covid 19 (43)
Si salveranno i sacramenti dal coronavirus?

Tutto non sarà più come prima. È un ritornello che si ripete ogni qualvolta un avvenimento improvviso sconvolge la vita. Poi scopri che la storia dell’umanità è segnata continuamente da situazioni simili o anche molto più gravi che talvolta hanno portato a pensare alla fine del mondo. E poi tutto si è ripreso, con gli occhi della fede diremmo in questi giorni, tutto è risorto. Così è avvenuto lungo il corso della storia per la Chiesa, comunità di risorti in cammino.
Questa pandemia mondiale anche per la Chiesa, e in particolare quella italiana, è una prova che, come tutte quelle che costellano il nostro cammino, da una parte mette in evidenza i punti deboli, dall’altra è una sfida. Se la vinci cresci, se la perdi perisci.
Qualcuno dice che questo tempo di sofferenza porterà a un risveglio religioso. Confrontandomi con diversi presbiteri, da anni in prima linea sulla pastorale, ascoltatori e conoscitori di anime, si teme invece che questa quarantena, cosi come la stiamo vivendo al livello ecclesiale, porterà ad un tracollo della frequenza religiosa. Ci sarà forse una scrematura e comunque ci vorrà un tempo di convalescenza con un accompagnamento per ritrovare ancor più le ragioni della fede.
Un maestro spirituale ha scritto che quando le prove si abbattono sulle anime è come il vento che si abbatte sul fuoco: se questo è grande e intenso esso si riattizza ancor più, ma se trova una piccola fiammella questa si spegne.
Penso in modo particolare alla pastorale sacramentale nella Chiesa. Era già abbondantemente in crisi da tempo. L’allora Cardinale di Bruxelles Godfried Danneels, che non si poteva certo classificare come conservatore, fece a Roma nel 2000 un intervento con una lucida radiografia della Chiesa: "Nella pastorale ordinaria i sacramenti rischiano di non essere più il punto di gravità della pastorale cattolica. Prevale il pericolo di ripiegarsi sul ministero della Parola e della Diaconia, così la liturgia, rischia di essere per buona parte assorbita in una logorrea del verbo. La Chiesa si presenta ed è recepita un posto in cui si parla, si lanciano messaggi e ci si mette al servizio del mondo".
Lo Spirito ci fa vedere anche effetti positivi di questa situazione, come molti pensatori illuminati e uomini di fede hanno sottolineato in questi giorni, ma dovrà anche guarire i molti negativi che emergeranno con il tempo. Tra questi uno potrebbe essere proprio lo svotamento della realtà sacramentale nella Chiesa Cattolica.
Le S.Messe in streaming abbondano ma il messaggio che potrebbe passare è che la S.Messa, vista in casa attraverso i vari media, un domani diventi sufficiente per dichiararsi e sentirsi praticanti. Non solo per gli anziani o i malati, ma per chiunque trovi qualche difficoltà: un giorno di brutto tempo, un impegno urgente, ma anche il bisogno di andare a fare la spesa o un impegno sportivo, così va a finire che mentre si prepara il pranzo ci si sintonizza su Tv 2000 e il precetto è sodisfatto. Il pericolo tra l’altro, come ha evidenziato il Santo Padre nell’omelia del 17 aprile, è l’indebolimento tra i fedeli del legame, già fragile di per sé, con la comunità cristiana. Per la confessione ci si potrebbe accontentare dell’assoluzione generale ogni tanto o direttamente dell’indulgenza ascoltata sul piccolo schermo.  Una persona non praticante, che immagino esule dal confessionale da anni, mi ha detto: "Ah io sono a posto! Ho ricevuto l’indulgenza direttamente dal papa l’altro giorno in TV".  
È poi drammatica la notizia che migliaia sono le persone morte in questi giorni negli ospedali completamente sole, senza il conforto dei sacramenti della confessione e della unzione degli infermi. Se come pastori non sentiamo un dispiacere profondo, dovremmo chiederci sinceramente se li riteniamo ancora necessari per la salvezza delle anime.
Mi chiedo: come Chiesa in questo frangente davvero abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare? In molti settori si è fatto di tutto per salvare il salvabile e per progettare già il futuro dopo questa prova. E noi come Chiesa?
Pensiamo di aver fatto il possibile perché ci siamo buttati a capofitto sulle Messe in diretta streaming magari facendo a gara sul maggior numero di visualizzazioni?  Ma noi abbiamo ben altro da dare alle persone! I sacramenti, che sono i segni e strumenti per la salvezza eterna che il Signore stesso per questo ha instituito. Ma in questa prova abbiamo davvero fatto il possibile per salvaguardali e dispensarli? O abbiamo dato l’impressione che sopra tutto, in modo assoluto, ci sia solo la salute?
Nel diritto canonico il principio cardine che lo regge e che lo chiude così letteralmente recita: "… e avendo presente la salvezza delle anime, che deve sempre essere nella Chiesa legge suprema" (can. 1752).  Ma se la salvezza delle anime può eludere la realtà sacramentale, come di fatto abbiamo forse implicitamente mostrato durante questo tempo, il fatto grave non sarà solo la crisi di un pilastro fondamentale della Chiesa Cattolica ma dello stesso principio dell’incarnazione che vuole che le realtà divine e la salvezza passino attraverso la mediazione umana, in modo particolare attraverso i sacramenti, in primis l’eucaristia.
Passata "la tempesta", oltre ad una seria verifica, si tratterà anzitutto di riscoprire l’immenso valore di questo nutrimento divino e la ricostruzione di una rinnovata e viva comunità cristiana che su esso si fonda e si alimenta. Sarà questo il vero contributo che la Chiesa Italiana potrà dare anche per la ripresa del nostro paese.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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