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"Senza l'8x1000 non potremmo dare aiuto"

Intervista al direttore della Caritas diocesana di Gorizia, don Paolo Zuttion, sull’esperienza di accoglienza dei richiedenti asilo fuori convenzione

Parole chiave: 8x1000 (4), don Paolo Zuttion (5), Caritas (167), profugo (9)

Di fronte alle situazioni di emergenza, spesso si finisce con il trovarsi davanti a schieramenti diametralmente opposti, che a volte fanno un gran parlare ma poche azioni concrete. In tutto questo c’è chi si distingue, chi decide di non stare a guardare ma di rimboccarsi le mani per far sì che le "emergenze" non siano più tali.
Una di queste persone è don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana che, forte anche di una lunga esperienza in terra di missione che lo ha aiutato nell’approcciarsi con i "poveri tra i poveri", oggi è in prima linea nella gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo.
In tutto questo è sostenuto anche dal fondo 8x1000, strumento senza il quale una degna accoglienza a queste persone non sarebbe possibile.
Don Paolo, qual è al momento l’emergenza a Gorizia? Possiamo già avere una prospettiva sui prossimi mesi?
Distinguerei tra emergenza e accoglienza strutturata, sia in città sia nel resto della Diocesi - la prima cittadina ad essere stata "protagonista" è stata Gradisca d’Isonzo, che ha ad oggi 403 ospiti presso la struttura del CARA -.
Dal punto di vista emergenziale, a Gorizia al momento ci sono 90 presenze al Nazareno, che potrebbero aumentare per una deroga a certe norme attualmente attive, unite a tutta una serie più o meno numerosa di presenze fuori convenzione - siamo arrivati anche a picchi di più di 250 profughi ospitati tra la parrocchia della Madonnina, il salone della Caritas e il dormitorio "Faidutti", nonché grazie all’aiuto di alcune altre parrocchie come Sant’Andrea e San Giusto-.
Per fortuna questo stato di emergenza in questo momento si è attenuato e al momento fuori convenzione c’è circa una decina di persone. La cosa però è molto altalenante: la Prefettura ne trasferisce molti, ma nei giorni successivi gli arrivi continuano, sono costanti e di difficile previsione. Proprio per questo motivo abbiamo risposto alla richiesta di Medici Senza Frontiere di poter installare presso gli spazi del San Giuseppe un campo mobile per poter accogliere, durante l’inverno, i richiedenti asilo - anche memori dell’esperienza dell’inverno passato, nel corso del quale ci siamo veramente tormentati per cercare ogni sera luoghi dove poter far dormire queste persone -.
Ora quindi siamo più rasserenati poiché, grazie a questo campo, abbiamo un’ulteriore disponibilità di 100 posti, che si aggiungono ai 40 posti del dormitorio. Se ci dovesse essere un’ulteriore eccedenza, c’è la possibilità di offrire riparo presso la tenda installata alla Madonnina.
Riguardo l’accoglienza strutturata invece?
In Diocesi, per mezzo di varie convenzioni, ospitiamo 18 persone nell’ex caserma di Gabria, frazione di Savogna d’Isonzo, gestite dall’ICS, associazione di Trieste che gestisce alcune accoglienze nella città giuliana e nell’isontino. La stessa istituzione gestisce anche le 15 persone ospitate a Cormòns presso alcuni appartamenti presi in affitto. Entrambe le accoglienze sono realizzate in convenzione con i Comuni e la Prefettura. Ci sono poi 15 persone a Terranova, nel Comune di San Canzian d’Isonzo, che vede la presenza di un operatore Caritas per l’accompagnamento giuridico e sociale, e 16 persone a Romans d’Isonzo, accolte presso la canonica di Fratta. A San Pier d’Isonzo verranno prossimamente accolte 5 persone.
C’è poi il progetto SPRAR, che sulla nostra provincia vede 44 posti; l’ente pubblico capofila è la Provincia di Gorizia. 37 persone inserite nel progetto sono ospitate a Gorizia presso appartamenti - di cui uno messo a disposizione dalla parrocchia del Duomo - e presso l’Istituto Contavalle; 7 persone sono accolte a Staranzano, in collaborazione con il Comune.
Come definirebbe in tutto questo il ruolo della Caritas e le sinergie tra mondo della Chiesa e istituzioni?
Il ruolo della Caritas è prevalentemente di animazione del territorio, non ha una convenzione diretta con la Prefettura e con i Comuni; se serve offriamo anche apporto dal punto di vista tecnico con persone specializzate in materia di accoglienza, soprattutto dal punto di vista legale e sociale.
La collaborazione con le istituzioni e i Comuni sensibili e non ideologicamente contrari all’accoglienza è buona. Un esempio: con il Comune di Gradisca d’Isonzo è attiva da anni una bella collaborazione; si opera insieme in un Centro Diurno di attività con le persone del Cara. L’esperienza ha dato dei bei risultati e ha coinvolto attivamente i richiedenti asilo e la città.
In questo bisogno di accoglienza diffuso su tutto il territorio, quanto conta il sostegno dell’8x1000?
L’accoglienza delle persone fuori convenzione è sostenuta tantissimo da questo fondo, impiegato proprio vista la situazione di accoglienza emergenziale, anche per l’acquisto e la preparazione di cibo, e che stiamo attuando ormai da 1 anno e mezzo, toccando punte - ricordiamolo - anche oltre le 250 persone. Senza il sostegno dell’8x1000 l’accoglienza non sarebbe possibile, non saremmo in grado di offrire aiuto. Grazie a questo fondo siamo in grado di affrontare spese alimentari, ma anche delle varie utenze - gas, luce… - dei luoghi di accoglienza. Ci aiutano molto anche le donazioni, sia materiali che monetarie,  di persone sensibili che hanno risposto ai nostri appelli.
Lei è stato per lungo tempo missionario in Africa. Un’esperienza di questo tipo come la sta aiutando qui, in questo momento di emergenza, oggi?
Sono stato in missione in Costa d’Avorio dal 1988 fino al 1999, successivamente vi ho passato dei lunghi periodi di permanenza nel 2006 e 2007. L’aver vissuto lì, l’aver visto persone vivere in una realtà di poveri tra i poveri, sicuramente mi ha avvicinato ancora di più ad un’attenzione verso coloro che si trovano in una situazione di bisogno.
In Africa ho avuto anche modo di operare nel carcere di Bouakè: un’esperienza realmente impattante per la mia persona. Lì ho visto sofferenze enormi, povertà estreme; se un carcerato non ha un supporto esterno, se nessuno gli porta da mangiare muore di fame, per non parlare poi delle condizioni igienico - sanitarie.
Ho poi avuto quella che io definisco una "grazia", ossia il poter essere a fianco di Gregoire Ahongbonon nella sua esperienza - oggi mondialmente conosciuta - di liberazione dei disabili mentali dalla schiavitù alla quale, ancora oggi, sono spesso sottoposti, legati con catene ad alberi o messi ai ceppi, trattati come animali.
Quest’esperienza mi ha reso più attento alla realtà degli abbandonati e mi è stata utile anche qui, in questo frangente dell’accoglienza: Gregoire - vero uomo di Dio - non ha mai respinto nessuno, si è sempre fidato della Provvidenza. Pur non avendo nessun contributo è riuscito in circa 25 anni a creare 15 centri d’accoglienza e a liberare, reintegrandole, qualcosa come 60.000 persone.
Questa per me è stata una "scuola di vita", che adesso mi aiuta ad affrontare qui certe situazioni avendo un po’ di questo spirito. Anche io non me la sono mai sentita di respingere nessuno che non aveva dove dormire, in particolar modo d’inverno.
Lasciarlo solo sarebbe significato mandarlo a morire.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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