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Scoprire, vivere ed annunciare il Dio di Gesù Cristo oggi

Il confronto fra esperienze di "nuova evangelizzazione" già in atto al centro dell’annuale incontro di inizio anno promosso dalla Cet a Cavallino

Parole chiave: CET (4), incontro (85)
Scoprire, vivere ed annunciare il Dio di Gesù Cristo oggi

Si è svolto nei giorni 7 e 8 gennaio a Cavallino l’incontro di aggiornamento della Conferenza Episcopale del Triveneto, cui erano invitati a partecipare, oltre ai vescovi e ai vicari della pastorale, anche due laici per ognuna delle 15 diocesi. Per Gorizia erano presenti il vicario per l’Evangelizzazione e i Sacramenti, don Nicola Ban, la segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano, Martina Valentincic, la responsabile delle aggregazioni laicali, Gabriella Burba.
Il tema verteva su "Quale Dio annunciamo? Scoprire, vivere e annunciare il Dio di Gesù Cristo oggi",  con l’obiettivo di un confronto fra le esperienze di ’nuova evangelizzazione’ già in atto, da cui desumere criteri di discernimento sull’esistente e concrete proposte da attuare, alla luce della Evangelii Gaudium.
Ai partecipanti sono state presentate tre buone prassi di annuncio, sperimentate come possibili, anche se evidentemente non esaustive, risposte di evangelizzazione nel tempo della modernità plurale e liquida.
La diocesi di Verona ha proposto l’iter delle 10 Parole, rivolto a giovani adulti fra 25 e 45 anni, con incontri di un’ora a settimana per un intero anno: in un contesto privo di certezza servono "istruzioni per un buon uso delle cose", tramite l’abbinamento di linguaggio kerigmatico, parenetico, didascalico, per gettare le fondamenta di una coscienza cristiana. Si tratta di innescare un cammino di ricerca, che spesso poi si traduce in richiesta di percorsi di accompagnamento.
La diocesi di Concordia-Pordenone ha raccontato l’esperienza dell’alfabeto della fede, che prevede un percorso articolato in 4 anni, dopo un anno propedeutico con 3 incontri pre-pasquali rivolti ai  genitori di bambini di 6 anni. Il primo anno viene poi dedicato ai genitori dei bambini di 6-7 anni e ai loro figli, con approccio antropologico su "genitori e figli: l’arte di educarsi". Nel secondo anno, destinato ai genitori con i loro figli di 7-8 anni, in ogni incontro si approfondisce una parabola. Il terzo anno, per bambini di 8-9 anni e loro genitori, è dedicato al Padre Nostro, mentre il quarto, con età di riferimento 9-10 anni, al Credo. Gli incontri, intervallati da gesti da vivere in famiglia, sono al massimo 8 all’anno.
La diocesi di Padova, infine, ha illustrato l’esperienza di primo annuncio denominata Arte e fede, proposta sia a giovani sia ad adulti, che non consiste in una catechesi strutturata, ma fa leva sulla via della bellezza, tramite l’interpretazione di opere d’arte dal punto di vista storico-critico, ma soprattutto mettendone in luce i significati biblici e teologici.
Successivamente i partecipanti, divisi in tre gruppi, hanno discusso sulle buone pratiche presentate, proponendo inoltre le più significative della propria diocesi, per interrogarsi infine sulle attenzioni da prestare, le conversioni e le modifiche da mettere in atto.
La prima giornata si è conclusa con la celebrazione dell’eucarestia, presieduta dal vescovo di Bolzano-Bressanone che ha invitato a pregare per le vittime e il responsabile del terribile incidente in valle Aurina.
Nella mattinata successiva, dopo la condivisione eucaristica, è stata presentata la sintesi dei lavori di gruppo, evidenziando le attenzioni emerse: l’idea di Dio che precede i nostri progetti, l’importanza dello stile con cui operiamo, un approccio all’evangelizzazione che non la ritenga troppo complessa e votata al fallimento. Si è rilevato uno spostamento di accenti nell’impostazione degli itinerari di annuncio: accompagnamento piuttosto che eventi, partendo dalle domande delle persone, in prospettiva relazionale; valorizzazione della pastorale ordinaria e dell’anno liturgico, al cui interno si pone la vita delle persone, perché le parrocchie, con tutti i loro limiti, sono ancora casa accogliente, luogo di santità ospitale, Chiesa che si offre a tutti; responsabilizzazione degli adulti laici come portatori di valore; centralità della Parola di Dio nel circolo ermeneutico dalla Parola alla vita e dalla vita alla Parola; sguardo positivo sui giovani che, se da un lato, sembrano protesi a liberarsi da ogni appartenenza, dall’altro sono in ricerca di legami e fiducia.
Gli elementi di riflessione si sono articolati in alcune domande provocatorie sulle strade alternative da percorrere: evangelizzazione è vedere Dio già all’opera nella storia o sovrapporre la nostra idea e la nostra opera, come contenuto che già possediamo? Si tratta di porsi fuori dalla storia o entrare nella sua complessità anche disordinata, seguendo la logica dell’incarnazione? Quale forma dare alle nostre parrocchie per superare separazioni fra preti e laici, fra chi sta dentro e chi fuori, fra Chiesa e mondo? Quale generatività fra dinamiche di affiliazione, che sottendono un interesse corporativo, o di affrancamento, con l’accettazione di tutti i rischi della libertà? Felix e fecundus derivano dalla stessa radice fela, cioè mammella, per cui la felicità consiste proprio nella donazione generativa di vita.
La Chiesa oggi non può che essere plurale, ma in stile di comunione e fraternità, una Chiesa coinvolta nei problemi della giustizia sociale e dell’ambiente, più attenta alla qualità delle relazioni che freneticamente impegnata in una bulimia di iniziative. Una Chiesa che deve anche proporre testimonianze pubbliche, prestando attenzione alle istanze che emergono dalla società e dai giovani, come il movimento delle sardine, che chiedono una diversa etica sociale.
Quale Dio annunciamo? Con molti miliardi di uomini condividiamo la fede in Dio, il nostro specifico è la fede in un Do che si è fatto uomo. Annunciamo quindi un Dio che ha la passione per l’uomo, che è risorto e ci precede, un Dio che ognuno di noi personalmente, oltre alla comunità cristiana nel suo complesso, è chiamato ad annunciare con la propria vita prima ancora che con le parole.
In quest’ottica, dopo il dibattito sulla restituzione dei lavori di gruppo, è stato proposto uno spazio di ascolto delle personali esperienze di fede dei presenti, una testimonianza intensa e partecipata, che potrebbe costituire una modalità di riflessione e confronto anche nei nostri Consigli Pastorali.

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