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Sacerdote nei giorni del Covid-19

L’emergenza sanitaria impone la ricerca di nuovi percorsi pastorali perchè non venga meno la prossimità dei presbiteri alle comunità cristiane /1

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Sacerdote nei giorni del Covid-19

Con la sospensione delle liturgie e delle attività parrocchiali, questo è un tempo che interpella in modo particolare anche i sacerdoti. Ne abbiamo parlato con alcuni di loro ed in questa prima puntata vi proponiamo le risposte di mons. Paolo Nutarelli, responsabile dell’UP cormonese, don Maurizio Qualizza, amministratore parrocchiale dell’Up di Capriva e Moraro, e don Flavio Zanetti, parroco dell’Up del centro cittadino a Monfalcone.

Cosa significa essere sacerdote nei giorni del coronavirus con le liturgie e le attività parrocchiali sospese?
Don Flavio: per ora me lo sto chiedendo... provo a dirvi alcune delle cose che frullano disordinatamente in me.
Significa che mi meraviglio che Dio mi permetta di fare qualcosa di buono nonostante tutti i miei peccati e le mie contraddizioni, e proprio in questo tempo strano, in cui tanti pensano che tutto vada strambo e che Dio ci abbia abbandonato, in cui molti vivono nella paura, in cui le comunità sono sfilacciate e sedicenti cattolici con un linguaggio falsamente religioso dividono ulteriormente la Chiesa.
Significa che non ho il piacere di annoiarmi. Diversi mi chiedono come passo il tempo (letture, meditazione, ecc.) adesso che non facciamo né messe con l’assemblea né riunioni... io so solo che ho da fare più di prima. Se voglio andare incontro ai problemi della gente, di chi ti cerca perché ha bisogno, dei poveri, di chi è preoccupato, di chi muore (non necessariamente di coronavirus).... non ho un attimo di tregua. Mica perché cerco di riempire il mio tempo, ma perché le persone con i loro problemi ci sono e ci vengono incontro... a meno che non ci si faccia trovare.
Significa che mi scopro ancora un sacramento, non nel senso celebrativo-rituale-sacrale, ma nel senso di essere un segno (povero), un mezzo per trasmettere la forza di Dio vivendo tra i bisogni del suo popolo, in particolare dei più deboli. All’ordinazione il vescovo mi diede il calice e il pane dicendo "renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore". Mi rendo conto che l’Eucaristia, una delle cose più importanti per noi, oggi non possiamo farla col popolo: ma imitare Cristo Eucaristia, questo è quel che dobbiamo fare, conformandoci, per quanto possibile, al mistero di Gesù che soffre oggi in tante persone.

Don Maurizio: Beh! Significato tornare all’essenziale delle cose, l’impossibilità nelle relazioni vale anche per noi preti! Non è un tempo da riempire con altro: ma un tempo per vivere l’altro, il fratello, la sorella, i parrocchiani che spesso, obbligati, viviamo di fretta, travolti forse dalle nostre consuetudini.

Don Paolo: Improvvisamente cambia tutto. Non cambia solo per uno. Ma è cambiato per tutti e questo ti fa pensare. Non poter celebrare pubblicamente la Santa Messa, aver dovuto chiudere l’oratorio e tutte le sue attività fa male. Dopo lo smarrimento iniziale fai memoria del popolo d’Israele nel deserto e sai che Dio non ci abbandona.  E quindi ti ri-inventi come uomo e pastore.

Sentite la lontananza fisica dalla comunità?
Don Maurizio: La lontananza fisica si è fatta reale alla prima Messa celebrata via facebook. La comunità te la immagini, ma non puoi riconoscere i volti, non sai chi ti segue se non per i messaggi che ti vengono dopo su wattsapp. La fisicità ha un suo peso, ha un valore imprescindibile, perché è sulla persona che si fonda la nostra fede, nel senso dell’incarnazione e del valore supremo dato a ogni uomo da Cristo.

Don Paolo: Ovviamente si cerca di fare comunità in modo diverso attraverso la rete ma non è lo stesso.  Quello che mi piacerebbe far arrivare alle persone delle nostre Comunità che non dobbiamo e non possiamo perdere la speranza né tantomeno la Fede. E che fare carità oggi significa ad esempio prendere in mano il telefono e chiamare le persone. Non siamo soli.

Don Flavio: Sì, pesa molto il non potersi incontrare le persone come si vorrebbe, ma obbliga a ritrovarsi in modo diverso e a chiedersi quali sono le relazioni più autentiche.

C’è qualcosa di particolare che vi ha colpito in questi momenti? Qualche testimonianza di speranza ?
Don Paolo: Come Parroco sono in contatto giornaliero con il Sindaco e posso testimoniare la gratuità di tante persone nell’aiutare gli altri.
Improvvisamente abbiamo capito che siamo fragili e che per andare avanti abbiamo bisogno degli altri.
La speranza viene dai più piccoli con i loro sorrisi (via rete) e i loro disegni. Penso anche all’attività del disegno a Maria Rosa Mistica: sì con l’aiuto del Signore e di Maria andrà tutto bene!

Don Flavio: Ho visto alcune autorità pubbliche che si prodigano per la popolazione; ho visto un carabiniere correggere con dolcezza e fermezza un uomo maleducato; ho visto un bravo medico che è venuto incontro ai bisogni di una persona in difficoltà in modo umano, anche se non era un suo obbligo professionale; ho sentito una signora che ogni giorno telefona alle amiche per rincuorarle raccontando loro una cosa bella e positiva che ha letto sulla stampa cattolica; ho visto un signore che ogni giorno visita degli anziani e altri meno fortunati, porta loro ciò di cui hanno bisogno spesso senza nemmeno un grazie; ho visto una signora che si mette a disposizione dei poveri servendoli con gioia... ho visto tanto male ma anche tanto bene che lo Spirito suscita.
Don Maurizio: Beh! Come tutti le immagini di una vita sofferta, tenace, oblativa che ci viene offerta ogni giorno dai mezzi di comunicazione sociale dei medici, infermieri, delle persone che restano dietro le quinte ma ci sono e che realizzano l’unica grande speranza di vita per gli innumerevoli ammalati.  
Ma mi ha colpito molto la perdita di tanti sacerdoti della diocesi di Bergamo, Papa Francesco che col rischio di inflazionare la sua presenza, ci ha messo la faccia per rendersi visibile non dei copia e incolla televisivi ma nella diretta ogni giorno, graznde speranza e consolazione per non solo gli ammalati ma tute le famiglie costrette in casa. E questo con una parola semplice, attualizzata, senza dar tanto bada alla sua immagine se fa degli errori o a biblicismi , ma umana, segnata dalla compassione e dalla tenerezza.

La sua parrocchia propone numerose celebrazioni attraverso i social: con quale risposta?
Don Paolo: Per noi lo streaming audio/video non è una novità legata all’emergenza sanitaria. Da anni tutte le Celebrazioni Cormonesi, da tutte le Chiese, vanno in diretta sulla rete. In queste settimane il cuore è Rosa Mistica, grazie anche alla presenza ed alla preghiera delle Suore della Provvidenza.
Al di là della risposta delle persone che è numerosa, costante e, oso dire, in crescita lo streaming è diventato un momento di Comunità. Pur distanti, dalle nostre case siamo uniti nella stessa preghiera: questo fa bene al cuore ed all’anima.
Colgo l’occasione per ringraziare il lavoro della redazione web&voce di Chiesacormons.it ed in particolare Lucio e Massimo della Pcm di Monfalcone.
Non è la stessa esperienza tra "vedere" e "celebrare" ma lo strumento tecnologico ci sta aiutando a vivere la Fede. Tra le varie celebrazioni ricordo il Santo Rosario del Venerdì alle ore 20.30.
Concludo con una riflessione che ho fatto mia in queste settimane: viviamo una Quaresima diversa. Siamo nel deserto per riscoprire di cosa abbiamo veramente bisogno, "di cosa vive la nostra vita". Sì, questa occasione ci permetterà di ritornare a desiderare ciò che il Signore ci ha sempre regalato; di riscoprire che tutto è dono e non solo la S. Messa, l’Eucarestia, la Chiesa, ma proprio tutto, anche la salute, il lavoro, la libertà di viaggiare, di comperare, di divertirci, di ritrovarsi fra amici... e non dobbiamo dimenticarlo mai.

Don Maurizio: Non proponiamo tante celebrazioni perché ce n’è un’inflazione e non c’è la possibilità, però ho realizzato una pagina facebook dell’Unità pastorale inserita anche sul mio sito www.dateipsumaliisamor.it, per la trasmissione dalla cappella feriale di Mossa, non posso rischiare di uscire, di  andare fuori comune per dettato dei miei medici dell’ospedale di Udine per la mia situazione di immunosoppresso. Poi indubbiamente i messaggi wattsapp, le telefonate a tutti gli ammalati che abbiamo in lista una quarantina tra Capriva e Moraro, e con le catechiste realizziamo delle semplici catechesi familiari per i bambini e ragazzi del catechismo. Sono in contatto con amici sacerdoti di altre parti d’Italia che sono molto bravi e hanno preparato una meravigliosa Veglia pasquale familiare, ridotta indubbiamente nelle letture e nei segni ma che forse richiama il sapore dell’antica Pasqua ebraica e cristiana.
Mi hanno colpito le tante coppie, i fidanzati del corso di quest’anno che mi chiedono che passato tutto sentono il bisogno di ritrovarsi, lo facevamo già ogni anno, ma il tono della richiesta è indubbiamente cambiato, è più vero.
La risposta é stata fin da subito notevole perché c’é stato un forte passa parola che sarà rafforzato questa settimana con la presenza dell’indirizzo facebook sui diversi gruppi e media della comunità caprivese e morarese.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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