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Quell’Eucarestia che non separa ma accomuna le ritualità

Intervista a padre Vasile Soptea, vicario parrocchiale dell’Unità pastorale di  Madonnina - Lucinico - Mossa, che celebra le liturgie sia con rito latino che bizantino

Parole chiave: padre Vasile Soptea (1)
Quell’Eucarestia che non separa ma accomuna le ritualità

Da qualche mese fa parte della nostra comunità diocesana padre Vasile Soptea, sacerdote rumeno di rito greco cattolico che opera come vicario parrocchiale per l’Unità pastorale di Madonnina - Lucinico - Mossa. Oltre a ciò è guida per i fedeli greco - cattolici del territorio, svolgendo le ritualità a Vermegliano, e segue come Consigliere Spirituale il Rinnovamento nello Spirito.
In autunno, con una Santa Messa celebrata il 27 ottobre a Lucinico e il 3 novembre alla Madonnina, è stato ufficialmente presentato tra le comunità dell’Unità pastorale.
Padre Vasile, appartiene alla chiesa Greco - Cattolica rumena, è un sacerdote sposato: con lui nella nostra Diocesi ci sono anche sua moglie Alessandra e la loro bambina, Chiara.
A qualche mese di distanza dal suo ingresso ufficiale, lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare le sue prime impressioni legate a questa nuova comunità che lo ha accolto, soffermandoci anche sui diversi aspetti - così come i punti di contatto - che caratterizzano il rito latino e quello bizantino, entrambi da lui celebrati.

Padre Vasile, quando è "scoccata la scintilla" con la Fede? Quando ha sentito che la sua strada sarebbe stata quella del sacerdozio?
Sono diventato sacerdote nel 2013, ma devo dire che la mia vocazione è nata già quand’ero ragazzo, se non addirittura bambino. Sentivo il desiderio di dedicarmi alla vita monastica e cercavo la contemplazione e l’incontro con Dio nel silenzio della preghiera. In quegli anni essere fedeli Greco Cattolici in Romania era difficile, perché il governo reprimeva questa chiesa greco - cattolica: si rischiava il carcere o anche la vita. Io ero l’unico dei miei fratelli ad andare in chiesa, ma all’inizio frequentavo la chiesa ortodossa perché era l’unica che era libera. Mia madre pregava molto ma lo faceva di nascosto.
I tempi fortunatamente maturarono e migliorarono e a 13 anni entrai in seminario minore Greco - Cattolica a Cluj, quindi al seminario maggiore ad Oradea. A 23 anni mi venne data la possibilità di trascorrere un periodo di studio ed esperienza in Italia, per comprendere l’organizzazione della Chiesa cattolica italiana specialmente la Caritas.

Dove ha trascorso questo primo periodo e di cosa si occupava?
Ho prestato servizio presso la diocesi di Rimini, in una struttura di accoglienza della Caritas. Qui ho avuto modo di conoscere altre esperienze, altre culture e stili di vita, ma soprattutto ho incontrato la povertà umana, chi vive ai margini, dal senzatetto al giovane che sconta un periodo di detenzione.
Allora operava alla struttura, svolgendo il servizio civile volontario, una ragazza di nome Alessandra... colei che sarebbe diventata mia moglie. Non era nei miei "piani" sposarmi, perché nella Chiesa greco - cattolica i sacerdoti che scelgono il matrimonio non possono poi accedere ai gradi più alti del clero. L’incontro con Alessandra ha veramente cambiato la mia vita e stravolto i miei piani. Lei ha sempre accompagnato e rispettato ogni mia scelta, abbiamo tanto pregato insieme. Dopo tre anni ci siamo sposati, con una bella festa al centro di accoglienza che ha coinvolto anche tutti gli ospiti, dopodiché ci siamo trasferiti in Romania, per portare la nostra testimonianza ed esperienza in un centro Caritas ad Oradea. Qui siamo rimasti cinque anni, sostenendoci forte a vicenda e il nostro sacramento si è rafforzato ancora di più.

Come nasce la decisione di entrare a far parte della nostra diocesi?
La decisione di arrivare qui, alla diocesi di Gorizia, non è stata presa direttamente da me ma dal nostro coordinatore nazionale, in seguito a una raccolta firme sul territorio diocesano da parte del responsabile Triveneto, svolta per comprendere se vi fosse necessità reale di un sacerdote da parte dei fedeli, in particolare rumeni, di credo greco - cattolico. È emerso come il bisogno ci fosse, da qui quindi il colloquio del coordinatore con il vescovo Carlo, che ha dato la sua approvazione per la presenza di un sacerdote in diocesi.
Mi hanno affidato quest’incarico e sono arrivato da Oradea a Gorizia, dove abito tuttora. La comunità di Santo Stefano  Vermegliano di Ronchi dei Legionari mi ha offerto una chiesa dove posso celebrare ogni domenica la messa per la comunità dei rumeni e dando una mano alla chiesa latina per le celebrazioni, quindi all’Unità pastorale di Madonnina - Lucinico  - Mossa, dove  ricopro il ruolo di vicario parrocchiale.

Com’è stata l’accoglienza all’interno di queste nuove comunità?
L’accoglienza a Ronchi è stata da parte loro subito calorosa, mi hanno accolto con le braccia aperte e anche oggi, pur non celebrando per loro siamo rimasti in stretta relazione.
Nella nuova Unità Pastorale c’è stata qualche perplessità iniziale, più da parte dei parrocchiani più anziani che dei giovani, perché facevano un po’ fatica a pensare ad un sacerdote come un uomo sposato.
Nel giro di pochissimo ci siamo conosciuti, continuiamo a conoscerci e, ad oggi, posso veramente dire che tutti mi hanno accolto e lavoriamo molto bene insieme. Ho desiderio di crescere con questa comunità, mi metto in gioco e apro il mio cuore per accogliere le situazioni che si presenteranno ma sarà una strada che percorreremo assieme, perché fianco a fianco impareremo ad accettarci fraternamente.

Lei celebra in entrambi i riti, latino e bizantino. Quali le differenze ma quali anche i punti di contatto tra queste due ritualità della Chiesa?
Esattamente, posso celebrare con entrambi i riti grazie al Biritualismo ricevuto da Roma: per tutte le funzioni della Chiesa Cattolica locale, per quelle della comunità rumena greco - cattolica, seguo invece il rito bizantino.
La prima differenza sta nella carica di simbologia presente nel rito bizantino, che è invece più semplificata nel rito latino. In quest’ultimo poi c’è una forte carica della Parola di Dio, che nel rito bizantino non è così prominente. Sono due realtà diverse, hanno due modalità differenti anche per quanto riguarda il portamento del corpo, l’omelia, l’atteggiamento con i fedeli. C’è un po’, diciamo, da "investire" nel passaggio da una realtà all’altra, se si vuole fare una funzione corretta e buona per tutti i fedeli presenti. Faccio un esempio semplice: nel rito bizantino ci mettiamo con le spalle al popolo dei fedeli, cosa che nel rito latino non avviene più, ma sono passaggi importanti per entrambi. Punto d’incontro tra i due è infine sicuramente l’eucarestia, perché tutto ruota attorno ad essa, è il vero fulcro in tutte e due le funzioni, è il corpo di Cristo che ci accomuna.

Articolo realizzato in collaborazione con il periodico "La Pieve" dell’Unità pastorale di Madonnina - Lucinico - Mossa. Si ringraziano don Moris Tonso, Eleonora Barra e Alessandro Famos.

La Chiesa greco - cattolica rumena

La Chiesa greco - cattolica rumena è una chiesa di rito orientale in comunione con la chiesa di Roma, che trova fondamento sul concilio di Ferrara - Firenze dove, nel 1439, si stabilirono le cosiddette 4 regole fiorentine ratificate poi nel 1700 circa. La Chiesa greco - cattolica rumena subì da parte dei comunisti, per ordine diretto di Stalin, il quale considerava l’obbedienza a Roma l’unico vero ostacolo alla costituzione del regime sovietico, una persecuzione durissima che ne prevedeva l’annientamento. Il clero e i fedeli greco - cattolici avrebbero dovuto passare forzatamente sotto la chiesa ortodossa pena il carcere e anche la morte. Vennero requisiti tutti i beni della chiesa, i luoghi di culto, i monasteri, i terreni e le diverse strutture. Le chiese e le case parrocchiali vennero affidate alla chiesa ortodossa che divenne religione di stato. Nel 1948 i numerosi vescovi greco - cattolici si rifiutarono di tradire Roma e furono arrestati e torturati, anche in modo feroce, per essere obbligati a passare sotto la chiesa ortodossa. Vennero arrestati tantissimi sacerdoti e religiosi e persino fedeli che insieme ai loro vescovi non accettarono di tradire la relazione con Roma e con il Papa. Dal dopoguerra fino al 1989 in Romania si è consumata, ad opera del governo comunista, una delle più spietate e sanguinose persecuzioni anticattoliche di tutto il novecento. In questo periodo la Chiesa greco - cattolica visse nascosta come i primi cristiani nelle catacombe. In questo periodo vengono consacrati di nascosto sacerdoti e vescovi fino al 1989 quando, con la caduta di Ceau?escu, la chiesa greco - cattolica rumena poté tornare gradualmente a professare apertamente il suo culto.
Lo scorso 2 giugno 2019 papa Francesco ha beatificato 7 vescovi martiri della Chiesa greco - cattolica rumena. Ancora oggi in Romania restano molte ferite aperte tra le due chiese che solo la riconciliazione e l’amore a Gesù potranno lenire e un giorno curare.
Da "La Pieve" n. 4

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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