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Natale del Signore: custodi del prossimo

Il senso di responsabilità caratterizza l’età adulta rispetto ad infanzia e adolescenza: anche la fede stessa è un atto di responsabilità e una scelta di libertà

Parole chiave: Natale (50), Caritas (95)
Natale del Signore: custodi del prossimo

"E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi." (Gv. 1,14)

Oltre a ciò, ritengo che si possa descrivere come un cristiano adulto può essere tale nella vita quotidiana facendo riferimento al senso di "responsabilità", una caratteristica che qualifica e differenzia l’età adulta da quella dell’infanzia e dell’adolescenza. Siamo purtroppo in una società "adolescenziale": espressioni quali un "ragazzo o una ragazza di 40 anni" sono significative per indicare generazioni che non vogliono diventare adulte. L’adulto, invece, è una persona "responsabile", che cioè mette in gioco la propria libertà e sa rispondere in maniera fedele alle provocazioni e alle richieste della realtà e perciò ne assume le conseguenze. La fede stessa è una scelta di libertà. Nel Vangelo Gesù usa spesso espressioni che cominciano con il "se": "Se vuoi venire, se vuoi seguirmi, se avrete fede…". [Dalla Lettera pastorale dell’Arcivescovo "Lettera al cristiano della domenica", pag. 20-21 "Il cristiano "adulto" e la responsabilità"]

Per approfondire… grave emarginazione
Ci sono persone che nel cammino della loro vita si trovano ad un certo punto al margine.
Non è più e non è solo la persona senza dimora, non è più e non è solo la persona senza mezzi che possano assicurarle la sopravvivenza, non è più e non è solo la persona ammalata, alcolista tossicodipendente, oppure con una dipendenza dal gioco di azzardo.
Il suo disagio è multidimensionale.
Una caratteristica, per definire la persona in grave emarginazione, potrebbe essere l’ultimo anello della catena dell’esclusione.
Quella catena, però, inizia molto prima. La soglia di povertà non andrebbe vista in senso statistico, ma in quello esistenziale.
Nella vita di ognuno di noi possono accadere delle cose che ci fanno oltrepassare quella soglia. Il tetto sta crollando, ma noi non ce ne accorgiamo, perché guardiamo solo in basso. (liberamente tratto da "Vite di scarto. Intervista con Paolo Pezzana", Communitas n. 7, 2012).

Un opera concreta nella nostra Chiesa diocesana: i dormitori
Nella nostra diocesi ci sono due dormitori maschili che accolgono le persone al margine: il primo è intitolato a mons. Luigi Faidutti ed è situato in piazza Tommaseo a Gorizia: ospita 44 persone (nel corso del 2015 ha accolto 601 ospiti).
Il secondo è quello monfalconese intitolato ad A. Vescovini che ospita 7 persone (che nel corso del 2015 ha accolto 14 ospiti).

Cosa si può fare?

- Non abbandonare chi ti sta accanto (familiare, parente, amico o conoscente) che vedi che sta scivolando verso l’esclusione sociale a causa della dipendenza da alcool, droga, gioco o della malattia mentale.

- Se conosci una persona che è scivolata ai margini della società cerca di starle accanto e aiutala a riprendersi la sua vita nelle sue mani invitandola a rivolgersi alla Caritas o ad alcuni servizi che sono a sua disposizione sul territorio.

- Se hai un’ora libera alla settimana puoi pensare di impegnarti come volontario dei dormitori.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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