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"Mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri" (Is 61,1)

Anche noi come Isaia dobbiamo portare il lieto annuncio ai miseri non solo con le parole, ma anche non uno stile di vita aperto all’ascolto, all’accoglienza e al sostegno. Noi, infatti, siamo la prima Bibbia che legge le persone del nostro tempo.

Dalla Lettera Pastorale
Anche all’interno della comunità occorre l’esercizio dell’accoglienza in particolare verso chi non è "forte" nella fede, nella vita cristiana, nella situazione difficile personale, familiare o sociale. Anche in questo caso l’ascolto e la vicinanza sono fondamentali e vanno sempre offerti anche quando - come nel caso di chi ha difficoltà economiche - la persona sembra cercare solo un aiuto concreto (per questo occorre sforzarsi affinché i "centri di ascolto" della Caritas, siano appunto anzitutto di ascolto...). Probabilmente il sinodo dei vescovi sulla famiglia offrirà qualche indicazione concreta per l’accoglienza di chi vive realtà familiari problematiche, ma già da ora è importante che la comunità non escluda nessuno, rispetti le scelte, i drammi e i tempi di ciascuno e proponga con convinzione il Vangelo della vita, dell’amore, del perdono. (Dalla Lettera pastorale "Una Chiesa che ascolta e accoglie" n. 62)
Un’intera vita per pagare i debiti
Filippo è un furlan cui la sorte avversa non ha indurito il carattere, ma lo ha mantenuto mansueto, pacifico, pragmatico, un uomo che vive la propria realtà di povertà relativa con dignità e rassegnazione. Ha 55 anni e un lavoro sicuro, per quanto può esserlo ai nostri giorni, che gli assicura un reddito mensile di 1200 euro; con un po’ di straordinario e proponendosi per i turni più pesanti riesce a raccogliere qualche centinaio di euro in più. Per un occupato nel settore dei servizi alla persona non è male.
Il suo bilancio familiare è però disastroso e tra affitto, trattenute sullo stipendio e restituzione rateale di prestiti accesi con finanziarie va via quasi tutto il suo stipendio. E’ uno di quei nuovi poveri (occupato, separato, single) di cui spesso la stampa si interessa con curiosità. L’esiguo reddito lo ha costretto a vendere l’auto, ora raggiunge il posto di lavoro in bicicletta qualunque tempo faccia, e a consumare il suo pasto principale sul lavoro. Se non intervenisse la Caritas con il pagamento delle utenze la vita che condurrebbe anziché spartana sarebbe impossibile.
Il drammatico bilancio familiare è il risultato di una situazione familiare disastrata cui si è sovrapposta un’assoluta assenza di educazione finanziaria. In seguito alla separazione dalla moglie, trasferitasi in altra città, e all’uscita della figlia dal nucleo familiare, si è dovuto accollare i prestiti contratti dall’ex consorte di cui lui incautamente era garante. Il debito iniziale di 60.000 euro, acceso quando erano in 2 in famiglia che lavoravano, si è praticamente raddoppiato nel giro di alcuni anni ed il peso della restituzione ora grava interamente su di lui. La parte più consistente di questo debito ha scadenza 2038, quando avrà 80 anni, cioè la speranza di vita media degli individui di sesso maschile: un’intera vita per pagare i debiti. Al prestito iniziale si sono aggiunti nel tempo gli oneri dell’allungamento dei tempi di restituzione, le varie more per il ritardo nei pagamenti nonché l’agire di avide finanziarie che, approfittando della ineducazione finanziaria delle persone, hanno caricato oneri e tassi di interesse da rapina.
Il tentativo di accendere un microcredito per dare un parziale aiuto a Filippo non è andato a buon fine.
Una storia triste la sua, vissuta però con molta dignità e senza perdere quella naturale bontà d’animo che lo caratterizza.

"Mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri" (Is 61,1)
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