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Libia: tutti sono "sunniti", per definizione

Dalla caduta di Gheddafi gli islamici radicali hanno acquisito maggior sostegno

Parole chiave: cristiani perseguitati (13), Libia (2)
Libia: tutti sono "sunniti", per definizione

Il 13° posto nella WWList del 2015, in Libia è il Paese del Nord Africa dove peggiore è la condizione dei cristiani.
In un contesto di persistente anarchia e assenza dello stato di diritto, i cristiani - sia i cittadini che gli stranieri - sono nella morsa dei gruppi religiosi fanatici e delle bande criminali.

Fonti della persecuzione
L’estremismo islamico: si manifesta in modi diversi. Agisce attraverso una cultura che è profondamente islamica, nella quale chi si converte al cristianesimo affronta enormi pressioni da parte dei familiari e della comunità. Dalla caduta di Gheddafi, una varietà di gruppi islamici radicali, tra cui i salafiti jihadisti e altri, hanno inoltre campo libero nel Paese e hanno acquisito un maggiore sostegno.

Contesto
Importare Bibbie in arabo rimane severamente vietato e questo impedisce la crescita della Chiesa indigena: il proselitismo di musulmani e l’attività missionaria sono ufficialmente vietati. A causa dell’oppressione causata dall’intolleranza della società e dei parenti, i cristiani libici difficilmente osano informare gli altri della loro fede. Gli islamisti in Libia sono diventati così radicali che anche i sufi vengono perseguitati.
Il governo sostiene che tutti i cittadini siano sunniti per definizione. Questa imposizione si unisce ad ampi divieti di qualsiasi tipo di associazione politica indipendente, impedendo ai cittadini di identificarsi come membri di un gruppo religioso o politico.
In Libia sono presenti due tipi di cristianesimo: un piccolo gruppo di cittadini libici (che sono tutti convertiti dall’islam) e immigrati stranieri, la maggior parte dei quali provenienti dall’Africa sub-sahariana e alcuni dall’Egitto.
I cittadini libici cristiani mantengono segreta la loro fede. Le chiese per libici sono vietate e la conversione dall’islam comporta pressione sociale.
I lavoratori immigrati cristiani hanno la possibilità di avere le loro chiese, ma i libici non possono entrarci.
Nel corso del 2014, sono aumentati gli episodi di violenza subita sia dai cristiani libici che dagli stranieri. Almeno 12 cristiani sono stati uccisi (tra loro 5 egiziani e 1 filippino). Inoltre, durante uno dei disordini a Tripoli, due chiese sono state gravemente danneggiate.

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