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Lampedusa: esperienza per i Cappellani Militari di domani

"Per il cappellano militare, chiamato nel suo ministero a creare ponti di comunione e collaborazione, l’esperienza è stata altamente formativa"

Parole chiave: Cappellano Militare (2)
Lampedusa: esperienza per i Cappellani Militari di domani

Lampedusa: superficie di circa 20 km quadrati, circa 6000 abitanti, a circa 115 miglia marine dalla costa siciliana e circa 60 da quella tunisina: queste le poche informazioni reperite da noi seminaristi dell’Ordinariato Militare, quando abbiamo scoperto che l’isola più a sud d’Italia sarebbe stata la meta della settimana di formazione estiva. Oltre alle notizie sui telegiornali riguardo agli sbarchi e al fenomeno migratorio in generale, ben poco si sapeva di questa realtà, lontana purtroppo non solo geograficamente, ma anche dalle coscienze.
Siamo giunti qui sull’isola come pellegrini, nel solco del viaggio apostolico compiuto da Papa Francesco l’8 luglio 2013, a bordo di un C130 dell’Aeronautica Militare, con il proposito di metterci in ascolto, conoscere, farci prossimi alle persone che qui operano e lavorano, in campo militare, civile ed ecclesiale, lasciandoci permeare dalla Parola e concedendoci lunghi momenti di preghiera e riflessione personale. Sono questi gli scopi primari delle esperienze estive che vengono proposte a noi Seminaristi - Allievi Cappellani Militari, un domani sacerdoti al fianco degli uomini e delle donne con le stellette, chiamati a formarci a 360 gradi anche tramite queste esperienze sul campo.
Notevoli e provvidenziali le sinergie di cui abbiamo potuto godere assieme ai nostri formatori, il rettore don Maurizio Ferri, il vicerettore don Rino de Paola e il padre spirituale don Saverio Finotti, unitamente al cappellano militare della Legione Carabinieri Lazio don Donato Palminteri, già vicario parrocchiale sull’isola negli anni novanta, per una formazione a 360 gradi che tiene conto delle dinamiche pastorali e militari che si formano grazie alle variegate presenze sull’isola.
Ci siamo potuti accostare alla vita quotidiana dei militari dei reparti presenti sull’isola, iniziando da quelli dell’Aeronautica Militare della 134° squadriglia radar remota, del Corpo della Capitaneria di Porto dell’Ufficio Circondariale Marittimo, della locale Stazione Carabinieri, della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza e del personale dell’Esercito Italiano impiegato nell’operazione Strade Sicure toccando con mano il loro impegno quotidiano, i loro disagi e le loro speranze.
Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza, grazie alla loro vocazione specificatamente marittima, sono impiegate in prima linea nelle operazioni di soccorso dei migranti, ma vi è una solida collaborazione interforze nella gestione dell’emergenza ma anche delle varie questioni che interessano la quotidianità del presidio militare lampedusano: per il cappellano militare, chiamato nel suo ministero a creare ponti di comunione e collaborazione fra persone di grado, credo ed estrazione differente, l’esperienza militare lampedusana è stata altamente formativa e programmatica per il futuro impiego pastorale.
Dal punto di vista ecclesiale abbiamo potuto conoscere la realtà parrocchiale di San Gerlando partecipando alle attività quotidiane, le liturgie e la visita agli ammalati, avendo occasione nei momenti di meditazione e preghiera comunitaria, di approfondire il magistero del papa partendo dall’omelia tenuta in occasione del viaggio apostolico dell’8 luglio 2013 ricca di spunti che scuotono le coscienze ancora oggi, visto che non si può parlare di "emergenza Lampedusa" poiché a distanza di anni l’isola riceve ed accoglie centinaia di disperati alla ricerca di sicurezza e dignità che spesso non trovano nemmeno dopo lo sbarco, accompagnati anche dal contributo dell’Ordinario Militare, il nostro Arcivescovo mons. Santo Marcianò, di qualche giorno fa alla Conferenza Internazionale degli Ordinari a Vienna: "Sarebbe inopportuno trascurare un fenomeno che ha molto da dire all’uomo del Terzo Millennio e che è decisivo per misurarne il grado di civiltà. Sarebbe un vero peccato come Chiesa - e come Chiesa Militare - chiudere, per così dire, l’orecchio dinnanzi alle voci di coloro che sono eco della stessa voce di Gesù".
Cresciuti, cambiati, non senza domande e riflessioni da maturare, al termine di questa esperienza portiamo nel cuore soprattutto i volti delle persone incontrate, i loro sorrisi, le loro sofferenze ed i loro sacrifici.

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