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La casa della Speranza

Inaugurata sabato scorso la nuova sede operativa di Caritas diocesana nei locali dell’Istituto "Giovanni Contavalle" al termine dei lavori che hanno interessato in questimesi la struttura e sostenuti anche dall’8xmille della Conferenza episcopale italiana

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La casa della Speranza

Per la Caritas diocesana, ma anche per tutta la diocesi, quella di sabato 9 novembre è stata una giornata entusiasmante, che verrà ricordata a lungo.

L’inaugurazione della nuova Sede Operativa, ospitata all’interno degli spazi del rinnovato Istituto “don Giovanni Contavalle” di via Garzarolli, ha scaldato i cuori di tutti i presenti, facendo vivere non solo momenti istituzionali, ma anche grandi emozioni.

L’incontro del mattino

Nel corso della mattinata si è tenuta l’inaugurazione ufficiale, alla presenza delle autorità locali, dei tanti sostenitori delle opere Caritas e della diocesi, degli amici e collaboratori della Karitas Slovenia e membri delle associazioni presenti all’interno dell’Istituto, tra i quali un folto gruppo dei ragazzi partecipanti a “Diritto di Parola”.

La cerimonia inaugurale si è aperta con la scopertura della targa che intitola la Sede Operativa della Caritas diocesana a monsignor Pietro Cocolin: il vescovo del Concilio, delle missioni, rappresentante della Chiesa che si apre al mondo, ma che si fa anche carico di tutte le sue difficoltà; il vescovo di una Chiesa che, oggi come allora, vive del volontariato e dell’essere testimoni.

Alla benedizione da parte dell’arcivescovo, è seguito il taglio del nastro, al quale ha preso parte anche un’emozionata signora Loretta, nipote di monsignor Cocolin.

Ad accogliere gli ospiti nella cappella del Contavalle – dove si è svolto il resto della cerimonia – il gioioso canto “Perfetta Letizia”, dal musical “Forza venite gente”, messo in scena dai Tubi Innocenti, compagnia teatrale della parrocchia dei Santi Ilario e Taziano.

Gli interventi

A prendere la parola per primo, il direttore della Caritas diocesana di Gorizia, diacono Renato Nucera, circondato dalla sua équipe. All’interno del suo messaggio il direttore ha posto l’accento sulle povertà, nelle quali prima o poi tutti possiamo incappare, ma soprattutto su una grande povertà che affligge il mondo di oggi: la povertà del cuore: “abbiamo mai riflettuto su questo tipo di povertà? Quanto siamo poveri di cuore, di un cuore che ama, che dona, che mette l’altro al primo posto, che sa essere altruista, gratuito, un cuore che guarda a quello di Gesù insomma, che cerca di imitarlo. […] Quanto egoismo nelle nostre vite, abbiamo tutto, ma quanta solitudine, quanti soldi, ma quanta povertà di amicizie vere, quante cose da far fare ai figli, ma quanta povertà nel conoscerli veramente, quanto poco affetto fra di noi, nelle nostre case, quante strade vuote la sera nelle nostre città perché a vincere è la povertà della paura che ci fa chiudere in noi stessi e nelle nostre case”. L’auspicio di Nucera è quindi quello di far diventare la nuova sede “il “mercato dei poveri” […] Un luogo dove le persone che vi lavorano siano veramente pietre vive di una Chiesa Universale e anche particolare che in questi anni, attraverso la Caritas e non solo, ha tanto contribuito per aiutare i più bisognosi. Le persone che arriveranno possano non sentirsi giudicati ma rispettati e compresi”.

Il video

La mattinata è stata anche l’occasione per presentare il filmato – realizzato da Mattia Vecchi – dedicato alle Opere Segno della Caritas, che sarà distribuito nel corso del periodo dell’Avvento. Un modo nuovo, dettato dal cuore, per dare voce alle realtà che animano il servizio di Caritas sul territorio diocesano: i Centri d’Ascolto diocesano e parrocchiali, gli Empori della Solidarietà e i servizi di consegna della spesa, i dormitori, i servizi di vestiario diocesano e parrocchiali, i progetti Disma e Riparto da Casa, l’ambulatorio ICare. Opere che, senza anche l’aiuto dei fondi 8xmille della CEI, non sarebbero possibili. A portarne la voce, Paolo Cortellessa del Servizio per la Promozione del Sostegno economico alla Chiesa Cattolica della CEI, il quale ha sottolineato come Gorizia, con i suoi due santi protettori, Ilario e Taziano, ma anche il vescovo e il diacono alla guida della Caritas, si caratterizzi per essere città dell’apertura, della collaborazione, così come dei progetti realizzati, resi possibili anche grazie ai tanti collaboratori e da una Chiesa che è vicina.

"Un segno di quello che dobbiamo essere tutti noi"

A chiudere la mattinata, l’intervento dell’arcivescovo Redaelli, che ha fatto riflettere i presenti sul senso del luogo appena inaugurato: quello di essere “una “Casa della Carità”, una casa che non esclude il territorio e la città, me è una sede dove ci sono persone specializzate, che non sono nient’altro che un segno di quello che dobbiamo essere anche tutti noi, ricordandoci che la sorgente di tutto sta nella Chiesa, nell’Eucaristia e che tutti abbiamo bisogno di una relazione, di un affetto e di un’accoglienza reciproca”.

Il pomeriggio

Non solo una grande mattinata, ma anche un intenso e gioioso pomeriggio per l’inaugurazione della nuova Sede Operativa della Caritas diocesana.

L’evento infatti ha segnato anche il termine del primo lotto di lavori di riqualificazione dell’Istituto “don Giovanni Contavalle”, resi in parte possibili anche grazie ai fondi 8xmille della CEI, il fondamentale contributo della Chiesa per la Chiesa. A celebrare quest’evento, la scopertura di una targa dedicata proprio a questi fondi, per ricordare nel tempo come la collaborazione e l’aiuto reciproco siano caratteristiche essenziali per una società e una Chiesa che vive, che cresce, che lavora, che è in continua evoluzione.

Tra i presenti, tanti volontari delle opere Caritas ma anche membri dei Consigli per gli Affari economici, dei Consigli pastorali, operatori delle Caritas parrocchiali, affiancati da alcuni ospiti del dormitorio “Faidutti” di Gorizia.

Ad accogliere i presenti, anche in quest’occasione i giovani attori dei “Tubi Innocenti” che, con il loro canto, li hanno guidati verso la cappella, dove si è svolto il resto dell’incontro inaugurale.

I discorsi sono stati aperti dal vescovo Carlo, il quale ha richiamato l’attenzione sul messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata mondiale dei Poveri, incentrato sulla Speranza. “Essa è qualcosa di provvisorio nella nostra vita. Mi domando: ma Dio c’entra con la Speranza? Sì, perché noi siamo Speranza, perché il figlio di Dio si è fatto uomo, si è fatto Speranza”. Una Speranza, ha proseguito il vescovo, che viene diffusa proprio per mezzo della Carità: “motivo per cui questo luogo vuole essere Casa della Speranza: perché chi viene qui trova la Carità. Ma la Speranza, un po’ come l’Amore, se viene dato, torna indietro, per cui anche chi la dona ritorna un po’ più arricchito”.

Non sono mancati quindi gli interventi del direttore della Caritas, diacono Renato Nucera, e del presidente della Fondazione “Contavalle”, nonché referente diocesano per l’8xmille, don Stefano Goina, il quale ha espresso il suo più sentito grazie anche ai suoi predecessori e ai tanti che, in questi mesi di lavoro, tanto alacremente si sono spesi affinché tutto fosse pronto e funzionasse a regola d’arte per questo giorno così importante.

L’impegno dell’8xmille

La parola è stata quindi presa da Paolo Cortellessa, rappresentante del Servizio per la Promozione del Sostegno economico alla Chiesa Cattolica della CEI, il quale ha spiegato ai presenti la funzione dei fondi 8xmille, aiuto di una Chiesa alla Chiesa stessa, che spesso arriva laddove lo Stato non riesce ad arrivare, creando comunità attorno ad un’opera che nasce.

Il pomeriggio è stata inoltre l’occasione per presentare, oltre al video dedicato alle Opere Segno, anche un secondo filmato, sempre curato da Mattia Vecchi, dedicato alle associazioni ospitate presso l’Istituto Contavalle e che, grazie anche ai fondi 8xmille, riescono a garantire continuità e buon funzionamento ai loro servizi: Anffas, Spyraglio, Nonsolodoposcuola, Centro Aiuto alla Vita, Diritto di Parola.

L’inaugurazione si è conclusa con un’ultima, entusiasmante, esibizione dei “Tubi Innocenti”: un modo per chiudere, in maniera ancora più gioiosa, un’intensa e bellissima giornata.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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