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L’esperienza della GMG è sempre viva!

Le testimonianze dei partecipanti e di chi ha accolto i pellegrini sulla via di Cracovia

Parole chiave: GMG Cracovia (10), Pastorale giovanile (63)
L’esperienza della GMG è sempre viva!

La festa della fede

Quella di Cracovia è stata la mia prima Giornata Mondiale delle Gioventù. Questa definizione non rende bene il contenuto spirituale proposto da quest’esperienza, sono utili in proposito le parole del cardinale Stanislao che durante la celebrazione di apertura ha definito la GMG come una festa della fede.
Festa della fede, gioire con altri giovani provenienti da tutto il mondo e uniti dalla Buona Notizia portata da Gesù. GMG è innanzi tutto un pellegrinaggio, prepararsi ad attraversare diverse regioni straniere e soggiornare in una terra che non è la propria, preparare uno zaino che coniughi esigenze ed essenzialità. Portare con sé oltre ai bagagli anche aspettative, speranze, curiosità e preoccupazioni.
Gran parte delle aspettative sono state colmate nelle prime 24 ore di soggiorno in Polonia, tra l’arrivo nelle famiglie e la prima giornata a Cracovia. L’accoglienza da parte di persone estranee è stata straordinariamente calda e premurosa, una vera testimonianza di fraternità nei confronti di noi ragazzi. L’avvicinamento alle tradizioni gastronomiche locali è stato immediato (visti i quantitativi di cibo che ogni famiglia ci offriva) ed è stato uno dei passi indispensabili per sentirsi veramente "fuori casa propria" ma in casa più grande chiamata mondo.
Il giorno successivo a Cracovia ha dato la misura dell’esperienza che avremmo vissuto nei giorni seguenti: tante tante persone, lingue e bandiere da ogni parte del mondo, qualche piccolo gruppo italiano sempre presente nel raggio di un paio di metri. Insieme all’entusiasmo però anche lo sguardo vigile al gruppo per non perdersi, l’attenzione agli orari da rispettare, l’elasticità mentale nelle situazioni più concrete (k-way sempre alla mano!).
GMG è sicuramente anche l’essere in presenza del Papa nei vari eventi, e pensare forse ingenuamente e infantilmente "sì c’ero anche io quando Francesco ha detto di non essere giovani pensionati sul divano ma giovani con gli scarponcini". Le domande e lo stile usati dal Papa, se davvero si era all’ascolto con il cuore, hanno penetrato nell’intimo di ognuno, a scavare e ricercare una risposta di fede che non sia solo a parole ma nella testimonianza concreta dell’Amore di Dio. Il numero enorme di giovani presenti è stato sicuramente testimonianza concreta della fede che la gioventù del mondo ha, ed è inutile negare che i grandi numeri infondono un senso di sicurezza e d’entusiasmo tipico delle grandi folle.
Quello che però mi porto a casa da questa GMG è l’esperienza dell’essenzialità e della capacità di adattarsi a celebrare e rendere grazie a Dio in situazioni non programmate. Nel mio cuore resta la Messa celebrata insieme a dei ragazzi marchigiani, improvvisata con degli scatoloni di polistirolo come altare e con una bandiera dell’Italia come tovaglia: questi sono gli eventi di straordinaria quotidianità che la GMG mi ha fatto vivere!

Elisabetta

L’accoglienza dei pellegrini brasiliani

La sera di domenica 24 luglio (ammetto che ero un po’ preoccupata) sono andata alla parrocchia della Madonnina ad accogliere i giovani brasiliani che si fermavano nella nostra città prima di proseguire il loro cammino verso Cracovia.
Non sapevo se avremmo ospitato ragazze o ragazzi, se erano giovani o meno, da dove venivano… Ci sono state affidate tre "meninas" che fin dal primo momento ci sono piaciute molto: Debora, 15 anni, l’unica che parlava inglese, sua cugina diciassettenne Maria e Julia, anche lei quindicenne. Le abbiamo accolte come figlie, con un cartello di "bom viendas", abbiamo offerto loro la cena, che all’inizio hanno apprezzato anche se poi la stanchezza ha avuto il sopravvento (durante la notte, come se fossero sempre state con noi e con la massima naturalezza, hanno finito il cibo e i dolci), le abbiamo fatte accomodare su morbidi materassi sistemati in salotto per riposare; la mattina seguente abbiamo fatto colazione tutti insieme e poi le ho riaccompagnate alla parrocchia dove hanno incontrato di nuovo i loro amici.
Il momento dei saluti è stato, per me, molto emozionante e difficile: avrei voluto trascorrere ancora del tempo con loro, ho sentito che la loro compagnia, seppure per poche ore, è stata per me molto importante ed arricchente, perché abbiamo parlato di tante cose - la loro scuola, il nostro lavoro, la necessità della presenza di Dio nella nostra vita e le difficoltà di "sentirLo" in molte situazioni. Tutta la mia famiglia si è data da fare per rendere il più confortevole possibile il loro brevissimo soggiorno a Gorizia, e i loro forti abbracci, prima di salire sulla corriera, sono stati commoventi e molto amichevoli. Sì, potrei parlare proprio di amicizia!
Il loro ricordo, oltre che nel nostro cuore, è rappresentato da un piccolo soprammobile di legno intagliato, che ci hanno donato, con il dipinto della chiesa di Paranaguà, la loro città. Sicuramente è stata un’esperienza molto entusiasmante che abbiamo accettato di fare veramente con amore e che ci piacerebbe ripetere in futuro. Grazie Debora, Maria e Julia!

Antonella

Incontrare la Misericordia nell’altro

Una domanda ronzava sempre più forte nei giorni precedenti il 24 luglio: perché avevamo aderito alla richiesta di ospitare dei pellegrini brasiliani? Per entusiasmo - è l’anno della misericordia! - per la curiosità di capire come funzionano queste cose, per una sana dose di incoscienza, in fondo, non vale la pena farsi tanti dubbi ospitando qualcuno solo per una notte in casa propria! Tutto vero e logico, solo che il passare dall’astrazione all’incontrare fisicamente le due ragazze che sono venute da noi è stato un bel salto.
Ospitare i pellegrini è un gesto consigliato in questo anno, la realtà inaspettata è stata verificare che non c’è unidirezionalità nell’azione della Misericordia, non c’è solo una persona A che agisce in modo misericordioso verso B, ma il fluire tra le persone della volontà di capirsi e accettarsi. Certo, a Giulienne e Giuni abbiamo offerto la cena, la possibilità di lavarsi con calma, il wi-fi perché mandassero un messaggio a casa, un letto per riposare alcune ore, ma loro sono state per noi l’esempio di come ci si metta in gioco, viaggiando da un continente all’altro senza risparmiarsi fatiche, perché si crede fortemente che il messaggio di Gesù sia la chiave di volta della vita.
La Misericordia è stata offerta a noi nella semplicità con cui queste due giovani di 25 e 21 anni si sono fidate di quello che potevamo dare loro, grate di ogni piccolo gesto di gentilezza. Il loro abbandonarsi senza pretendere nulla ha mosso in noi il desiderio di farle sentire a casa, anche a migliaia di chilometri da Curitiba, quarta città per tenore di vita nell’area dell’America Latina e che nel 2010 è stata dichiarata metropoli più eco-sostenibile al mondo. Alla mattina, le abbiamo portate a vedere la piazza Transalpina, dimostrazione tangibile che i confini esistono ma si possono superare. Come provare che questa frase non è aria fritta? Perché una famiglia di lingua slovena, ospitante anch’essa pellegrine, ha portato le ragazze a vedere la piazza nello stesso momento senza che ci fossimo accordati prima: un sacerdote nostro conoscente parlerebbe forse di Dio-incidenza, invece che coincidenza...
Certamente un tempo così breve non è sufficiente per costruire un rapporto profondo, ma è bastato a lasciare il gusto di un momento bello, da ripetere se ci saranno altre occasioni. Forse la sintesi migliore l’ha data, con la disarmante sincerità dei bambini, nostra figlia piccola che ha commentato il giorno dopo la partenza dei pellegrini: "Mi mancano già le ragazze venute dal Brasile".

Lucia

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