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L’augurio a continuare nella cura e vicinanza - Gocce di Carità

Il Natale di quest’anno è sicuramente diverso dagli altri, ma uguale nella nascita di un bambino che rinnova la speranza e ci dà la certezza che Dio crede ancora negli uomini e che l’Amore che ci offre genera Vita

Parole chiave: Natale (66), Caritas diocesana (39), Gocce di Carità (11)
L’augurio a continuare nella cura e vicinanza - Gocce di Carità

Nonostante questo periodo di pandemia ci costringa ad atteggiamenti di distanza, attenzione e di paura, considerando anche l’alto numero di vite perse, lo spirito che però ci deve guidare non deve essere quella della chiusura in noi stessi, "un lockdown del cuore", ma è quello di continuare, con tutte le attenzioni e disposizioni doverose, ad aver cura e vicinanza al nostro fratello in difficoltà e nel bisogno.
Il Natale di quest’anno è sicuramente diverso dagli altri, ma uguale nella nascita di un bambino che rinnova la speranza e ci dà la certezza che Dio crede ancora negli uomini e che l’Amore che ci offre genera Vita.
"AspettiAMO la VITA!" non è soltanto uno slogan della Caritas diocesana, ma è quello in cui noi crediamo veramente che la nascita di Gesù sia realmente la Vita che viene nel mondo.
Malgrado le nostre mancanze e le nostre omissioni, questo evento non smette mai di richiamarci e farci riflettere sul quell’amore donato che diventa possibilità che ci riscatta e diventa salvezza per tutti.
L’augurio che desideriamo fare a tutte le famiglie e a tutti noi è il Natale sia un’occasione per riflettere sulla nostra vita e su quello che in essa veramente conta e vale.
Avere occhi che sanno guardare il bello che c’è in ognuno di noi e che circonda la nostra esistenza, nonostante le nostre paure ed ansie che ci bloccano e ci rinchiudono in noi stessi.
Le nostre famiglie, le nostre comunità siano un luogo di accoglienza, di ascolto e di amore!
Buon Natale!
Il direttore diac. Renato Nucera e l’equipe diocesana

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Prepariamo il cuore: dall’incontro con l’altro la luce che può illuminare le nostre vite

"Un invito che richiama a una nuova solidarietà”

Accade spesso nel corso della vita di guardare al passato e fare un bilancio del proprio percorso. Di chiedersi dove siamo arrivati e dove stiamo andando. Di ripensare alle persone che abbiamo incontrato lungo la via. A me capita sovente in questo periodo, forse piuttosto banalmente a fine anno, durante le festività natalizie.
Sarà l’atmosfera, il fatto che un anno si chiuda e che ne inizi uno nuovo, carico di aspettative e speranze, o l’intensificarsi dei contatti e delle relazioni con affetti, amici e conoscenti, anche solo per uno scambio di auguri.
Per diverse ragioni è indubbiamente un periodo che stimola condivisione, riflessione e raccoglimento. E lo è specialmente dopo quest’anno terribile, in cui l’emergenza pandemica ha minacciato la nostra salute e soprattutto minato le relazioni interpersonali, in cui la distanza tra le persone si è accentuata, non solo fisicamente ma anche dal punto di vista delle disparità sociali ed economiche, e durante il quale ognuno di noi ha subito in differente misura delle privazioni.
A prima vista, infatti, il bilancio di quest’anno che si chiude risulta amaro, molto amaro sotto diversi aspetti. E così mi stavo accingendo a pensare anch’io, finché non ho iniziato a riflettere su cosa mi avesse permesso di affrontare fino a oggi il timore della pandemia, la solitudine del confinamento e l’incertezza per il futuro. Ho pertanto ripensato, oltre agli affetti e alle persone a me care, anche a tutti coloro che ho avuto l’occasione di incontrare e accompagnare durante il mio lavoro e il mio servizio per la Caritas diocesana di Gorizia, alle difficoltà che abbiamo dovuto affrontare insieme e a come, nonostante le loro storie e le loro vite fossero già segnate da profonde sofferenze, siano stati in grado di superare anche questa ulteriore difficile prova. In passato, e in particolare durante questo periodo di emergenza sanitaria, ho infatti riscoperto esempi di grande resilienza e dignità, di solidarietà tra bisognosi e di sincera collaborazione tra persone di differenti nazionalità, etnie e religioni.
È sorprendente pensare a quanto abbia avuto l’opportunità di apprendere dall’incontro con ciascuno di loro: dalla capacità di valorizzare le diversità e di rispettare le esigenze e i tempi altrui, all’importanza di non giudicare al primo sguardo e di guardare e ascoltare con il cuore. In un susseguirsi di volti e situazioni, ho rivolto poi il pensiero ad alcune delle persone che nel corso degli anni ho avuto il piacere di supportare e che sono riuscite a riscattarsi e a intraprendere un percorso virtuoso di recupero della propria autonomia e dei propri affetti. Succede spesso difatti di incontrarne alcune passeggiando in centro città o semplicemente di scambiarci con il cellulare qualche messaggio di aggiornamento, e le emozioni suscitate dalla riconoscenza che ogni volta mi trasmettono sono sempre forti e vive.
Come forte e vivo è il ricordo dei momenti di gioia e di tristezza, dei successi e degli insuccessi, delle incomprensioni e dei chiarimenti, delle lezioni apprese lungo il cammino. Tutte esperienze che ringrazio di aver vissuto e che mi hanno arricchito e fatto crescere umanamente.
Ripensando a ogni volto, ho realizzato gradualmente quanto il loro percorso abbia segnato indirettamente anche il mio, di quanto abbiamo potuto beneficiare reciprocamente del rapporto instauratosi e di quanto sia fondamentale anche per noi stessi aiutare il prossimo.
Sembrano quindi risuonare quanto mai appropriate e attuali le parole pronunciate da Papa Francesco durante l’Angelus dell’ultima domenica d’Avvento, con cui ha esortato a fare passi concreti verso il Natale dicendo "sì" al Signore, sull’esempio di Maria nell’Annunciazione. Il Papa ha infatti invitato a non lamentarsi di cosa non si può fare a causa della pandemia e a fare invece qualcosa di concreto per chi ha meno, un dono per un bisognoso, per coloro a cui nessuno pensa.
Un invito che richiama a una solidarietà nuova, aperta anche a coloro che sono più distanti e che non appartengono alla nostra comunità o alla nostra cerchia ristretta. Un’esortazione a mettersi a disposizione e al servizio dei più bisognosi poiché, in un momento storico che ci impone il distanziamento sociale e che rischia di avvilire le nostre anime, abbiamo sempre più bisogno di mani che consolano e aiutano a superare le difficoltà. Parole semplici ma cariche di valore, che ci augurano di avere un cuore accogliente e pronto a ospitare la ricchezza del prossimo.
Simone Orsolini
Responsabile Ufficio Progetti della Caritas diocesana

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Ringraziamenti

La Caritas diocesana di Gorizia ringrazia di cuore quanti, anche in questo momento di crisi economica, sostengono l’impegno della Caritas a favore dei più deboli.
In particolare la signora T.M. che ha donato 500 euro a favore dell’Emporio della Solidarietà di Monfalcone, così come i coniugi G.E. e I.S che hanno donato 500 euro sempre per l’Emporio di Monfalcone.
Il signor M.M. ha voluto sostenere la Caritas con 200 euro, mentre il sig. V.F. con 200 euro ha sostenuti gli Empori.
Un sentito grazie a tutto lo Studio Tecnico Francesco Burba, che quest’anno ha scelto di rinunciare a fare i presenti natalizi per sostenere invece la Caritas a nome anche dei loro clienti, collaboratori ed amici.
Altri sostegni sono arrivati da Alleanza Coop 3.0, che ha consegnato una prima tranche della nuova donazione di buoni spesa destinati agli Empori della Solidarietà per un valore di 1.000 euro.
Il Tiare Shopping ha voluto donare alle famiglie che accedono agli Empori della Solidarietà e dell’Infanzia 200 panettoni e 500 peluche.
Chi sostiene la Caritas non sono solo "adulti" ma anche i bambini, in particolare gli alunni dell’Istituto Comprensivo "Ezio Giacich" di Monfalcone, che grazie all’importante ruolo educativo della scuole vengono sensibilizzati al tema della solidarietà ed hanno infatti organizzato una raccolta di generi alimentari per l’emporio della Solidarietà di Monfalcone.
Il nostro più sincero ed affettuoso grazie!

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