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L'Assemblea celebra la nuova alleanza "in spirito e verità"

Riflessione teologico-liturgica in occasione della pubblicazione della terza Edizione Italiana del Messale Romano

Parole chiave: Messale (4)
L'Assemblea celebra la nuova  alleanza "in spirito e verità"

"Erano assidui  nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli,
e nell’unione fraterna, nella frazione
del pane e nelle preghiere" (At 2,42).
Il piano di salvezza disposto da Dio sin dall’eternità, manifestatosi per tappe successive nel corso della storia, trova il suo apice nel mistero di Cristo, ma poi si prolunga nel tempo per l’azione della Chiesa. Leggendo la Sacra Scrittura, non si può fare a meno di sottolineare la speciale metodologia di Dio in ordine alla salvezza: Dio vuole che tutte le sue creature si salvino, ma si salvino in comunità.
Così fece anticamente con il popolo di Israele e così continua anche oggi con il nuovo popolo, la nuova assemblea, la Chiesa.

1. La Chiesa comunità di salvati (1)
"La Liturgia […] contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa, che è nello stesso tempo umana e divina; visibile, ma dotata di realtà invisibili; fervente nell’azione e dedita alla contemplazione; presente nel mondo e tuttavia pellegrina" (SC 2).
Attraverso questi aspetti, la Chiesa si esprime come un’assemblea, composta di uomini e donne convocati da Dio, riuniti per ascoltare la sua Parola, celebrare insieme la morte e risurrezione del Signore ed insieme, partecipare alla frazione del pane.
Da questo incontrarsi nel giorno del Signore, per celebrare l’Eucaristia (la nuova alleanza),  la Chiesa deriva il suo nome: il termine chiesa, infatti, affonda le sue radici nella voce ebraica qahal e, più direttamente, nel greco ecclésia che appunto significa convocazione, riunione assemblea.
Qahal originariamente indicava la convocazione del popolo ebraico(2) adunato nel deserto per ascoltare la Legge di Dio e legarsi con Lui in alleanza di vita: più tardi verrà ad indicare l’assemblea liturgica degli ebrei
Successivamente, il temine venne tradotto in sinagoghè ed ecclésia indicando: il primo precipuamente le assemblee degli ebrei, il secondo riservato alle riunione dei cristiani. Gesù stesso usò questo vocabolo per indicare il  nuovo popolo di Dio radunato nel suo nome. Nel Nuovo Testamento la parola chiesa venne ad identificare sia la Chiesa universale, sia le Comunità particolari, sia le assemblee liturgiche: in ogni caso, però,  è sempre sottinteso il concetto essenziale di ecclésia  (= chiamo, scelgo), quindi una chiamata divina, una convocazione da parte di Dio che riunisce i credenti per farne un’assemblea.
Vediamo come Dio non ha stretto patti individuali; Dio ha sempre davanti a sé tutto il popolo da salvare, un popolo non più circoscritto nei confini di un paese, di un’etnia, ma aperto a tutto il genere umano. Non si nasce, ma si entra in quel popolo.
La Chiesa allora è il sacramento di salvezza(3) dove il nuovo popolo che Dio fa sorgere nel mondo, con il suo appello alla fede nel Figlio unigenito, è l’attuazione nella storia, o la rivelazione,  di un misterioso disegno di salvezza che, mantenuto nascosto nei secoli, è ora svelato(4). La Chiesa è la comunità di coloro che hanno accolto l’invito alla salvezza concessa da Dio per mezzo di Cristo, è la comunità di coloro che si salvano.

2. La Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e continuazione di Cristo
Si vuole qui sottolineare due aspetti fondamentali: la stretta unione esistente tra  Cristo e la Chiesa, nonché la missione di essa nella storia.
Quando si dice che la Chiesa è il "Corpo Mistico"(5)  si vuole mettere in rilievo il fatto che è-essa è comunità umana, ma costruita sull’Uomo-Dio incorporata a Lui, sostenuta e vivificata dalla sua grazia e dalla sua santità.
Se la Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo, gli appartenenti, sono membra di Cristo, ammessi a partecipare alla vita filiale e alla gloria divina.
Se Cristo è il Capo di questo corpo vuol dire che la Chiesa può essere considerata come lo strumento della sua azione nel mondo: la Chiesa è il luogo dove sia attua la presenza viva ed operante di Cristo Signore(6) .
E, la liturgia, ne è il momento privilegiato: "Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, -  afferma il Vaticano II - ed in modo speciale nella azioni liturgiche. E’ presente nel sacrificio della messa […]. E’ presente con la sua virtù nei sacramenti […].
E’ presente nella sua parola, quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura […]. E’ presente infine quando la Chiesa prega  loda". (SC 7)
Analogo modo di operare di Cristo  della Chiesa: analoga o meglio identica la  missione
tanto più che si può vedere in essa la continuazione.
La Chiesa è stata istituita, vive ed opera non per essere servita, ma per servire alla salvezza: "propter nos homines et propter nostram salutem"(7).
Come la missione di Cristo si riassume nella sua triplice funzione di profeta, sacerdote e re, anche la Chiesa prolunga ciascuno di questi compiti .
Facciamo nostro quanto Paolo VI nell’enciclica "Ecclesiam Suam" esprime: "Il mistero della chiesa non è un semplice oggetto di conoscenza teologica, deve essere un fatto vissuto […] e la comunità dei credenti può trovare l’intima certezza della sua partecipazione al corpo mistico di Cristo, quando si avveda che ad iniziarla, a generarla, a istruirla, a santificarla, a dirigerla provvede, per divina istituzione, il ministero della Gerarchia ecclesiastica […].
Se noi sapremo accendere in noi  stessi e educare nei fedeli […] questo corroborante senso della chiesa, […] un effetto soprattutto sarà assicurato ad essa: quello della sua ottima spiritualità, alimentata mediante la pia lettura della Sacra Scrittura, dei Santi Padri e dei Dottori della Chiesa e da quanto fa sgorgare in lei tale coscienza vogliamo dire la catechesi esatta e sistematica, la partecipazione a quella mirabile scuola di parole, di segni e di divine effusioni che è la sacra liturgia …"(9).

3. Celebrare la nuova alleanza in spirito e verità nella Chiesa(10)
Per comprendere la vita della Chiesa occorre conoscere anche i testi della sua liturgia, di quelle celebrazioni che raccolgono ancora la gente soprattutto la domenica ed in occasioni di battesimi, matrimoni, funerali. La liturgia è il momento privilegiato del dialogo tra Dio e il suo popolo: momento vincolato da un patto di alleanza per la salvezza dell’uomo.
Come ricordano i Vescovi Italiani nel messaggio in occasione dalla terza edizione italiana del Messale Romano: "La liturgia è certamente una realtà viva, che cresce e si rinnova nel suo attuarsi. Tuttavia tale sviluppo si realizza sempre in obbedienza alla fede, nel solco di una tradizione viva, con rispetto religioso per il suo mistero e valutandone l’efficacia pastorale".  
Nella liturgia, la Chiesa scopre ed esprime pienamente se stessa nella sua natura e nella sua missione, offrendo il kerigma di salvezza che ha ricevuto e che proclama in quanto, mediatore o meglio,  luogo di questo incontro, è l’Uomo Dio, Gesù Cristo. Questo lo si conosce, con umiltà, conoscendo i libri liturgici e in particolare il Messale Romano, il libro liturgico, "icona della preghiera ecclesiale, rimando concreto alla traditio viva, alla quale è doveroso sempre riferirsi per celebrare nella Chiesa "in spirito e verità" (Messaggio Vescovi Italiani).

Che significa allora celebrare?
Prima di comprendere come si partecipa a livello rituale alle celebrazioni, quali sono i compiti di ciascuno, il tempo, lo spazio, il valore dei singoli elementi(11), credo sia necessario conoscere che cosa e chi si celebra, chi celebra e perché si celebra: solo in questo modo si potrà superare una mera partecipazione al rito, per arrivare a prendere parte attivamente al mistero che si celebra. Ora è il tempo di formare e non più solo di informare come si è fatto nei primi anni della riforma liturgica.
Anche se, in modo sintetico, abbiamo compreso che cosa si celebra, non possiamo dimenticare chi celebra. E’ sempre Cristo, dal momento che la celebrazione è il memoriale di ciò che Egli ha compiuto nel  mistero della Pasqua.
Dato poi che Egli associa a sè la Chiesa, sua sposa dilettissima (SC 7) nell’affidare il memoriale della sua morte e della sua risurrezione, soggetto celebrante è il Cristo totale: capo e membra.
E’ ovvio per tutti, almeno a livello teorico, che tutta l’assemblea celebra l’Eucaristia, anche se, sul piano pratico, la cosa non è altrettanto comprensibile.
Desiderio del Concilio che "tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole ed attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche" (SC 14), non è ancora del tutto entrata nella mentalità ecclesiale.
Una catechesi sulla partecipazione dovrebbe rendere coscienti tutti i partecipanti all’assemblea,  soffermandosi in particolare, sull’espressione della ministerialità, in quanto la celebrazione, non è fatta da un solo ministro, ma da tutta l’assemblea.
Certo ognuno, lo dice il Concilio stesso, secondo il suo "ministero" (SC 28) perché "le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è "sacramento di unità", cioè popolo santo, radunato ed ordinato, sotto la guida del vescovo. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano. I singoli membri vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell’attuale partecipazione"(SC 26).
Una volta compreso il chi celebra è fondamentale chiedersi perché si celebra?
Per obbedire al comando di Cristo: "Fate questo in memoria di me!" (Lc 22,19; 1Cor 11,24).
Nel celebrare l’Eucaristia ripetiamo il sacrificio di Cristo nella realtà simbolico-sacramentale: non un rito che sia in memoria di Lui, ma fare quello che Lui ha fatto,  trasformarsi in Lui nell’atto di donarsi.
Celebrare la nuova alleanza in spirito e verità significa allora essere fra di noi un solo corpo ed un solo spirito che ci rende sacrificio gradito al Padre.
1.  E’ interessante quanto dice il Concilio Vaticano II nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa: "In ogni tempo e in  ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme ed opera la sua giustizia (At 10,35). Tuttavia piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza legame fra di loro, ma volle costituire di loro un popolo che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse"
Cfr. Lumen Gentium  9, in Enchiridion Vaticanum, I. Documenti Ufficiale del Concilio Vaticano II, 1962-1965. Testo Ufficiale e versione italiana, Bologna Edizioni Dehoniane, 1985, 13^ edizione.
2. Israele si riconosce come Qahal: "il popolo dell’antica alleanza si raccoglieva in assemblea, perché era Dio stesso a convocarlo, a disporlo intorno a sé a conferirgli forma nuova rendendosi presente in essa.
In tal modo l’assemblea diventata segno - sacramento - della presenza del Signore. "A fare la convocazione è la Parola di Dio", oggetto e contenuto, d’altra parte, della convocazione stessa; sono gli eventi salvifici, evocati dalla Parola e proposti all’ascolto e alla fede di Israele, "in tutto un contesto di lode, di adorazione e di supplica collettiva"
Cfr. BIFFI I. La Liturgia cristiana. Memoria, presenza e attesa del Signore, Edizioni Jaca Book, Milano, 2000, pp. 27-28. (Già e non ancora, 371, Opuscoli 5).
3.  Cfr. AA.VV. In Assemblea per essere popolo, in Celebrare in spirito e verità. Sussidio liturgico-pastorale per la formazione liturgica, a cura del CONSIGLIO DELL’ASSOCIAZIONE PROFESSORI E CULTORI DI LITURGIA, Edizioni Liturgiche, Roma, 1992,  p. 37.
4. Il Concilio  afferma: "I credenti  in Cristo, [Dio] li ha voluti chiamare nella santa Chiesa la quale, già annunciata in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo di Israele e nell’antica Alleanza, stabilita negli "ultimi tempi", è stata manifesta dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli".  Cfr. Lumen Gentium, 2…o.c.
5. Cfr. PAOLO VI, Ecclesiam suam 1, Enciclica 6.8.1964, in Enchiridion Vaticanum II. Documenti Ufficiali della Santa Sede 1963-1967. Testo ufficiale e versione italiana, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1981, 12^ edizione; Cfr. Lumen Gentium 7, …o.c.
6. Cfr. La presenza di Cristo nell’assemblea liturgica esprime non solo l’elemento comunitario, ma anche caritativo e fraterno nel contesto della preghiera comune.
Cfr. CUVA A., Assemblea, in Nuovo Dizionario di Liturgia, a cura di DOMENICO SARTORE e ACHILLE MARIA TRIACCA, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1993, 5^ edizione, pp. 111-112.
7.   Cfr. Profissio Fidei, in Missale Romanum. Ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, MCMLXXV.
8. E’ interessante osservare come nel documento sulla natura della Chiesa,  essa è descritta come l’immagine di popolo di Dio: un popolo sacerdotale, un popolo che partecipa all’ufficio profetico di Cristo, un popolo chiamato a formare il regno di Dio
La funzione profetica è legata all’annuncio della Parola di Dio al mondo, nella storia; quella sacerdotale in quanto chiamati ad essere il nuovo popolo; quella regale in quanto battezzati con il compito di guidare gli uomini nella carità per il sentiero che porta al Padre attraverso il servizio.
9. Cfr. PAOLO VI, Ecclesiam suam 1, …o.c.
10. E’ interessante comprendere questo aspetto attraverso alcune chiavi di lettura: quella teologica che risalta l’immagine di una liturgia intesa come momento salvifico, azione di Cristo e del popolo santo riunito nel suo nome; quella culturale cioè non riservato ai soli addetti ai lavori, ma a chiunque voglia approfondire il discorso sulla liturgia; quella pastorale con l’intento di rendere possibile un’esperienza viva e partecipata della celebrazione del mistero pasquale nella comunità parrocchiali; quella spirituale che apre una strada al senso del celebrare.
Per un ulteriore approfondimento si veda AA.VV., L’assemblea celebra la nuova alleanza, in Celebrare in spirito e verità, …o.c. pp. 39-48.
11. Si intendono le letture, le orazioni, i canti, i gesti, il sacro silenzio, colori, profumi

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