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L'Annuncio a Maria nel Corano

Della Madre del Signore, sappiamo che è una figura rilevante anche per la teologia e la spiritualità dell'Islam e che i musulmani hanno una certa devozione nei suoi confronti

Parole chiave: Corano (4), Maria (27), Islam (15)
L'Annuncio a Maria nel Corano

Il mese di dicembre, con l’avanzare del Tempo Liturgico dell’Avvento, dell’attesa del Signore che viene - che si incarna e nasce per noi come un bambino - ci porta quasi "naturalmente" a rivolgerci a colei che di questo bambino è stata la madre per Grazia, a Maria.
Di Maria, sappiamo che è una figura rilevante anche per la teologia e la spiritualità dell’Islam, che i musulmani hanno una certa devozione nei suoi confronti, che di lei si parla nel Corano, il Libro Sacro dell’Islam. Forse non sappiamo invece, ed è un dato interessante e significativo che ha personalmente stupito anche me, che il Corano si dilunga di più, rispetto agli scritti del Nuovo Testamento, nel parlare di Maria (il Corano la nomina ben 34 volte; il Nuovo Testamento solo 19). Nel Corano inoltre, ed è un dato davvero significativo, Maria è l’unica donna menzionata per nome.
Comprendiamo allora come la figura di Maria (Ar. Maryam) possa accompagnare non solo spiritualmente il nostro cammino di Avvento, ma possa a buon diritto divenire come un "ponte" per tentare un maggiore dialogo fra cristiani e musulmani.
Già il Concilio Vaticano II peraltro, con parole profetiche, nella Dichiarazione Nostra Aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non-cristiane afferma, riguardo ai musulmani: "Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione". (NA 3)
Tutti i mariologi sono concordi nel giudicare la figura di Maria, Madre di Gesù, come una delle figure più belle del Corano con la conferma delle tradizioni più importanti e conosciute: dalla sua nascita miracolosa, all’Annunciazione; dalla Concezione Verginale alla nascita di Gesù.
Tra gli eventi mariani, presenti nel Corano, per ben due volte, l’episodio dell’Annunciazione è centrale e imprescindibile; esso viene riferito in due versioni simili nella sura 3 (vv. 42-47) e nella sura 19 (vv. 16-22). Lasciando perdere tutte le questioni cronologiche relative ai momenti della Rivelazione, proveremo a leggere i versetti di quest’ultima sura 19, cercando di coglierne degli spunti per tentare una nostra "meditazione" e per un raffronto comparativo che vuole lasciare spazio anche per qualche slancio spirituale, illuminati da Maria la madre di Gesù.

Maria la donna appartata che si rifugia nell’Onnipotente
Nel Libro ricorda anche Maria, quando si appartò dai suoi in un luogo ad oriente e per nascondersi da loro prese un velo. Le mandammo allora il Nostro Spirito, che le apparve sotto forma di un uomo perfetto. Maria disse: "Mi rifugio contro di te nel Clemente, se sei timorato di Dio!". (16-18)
Il racconto inizia con la raccomandazione a Maometto di ricordare Maria, come ha fatto con altri Profeti. Il Corano, nel suo stile sapienziale, non offre riferimenti di tipo temporale o spaziale ma si concentra esclusivamente nel dialogo successivo; nel dialogo pieno di pathos e palpitante di stupore fra la fanciulla Maria e questo sconosciuto-angelo. In questo dialogo cerchiamo di immergerci anche noi…
Maria, dopo essere cresciuta presso il Tempio a cui era stata affidata, divenuta ormai donna deve lasciarlo per non contaminarlo con il sangue e fa ritorno alla sua famiglia. Lei avrebbe dovuto prepararsi al matrimonio, come tutte le altre ragazze della sua età, invece Maria lascia i suoi familiari per ritirarsi in un "luogo orientale" coprendosi il capo con un velo. Sono due decisioni che non si addicono ad una fanciulla che vuole prendere marito. Maria ha quindi deciso di rinunziarvi, per dedicarsi interamente all’adorazione di Dio, per dedicarsi completamente a Lui.
I commentatori musulmani specificano che l’annunciazione avvenne in un giorno di grande calura e Maria dovette andare ad attingere altra acqua presso una fonte che sgorgava in una caverna e là le apparve l’angelo Gabriele con aspetto di uomo (vedi foto). Allora, all’apparizione di questo sconosciuto la reazione di Maria fu quella di qualunque giovane donna colta di sorpresa da una presenza maschile inaspettata e forse minacciosa: spavento, timore e turbamento. Ma Dio non lascia mai soli coloro che si affidano a Lui… E da perfetta devota, da donna piena di fede, si pone subito sotto la protezione di Dio, il Clemente.
Notiamo qui una diversità rispetto al racconto evangelico, in cui il primo a parlare è l’angelo, con il suo saluto: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te" (1,28). Nel Corano invece la prima a prendere la parola è Maria che si pone completamente sotto la protezione di Dio.

Maria la fiduciosa piena di Spirito
Gabriele rispose: "Io non sono che il messaggero del tuo Signore, per donarti un figlio purissimo". Maria domandò: "Come potrò avere un figlio, se nessun uomo mi ha toccata e non sono donna dissoluta?". (19-20)
Allora l’angelo comunica la volontà di Dio: Maria deve partorire Gesù, che sarà un grande profeta, il suo "figlio purissimo". Dotti musulmani, commentando questo versetto, sostengono che Gabriele a questo punto abbia soffiato su di lei, con un gesto delicato e gentile, l’angelo ripete un atto analogo a quello compiuto da Dio nella creazione dell’uomo.
L’obiezione di Maria pone dei problemi ai commentatori del Corano, perché potrebbe presupporre una sfiducia nei confronti di Dio che sarebbe inconcepibile per la considerazione di cui Maria gode. Le sue parole però non indicano che lei dubitasse dell’onnipotenza di Dio, ma che temesse il giudizio dei suoi familiari.

Maria vergine e madre solitaria
Gabriele rispose: "Così sarà! Il tuo Signore ha detto: "È cosa facile per Me". Noi faremo di lui un segno per gli uomini e un atto di misericordia da parte Nostra. È cosa decretata!. Maria dunque concepì il bambino e si appartò con lui in un luogo lontano. (21-22)
Le domande di una Maria, turbata, ricevono la risposta dell’angelo, che sembra richiamare il Vangelo di Luca: "Nulla è impossibile presso Dio" (Lc 1,37).
Al ricordo dell’onnipotenza di Dio, Maria china il capo e obbedisce, in silenzio. Il Corano infatti ricorda solo il silenzio fiducioso di Maria, che lascia compiere a Dio il suo progetto su di lei. Non c’è nulla di simile al fiat che troviamo nel Vangelo di Luca "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola" (Lc 1,38). Il comportamento di Maria è perfettamente conforme al concetto islamico di iman (fede) come remissione immediata e incondizionata a Dio.
Maria dunque, per la sua fede in Dio concepisce in modo verginale Gesù affinché il prodigio di Dio possa essere riconosciuto a gloria dell’Onnipotente. La verginità di Maria è un caposaldo della teologia coranica, lo si trova esplicitato in questo versetto "custodì la sua verginità, sì che noi alitammo in lei del nostro Spirito" (Q.21,91).

Maria madre della parola
In questi versetti si notano punti di evidente convergenza col testo evangelico dell’Annunciazione in Luca: il dialogo angelico, il turbamento di Maria; la rassicurazione sull’onnipotenza di Dio, il concepimento in Spirito. Se ci lasciamo trasportare da essi ne comprendiamo la tenerezza, il senso di affidamento, la gioia della fede in Dio.
Nel racconto parallelo della sura 3, si trova un versetto che suona come una preghiera, una specie di "Ave Maria islamica" "O Maria, in verità Dio ti dà il lieto annuncio di una parola che proviene da Lui. Il suo nome sarà il Messia, Gesù figlio di Maria". (Q.3,45)
L’obiettivo dell’annuncio non è solo rivelare la verginità di Maria, ma anche il prodigio dell’atto creativo di Dio, la nascita di un figlio detto "parola" (Kalima, Verbo, Logos).
Sono parole che ci lasciano meravigliati e consolati; parole tanto vicine alla nostra fede. Come dice l’islamologo P. Maurice Borrmans "Versetti misteriosi davanti ai quali il lettore cristiano non finisce mai di domandarsi chi sia la Parola o il Verbo che viene da Dio e che si chiama Messia".
Eppure in questo spazio di mistero rimane anche la diversità, l’incomprensione. L’impossibilità per l’Islam di riconoscere Maria come madre di Dio e non solo come madre di Gesù; l’impossibilità di concepire la Grazia e il peccato originale; l’impossibilità di concepire l’incarnazione come "rottura" del diaframma tra Dio e l’uomo.
E continua sempre Borrmans "Qualunque sia il risultato di questa meditazione cristiana sui testi coranici dell’Annunciazione, non vi è dubbio che essi asseriscano dei fatti essenziali che si accostano a quelli che la nostra fede riconosce".

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