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Incarnare la Parola

La giusta, ma forse troppo affermata condizione di fede personale di ogni cristiano verso l’Uno ed Unico Dio, ha portato lentamente ad una parziale squalifica dell’altra dimensione cristiana

Parole chiave: Unitalsi (30)
Incarnare la Parola

Il Tempo di Natale, ormai alle spalle, ha rivelato e rimarcato un dato che era già presente nello stato di salute della Chiesa, ma è diventato molto più chiaro e visibile in questi giorni. La giusta, ma forse troppo affermata condizione di fede personale di ogni cristiano verso l’Uno ed Unico Dio, ha portato lentamente ad una parziale squalifica dell’altra dimensione cristiana: la comunità, la famiglia cristiana, le relazioni visibili tra i componenti della Chiesa. Sostenuti dalle attuali condizioni pandemiche e sollecitati dalle (spesso) intrigate e complicate indicazioni dei governanti circa gli spostamenti, le relazioni, gli incontri tra persone, parecchi cristiani si sono creati una auto-liturgia, un proprio modo di essere parte della Chiesa. Purtroppo questo modo è prima in contrasto con l’essenza della comunità cristiana piuttosto che nella sua affermazione.
Non possiamo dire che le celebrazioni liturgiche durante le feste erano abbondantemente frequentate nelle nostre chiese: solo per il rispetto delle disposizioni normative?
Se così fosse anche le strade sarebbero deserte; e anche nelle abitazioni non ci sarebbero pranzi e cene tra parenti ed amici; e anche i negozi sarebbero meno affollati di quanto non lo siano stati.
Perché solo la celebrazione in chiesa fa paura e trattiene i cristiani lontano dalla comunità?
Evidentemente perché abbiamo dato giusto peso, ma in modo sbagliato, alla dimensione religiosa della fede cristiana, sottovalutando che la familiarità, la condivisione, la con-celebrazione non è una dimensione periferica della Chiesa, ma fondamentale.
Rischiamo di diventare una Chiesa “pagana”: Chiesa, perché cristiani, battezzati; pagana, perché isolati ed individualisti.
Se ora applichiamo questi concetti alla nostra famiglia unitalsiana: non è entrato anche in noi un po’ di questo spirito anti-ecclesiale?
Abbiamo avuto occasione di seguire alcune celebrazioni in streaming: e noi lodiamo il Signore che ha dato all’uomo l’ingegno di scoprire questo tipo di tecnologia.
Ma “guardare”, “ascoltare” (forse muti e solo curiosi) una preghiera del rosario o una celebrazione eucaristica piuttosto che parteciparvi anima e corpo: non è forse segno di indebolimento della nostra familiarità unitalsiana?
Faccio parte di quel Tavolo di lavoro, costituito da Bassano, che concentra la propria riflessione sul tema: l’identità dell’UNITALSI.
Abbiamo scoperto, man mano che il dialogo proseguiva, che ad essere in crisi non è la nostra Associazione, ma i suoi Soci che hanno smarrito il senso ed il motivo di appartenenza.
Ed uno dei motivi è conformarsi sempre più alla mentalità di questo mondo, abbandonando un principio fondamentale unitalsiano: la relazione – umana, fisica, personale… e spirituale.
Ci attende un lavoro particolare, oltre il rinnovo delle cariche: il rinnovo di ciascuno di noi.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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